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Complimenti per la trasmissione

Topo Gigio e Mago Zurlì
direttori della Rai

un'immodesta proposta: fate Tortorella capo ella tv di Stato

come due seri professionisti mandano i loro curriculum a viale Mazzini
Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
il mago e il topo

Un ticket mirabolante. C’è qualcosa di nuovo, eppur d’antico nella candidatura, rispettivamente, a direttore generale e presidente del Mago Zurlì e di Topo Gigio.

O di presidente e direttore generale, dipende dalle competenze (Zurlì è più “tecnico”, Gigio ha lo standing internazionale, essendo stato invitato 99 volte all’Ed Sullivan Show all’epoca d’oro della “Rai dei corsari”). Ieri Cino Tortorella, classe ’32, in arte “Zurlì mago del giovedì” consegnava al Corriere della sera la missiva che avrebbe recapitato a Mario Monti, in cui «gratuitamente» si autoproponeva alla gestione d’una Rai lottizzata ; e, be’, in quel momento, ci ha preso un stretta al cuore. Tu, lì per lì, pensi: bella provocazione, Cino, tu e il Topo che ve la battete con gli altri due candidati Santoro & Freccero. Poi, però, ti sovviene che Tortorella è uomo antico, einaudiano, ha abilità registica e autorale, una passionaccia per gli alpini, Walt Disney e il teatro gestuale di Lecocq. Quindi è tutt’altro che un bischero. Quindi, tu rileggi, senza pregiudizio, la sua richiesta al premier: «Egregio presidente Monti, avendo letto la proposta di autocandidatura di Michele Santoro e di Carlo Freccero alla direzione generale e alla presidenza della Rai, ho pensato, forse con un po’ di presunzione, che anch’io potrei avere qualche motivo per avanzare la stessa richiesta. Ho perciò stilato il curriculum che le allego con la speranza di avere qualche probabilità di essere preso in considerazione». Segue papiro con le esperienze streheleriane, e i programmi che hanno cadenzato la storia della tv pubblica, specie la tv dei ragazzi. Se il curriculum è importante per Santoro - un mostro nell’approfondimento- e per Freccero -un genio nell’intrattenimento- , cosa dovremmo dunque dire di Tortorella, l’incarnazione roussoviana (da J.J. Rousseau) della buona tv, la versione catodica di Maria Montessori? Come spiegare, in un mondo che richiede etica e professionalità, il know how di un uomo della tv antica, in grado di ricevere 24mila lettere in un giorno?
Tortorella, certo, scherza nel dire: «Come collaboratore avevo pensato a Pippo Baudo ma dopo il suo deciso rifiuto ho ripiegato su un altro mio caro amico, Topo Gigio. Non si tratta di uno scherzo...». E, insomma, non ha l’ «ardire di paragonarsi a Michele Santoro ma posso assicurare che ho realizzato programmi molto più gradevoli e intelligenti di quelli di Freccero».
Però Tortorella è pure uomo d’ordine, ex parà, convinto -come Anna Frank- dell’intima bontà dell’uomo, specie in politica. Ecco perchè, nel 2002, rivelò le sue scelte elettorali: «Una volta turavo il naso, votavo Dc e geograficamente preferivo l’ovest all’est. Oggi ho votato Berlusconi e me ne pento, ma spero ancora che le cose cambino (non cambiarono, ndr).. Ma io appartengo alla rara specie di liberali laici. Mooolto laici». Laico.
 Ma ammanicato coi cattolici d’assalto dell’Antoniano, che sfidavano i comunisti negli anni ’60, celebrando le messe tipo commando, dai furgoncini. E benvoluto anche da Casini, e non malvisto dai comunisti (Beppe Giulietti è entusiasta della candidatura) che in fondo sono stati pure loro bambini. E tu, alla fine, rifletti: certo, anche Gigio al posto di Garimberti non sarebbe male. Tra l’altro il Topo fu il primo epurato dagli uomini di An che ani fa in Rai non fecero prigionieri: per lui sarebbe la vendetta. Altro che Santoro...




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Commenti all'articolo

  • uycas

    16 Maggio 2012 - 22:10

    Sarebbero sicuramento meglio loro degli attuali dirigenti o di Santoro. Bisogna vedere chi sceglierà Vincenzo (Mario) Monti. Vincenzo perché lecca come il Vincenzo MOnti poeta e traduttore.

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