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Le altre "femministe", di talento

Cristina Rossello ha creato l'associazione Progetto Donne e Futuro che promuove le eccellenze "in rosa"

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L'avvocato Cristina Rossello

 

In comune con le femministe del comitato Se non ora, quando? c'è forse solo questo rosa pastello che è il colore scelto per fare conoscere in rete, sui pieghevoli, ovunque, l'azione e la forza del movimento chiamato Progetto Donne e Futuro. E chissà se la scelta del rosa uguale è casuale. Di sicuro la fondatrice, Cristina Rossello, avvocato cassazionista e patrimonialista, una delle donne più importanti e influenti del Paese secondo il Corriere della Sera, non è mai stata in piazza a invocare la parità dei sessi e a gridare contro il maschio drago e tiranno che sfrutta le povere vergini indifese. Più che in piazza, Rossello è una che combatte per affermare le eccellenze femminili nelle aule di tribunale, nei convegni, nel mondo dell'alta finanza e dell'imprenditoria. Tutto un altro stile, insomma. Che l'ha portata in breve tempo, dalla provincia un po' timida di Savona, alla ribalta nazionale come professionista: prima a Milano, dove ha ereditato lo studio del suo mentore, Ariberto Mignoli, e dove da 15 anni è segretario del Patto di sindacato di Mediobanca, poi a Roma e un po' nel resto d'Italia, forse anche per via di quel suo essere considerata <l'avvocato che cura gli interessi di Berlusconi nella causa di divorzio da Veronica Lario>. (Anche se lei precisa: <Sono una tecnica, la mia attività non ha colore politico>). Una che è arrivata, quindi, seguendo il motto della prozia santa: "Cuore a Dio, mani al lavoro". Che ce l'ha fatta a guadagnare come e di più dei colleghi maschi. Che ha fatto causa ad Antonio Di Pietro e lo ha costretto alle scuse, e in genere non sbaglia un colpo, pur mantenendosi femminile, austera e per niente aggressiva. A vederla: il legale della porta accanto.

Ieri Cristina Rossello era a Roma a presentare anche nel Lazio la sua associazione già così ben radicata al nord. Con lei una platea di economiste, galleriste, giornaliste, imprenditrici, professoresse, sportive. L'idea è quella di aiutare le giovani donne a imporsi nel mondo del lavoro, anche con borse di studio. Non solo pari opportunità da difendere con le unghie e con i denti contro il predominio maschile come gridano le più arrabbiate, ma un percorso di tutoraggio e mentoring (buone maestre) capace di riconoscere i giovani talenti delle ragazze e portarli ad affermarsi nei rispettivi campi di attività. Pupil e madrine: il merito prima di tutto, assicura Rossello. E poi la "rete rosa", cioè la solidarietà tra donne che è sempre il traguardo più arduo da raggiungere. Magari stavolta si può tentare.      

 

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Commenti all'articolo

  • perfido

    12 Maggio 2012 - 22:10

    l'avv. Cristina ROSSELLO, Le chiederei: quando ha fatto causa all'innominato P.M., quale codice penale/civile contemplava la pena delle "scuse"?. Grazie e Saluti.

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Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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