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Sicuro di vincere?

Quei sondaggi che terrorizzano Obama

Sia per Rasmussen sia per Gallup, Romney potrebbere battere il presidente uscente

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

I sondaggi che spaventano il presidente

 

 

New York. C'è un sondaggista in America, Rasmussen, che si distingue nella massa dei rilevatori perché il campione di persone che intervista è costituito solo da “probabili votanti”. E' noto che a decidere l'esito del voto è spesso l'assenteismo, o l'altra faccia della medaglia che è l'entusiasmo. I “probabili votanti”, che anticipano il risultato netto tra questi due opposti sentimenti dichiarando che hanno maturato l' intenzione di partecipare alla gara, sono percio' la spia piu' significativa di dove stia andando l' elettorato. 

Dick Morris, ex consigliere di Bill Clinton nella sua versione moderata ed oggi politologo nettamente schierato per il fronte conservatore, in un suo commento pubblicato l'8 maggio su TheHill.com, basato su dati Rasmussen, ha scritto che se si votasse oggi sarebbe “vittoria a mani basse per Mitt Romney”. Il repubblicano, infatti, oltre a superare Obama per 48% a 43% tra i “probabili votanti”, trarrebbe vantaggio da un altro trend relativo ad uno studio condotto tra i “votanti ancora indecisi”. Nelle scorse otto elezioni in cui cercava un secondo mandato, il presidente in carica, in sette casi su otto, non ha raccolto alcun voto tra chi era “indeciso” nei mesi che precedevano la consultazione. Escluso George W. Bush nel 2004, tutti gli altri (Johnson nel 1964, Nixon nel 1972, Ford nel 1976, Carter nel 1980, Reagan nel 1984, Bush il Vecchio nel 1992 e Bill Clinton nel 1996) non hanno mai convinto gli incerti a schierarsi con l'inquilino della Casa Bianca. Se il modello dovesse replicarsi nel 2012, Morris conclude che l'attuale 45% di popolarita' per Barack si tradurrebbe in una vittoria di Romney con il 55% contro il 45% del presidente democratico.

Scendendo all'analisi stato per stato sul giudizio dato dalla gente a Obama negli ultimi due anni, Gallup ha comparato 150mila interviste condotte nel 2011 con un ammontare equivalente per il 2010. Il risultato è che il presidente ha superato il 50% di approvazione per il suo lavoro in soli 10 stati e nel distretto della capitale Washington. Il tasso di popolarita' favorevole è sceso quasi ovunque, persino nella ultraliberal California dove dal 55% del 2010 è crollato al 50,5% nel 2011. Lo stesso Morris ha condotto un proprio sondaggio tra 400 probabili votanti nel Michigan tra il 4 e il 6 maggio scorsi, e Romney è risultato davanti a Barack per 45% a 43%. E il Michigan è notoriamente, tra gli stati ballerini, uno dei piu' orientati a sinistra, anche per la grande presenza e forza dei sindacati dell'auto e del settore pubblico.

Altro dato che butta male per Obama è quello relativo allo scarto tra la percentuale di favore personale e quella del giudizio sul lavoro svolto come presidente. Fino a qualche mese addietro era tra i 10 e i 20 punti, cioè Obama piaceva sul piano personale anche se la gente era scontenta dei risultati delle politiche dell' amministrazione. Ora i due voti, sempre nel campione del Michigan, sono allineati: 47% di giudizio personale positivo contro il 47% di giudizio personale negativo, mentre il giudizio sul lavoro svolto è al 50% positivo e al 48% negativo. Romney ha invece un giudizio personale positivo del 49% contro il 42% negativo. La conclusione di Morris, basandosi su queste rilevazioni, è che “se si tenessero oggi le elezioni Obama perderebbe di 10 punti a livello nazionale e vincerebbe in circa una dozzina di Stati”.

Nell'altra sfida che conta, la conquista del Senato oggi a maggioranza democratica, i sondaggi di Morris non sono meno negativi per i Democratici. Il GOP manterrebbe i suoi seggi in Arizona, Texas e Nevada e conquisterebbe senatori in Virginia, Florida, Indiana, Nebraska, Nord Dakota, Nuovo Messico, Wisconsin, Michigan, Ohio, Missouri, Montana. Qualche speranza ci sarebbe pure per la Pennsylvania, il New Jersey e il Connecticut, mentre nel Maine, dopo la rinuncia a correre per il rinnovo della senatrice Repubblicana moderata in carica, i Democratici dovrebbero avere vita facile a vincere quel seggio.

di Glauco Maggi

 

 

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