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Diari d'America

Tra Obama e i gay c'è la Corte suprema

Come per Obamacare e immigrazione clandestina, anche la proposta di Barack sui matrimoni omosessuali è a rischio costituzionalità

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tra Obama e i gay c'è la Corte suprema

Non c’è il due senza tre. Dopo la ObamaCare e la legge sulla immigrazione clandestina, che certamente dovrebbero passare al vaglio della Corte Suprema per il giudizio di costituzionalità entro l’estate, anche il matrimonio tra i gay potrebbe finire in camera di consiglio dei nove giudici supremi prima del voto di novembre. Politicamente, è una terza bomba ad orologeria che scoppierebbe nel pieno della campagna presidenziale, dopo quelle sulla riforma sanitaria voluta da Obama e osteggiata da 23 Stati, e quella sulla legge votata dal parlamento locale dell’Arizona che il governo centrale ha portato in tribunale chiedendone l’annullamento. 

I due procedimenti legali sulle nozze gay, uno relativo alla Proposizione 8 (la legge votata a maggioranza in un referendum in California nel novembre 2008 che restringe la legalità del matrimonio a quello tra un uomo e una donna) , ed un altro relativo alla legge federale “Difesa del matrimonio” (votata sotto Clinton nel 1996 a difesa dell’istituto tradizionale) stavano seguendo il loro corso normale attraverso i gradi di giudizio inferiori, ma l’uscita di Barack che si è espresso la settimana scorsa “personalmente” a favore delle nozze omosessuali dopo aver difeso il matrimonio tra sessi diversi nella campagna del 2008, ha reso ora esplosivo il verdetto della Corte Suprema anche su questo problema. Dopo che la Corte Suprema, nei casi precedenti, ha sempre definito il diritto a sposarsi una “libertà fondamentale”, secondo molti giuristi è ora ovvio che, sentita la dichiarazione di apertura di Obama, gli avvocati che difendono i diritti dei gay coinvolgeranno l’amministrazione Obama nella fase di preparazione al giudizio della Corte, e chiederanno al presidente di fare delle nozze omosex una questione federale, da sottrarre alla giurisdizione degli Stati come avviene da sempre. Infatti, solo qualche giorno fa in Nord Carolina è stato approvato dal parlamento locale un emendamento alla costituzione di quello Stato che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Obama, peraltro, mentre si è detto favorevole alle nozze omosex ha ribadito che la decisione legale spetta ai singoli Stati. Se dovesse davvero esprimere il suo pensiero compiutamente, che è  a favore delle nozze gay come diritto umano e dovrebbe quindi essere approvato a livello nazionale dal Congresso, si inimicherebbe fette di elettorato tradizionale che potrebbero fare la differenza a suo sfavore, soprattutto al sud e nel cuore dell’America profonda. Così Barack cerca di avere la botte piena e la moglie ubriaca, i soldi del mondo dello spettacolo popolato dai ricchi gay di sinistra e i voti degli evangelici poveri della Florida. Ma quando suonerà la campana dell’imminente giudizio della Corte Suprema non potrà evitare le pressioni a dire la sua. Per me continuerà a sostenere la tesi secondo cui sono gli Stati responsabili della decisione, e chiederà al suo elettorato pro gay, impaziente, di accontentarsi del suo giudizio “personale”.  

twitter@glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • anclaud

    15 Maggio 2012 - 13:01

    è veramente squallido notare come si possa credere che l'omosessualità sia una condizione umana normale. il solo fatto di non riuscire ad accettare il ruolo che la natura ci ha donato è indice di disturbo della personalità e quindi è evidente che come ogni altra patologia deve essere classificata tale

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