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Elezioni amministrative

L'Orlando dei posti per tutti pronto a cacciare il Pd da Palermo

Avanti il candidato dell'Idv e Costa, di Pdl e Udc. Rischia di essere esluso l'uomo sostenuto dal Pd

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Leoluca Orlando

Nei mercati o per le strade invase dai rifiuti, mentre si distribuiscono gli ultimi santini, a un certo punto spunta una parola: Gesip. Bisogna partire da qui per orientarsi nella selva di Palermo. Undici candidati, 1300 aspiranti consiglieri, per un finale che si deciderà al ballottaggio. Le ultime dicono che la spunteranno Leoluca Orlando, il candidato di Sel e Federazione delle Sinistre, e Massimo Costa, sostenuto da Pdl e Udc. Ma torniamo alla Gesip. È una delle tante municipalizzate responsabili del crac finanziario del capoluogo: 1800 addetti alla manutenzione del verde, alla pulizia degli edifici pubblici, al cimitero. Insieme all’Amia, società dei rifiuti (2500 dipendenti), ll’Amat, trasporti (1900  addetti) e a un’altra selva di municipalizzate (Amg, Amap, Amia, Sispi) sono il grande ufficio di collocamento della politica. E la ragione per cui Palermo è in ginocchio. I voti si sono cercati su questo: salvare la città, cambiare il sistema, ma non lasciare a piedi nessuno. Praticamente la quadratura del cerchio. Specie a Palermo dove è sempre funzionato così: prometti un posto, ti voto.

Su questo punta Orlando, forte di uno slogan che dice tutto: «Il sindaco lo so fare». Perché quando l’ha fatto, lui il lavoro l’ha trovato: 7mila lsu. Pazienza se la spesa è schizzata. I maligni sostengono abbia fatto anche stavolta il giro degli uffici pubblici, rassicurando chi teme una cura dimagrante di Mamma Comune.

È lui a far tremare il Pd che, dopo aver sostenuto alle primarie Rita Borsellino, ha dovuto sterzare sul vincitore, Fabrizio Ferrandelli: 31enne ex consigliere comunale dell’Idv, sostenuto inizialmente solo dall’ala ribelle del Pd, i filo-Lombardo. Ma proprio lui potrebbe essere il grande escluso del ballottaggio. Uno scenario fotografato da un sondaggio che gira nell’Udc e che fa tremare i vertici del Nazareno: il duello finale potrebbe giocarsi tra Orlando, l’uomo che ha mandato all’aria il risultato delle primarie, ma che piace a molta base del Pd, e Massimo Costa, il 34enne ex presidente del Coni, inizialmente candidato di tutto il Terzo Polo, poi “scippato” dal Pdl che ha stretto un accordo con Udc, Grande Sud e La Destra. Faccia da bravo ragazzo, giovanissimo, Costa si vanta di non aver mai avuto tessere di partito. Secondo i sostenitori di Ferrandelli, peraltro, Costa avrebbe stretto un patto con Orlando di reciproco sostegno in caso l'uno o l'altro vadano al ballottaggio.  E persino l’Mpa sarebbe della partita (Federico Musotto, capogruppo dei lombardiani in consiglio regionale ha fatto esplicite dichiarazioni a sostegno di Orlando). E dire che l’ex sindaco della primavera palermitana, sostenuto sottobanco da parte del Pd, ha violato il risultato delle primarie, candidandosi dopo la sconfitta della Borsellino, proprio perché diceva di non voler consegnare la città a chi sta con Lombardo. Ma, si sa, il fine giustifica i mezzi: tutto vale pur di non far vincere l’ex pupillo di Orlando: Ferrandelli.  

Se l’ex sindaco dovesse farcela si rischiano, però, ripercussioni sulla giunta regionale: il Pd anti-Lombardo, che ha mal digerito la candidatura di Ferrandelli, potrebbe imporre la rottura con il governatore. Intanto i supporter di Orlando ribaltano le accuse: è Ferrandelli ad aver stretto un patto con Costa. Un accordo sicuro, però, c’è: quello tra il rottamatore Davide Faraone, che alle primarie gridava contro tutto e tutti, e Ferrandelli. Per tramite degli uomini di Fioroni. Per quanto alcuni fedelissimi di Faraone pare siano in lista con Orlando. Anche la rottamazione tiene famiglia.

Ma anche se Ferrandelli arrivasse al secondo turno, per il Pd non sarebbero rose e fiori. La partita, infatti, si giocherebbe tra due esponenti del centrosinistra, di cui nessuno è del Pd. Uno è dell’Idv e l’altro lo è stato fino a pochi mesi fa. Comunque vada, insomma, difficilmente i Democratici potranno festeggiare.

A rendere ancora più incerto il risultato è poi il sistema di voto: se metti la croce sul consigliere, ma non sul sindaco, il voto va solo al primo. E, come ammette un dirigente del Pd, «i consiglieri hanno cercato voti per loro».  Una legge che penalizza chi, come Ferrandelli o Costa, è meno conosciuto. Mentre favorisce Orlando, la cui popolarità gli assicura voti oltre i partiti.

A Palermo, però, si giocano due partite. Una tutta interna al centrosinistra, tra chi guarda al centro (Ferrandelli) e chi resta nella galassia tradizionale di Vasto (Orlando). La seconda, invece, è al centro. E qui la gara è tra un centro che guarda a destra, rappresentato da Costa, e uno che difende la propria “netrualità”, incarnato da Alessandro Aricò, che ha il sostegno di Mpa, Fli ed Api.Trentasette anni, a 22 già consigliere provinciale con An, Aricò propone l’abolizione delle strisce blu e si è sottoposto al test anti-droga perché «chi si candida deve essere in pieno possesso delle proprie capacità mentali». Una dichiarazione che apre scenari inquietanti sugli altri candidati. Così come la proposta, fatta da Riccardo Nuti, il candidato del Movimento Cinque Stelle, di togliere le tendine dalle cabine elettorali per evitare le foto alle schede. E proprio Nuti è un altro fattore imprevedibile. Grillo è sceso per sostenerlo. E dopo il Nord, la Sicilia potrebbe essere il trampolino di lancio per un radicamento al Sud del M5S. In una città messa in ginocchio dal clientelismo, raccoglie la voglia di rottura. Così come Rossella Accardo, che rappresenta il movimento dei Forconi. Gli altri candidati sono Gioacchino Basile di Liberiamo Palermo, Marianna Caronia, del Pid, l’imprenditore Tommaso Dragotto, Giuseppe Mauro di Adc e Marco Priulla, Partito comunista dei lavoratori.

Un mosaico che racconta il dilemma di Palermo: da una parte la voglia di cambiamento (i trentenni, il grillino, i forconi), da una parte il desiderio di un ritorno al passato, l’usato sicuro (Orlando). In entrambi casi domina la sfiducia. Come si è visto ogni volta che i big nazionali sono scesi: teatri riempiti a fatica. L’astensione, si dice, sarà il primo partito. Perché nessuno, qui, si aspetta nuove primavere. Basta che non piova troppo. E un lavoro in Comune.

 

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