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i mazziniani

I suoni delle città e la magia di uno "Stomp" universale che fa vibrare il pubblico

La forza delle percussioni che stregano e fanno ballare, vera arte in un mondo di falsi talenti

Eppure la nostra tv sa solo esaltare "prestigiatori" come Fabio Fazio
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

i protagonisti di Stomp

I rumori urbani diventano musica

Uno dei passatempi preferiti è giocare anagrammado le parole, STOMP l’ho sezionato così: Sonorità Tribali Ordinate Manualmente Percosse. Letteralmente, invece, vuol dire “calpestare”!.

Reduce dall’esibizione degli Stomp al teatro Brancaccio di Roma (a Milano dal 15 maggio),  dove ho fatto molta fatica a star seduto sulla sedia per tutta la durata dello spettacolo, porto ancora addosso i suoni e colori di questo calpestio, tribale el ancestrale al contempo, ma più moderno della presunta modernità musicale di alcune band rock. Perché l’iniezione di adrenalinica energia è arrivata tutta d’un colpo, sin dai primi minuti dell’esibizione, quando uno dei componenti della compagnia entra in scena con una scopa e strisciandola per terra accenna un ritmo soft e costante. Uno ad uno avanzano sul palcoscenico gli altri “compari”, dando vita ad una rappresentazione fatta di musica, gag comiche e interazioni con il pubblico in sala.

La scenografia è una specie di officina meccanica sita in un'immaginaria strada urbana secondaria, dove gli odori e i colori si mescolano con i rumori e le voci del traffico metropolitano.

Vi è un soppalco costellato di coperchi di pentole, cerchioni di automobili, lavabi rovesciati, e tubi di varie grandezze e materiali. Tutti scientemente abbinati per prendere vita sotto le mani di queste piccole canaglie underground, di questi piccoli “scugnizzi foresti” simili amonelli.

La precisione nello scambio di battute e sguardi fra gli artisti lascia trasparire quanto studio e ore di allenamento ci siano dietro questi spettacoli che durano all’incirca un paio d’ore.

Il fuoco fonte di vita e passione, nelle mani degli Stomp muniti di accendini, è diventato protagonista di un botta e risposta sonoro che ha donato alla serata un tocco di poesia degno dei migliori tramonti. Di quelli che scorgi sui colli di Roma, uscendo sul balcone, ma che non vedi in tv, affannata com’è a cercare talenti senza  un vero talento, ma una semplice voglia di apparire. Gli Stomp, invece, sono qualcosa di reale concreto, tangibile. Vedendo lo spettacolo e anagrammando il nome non riesco a non pensare a prodotti come Che tempo che fa, il programma di Rai Tre condotto da Fabio Fazio che spaccia per “format” un prodotto televisivo banale è sempre uguale a se stesso. Le Sonorità Tribali sono sempre meglio delle domande Ordinate Manualmente. E Le Percosse andrebbero dare a chi spaccia la fuffa per arte. Modesto dettaglio. Domenica 6 maggio finisce la nona edizione di “Che tempo che fa”, il talk show di Rai3. In studio Maria Falcone, ex insegnante di diritto ed   economia nelle scuole superiori, presidente della Fondazione Giovanni   e Francesca Falcone, costituita, a Palermo il 10 dicembre 1992, pochi   mesi dopo la strage di Capaci e Serena Dandini, ex star della rete emigrata su La7 con lo spettacolo “The show must go off”, del tutto simile a “Parla con me”. Dal 14  maggio Fabio Fazio sarà con Roberto Saviano su La7. Tutto un caso?  Ma un bello Stomp in faccia al “fazismo” no?

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