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Il mistero della nazionalità

Obama è nato in Kenya? Non ci credo, ma...

La stampa che conta continua a trattare Barack con i guanti: leggete questa storia

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

casa bianca, washington, stati uniti

Barack Obama

E' nato in Kenya? Non ci credo, ma...

E’ una bufala la faccenda che Obama non è nato negli Stati Uniti ma in Kenya, e quindi non avrebbe mai dovuto diventare presidente perché la Costituzione Usa è chiara nel richiedere la nascita sul suolo americano come requisito primo per la Casa Bianca? Io penso di sì. Anche se il documento formale e originale dell’anagrafe di Honolulu non è mai stato prodotto da Barack né dall’ospedale, gli scettici dei Tea Party, e anche Donald Trump che sollevò la questione nella brevissima stagione in cui aveva flirtato con l’idea di partecipare alle primarie repubblicane, furono trattati come lunatici e pazzoidi per sostenere che Obama era un usurpatore. Del resto, non tirarono mai fuori una prova vera sulla nascita estera di Barack, e quindi, insisto, andava presa per buona la documentazione fornita dalle autorità delle Hawaii, anche se in una versione ridotta. Personalmente, e intellettualmente, ho un innato disprezzo per i complottisti, e ho sempre pensato che i “negatori” della americanità di Obama lo fossero. Certo, mi avrebbe fatto cambiare idea una prova sicura, ma non è mai uscita e quindi Obama, per me, è nato a Honolulu, così come è sicuro che Al Qaeda è responsabile, orgogliosa e in toto, dell’attacco alle Torri Gemelle. 

Oggi, il Drudge Report spara la foto tessera di un Obama giovane universitario che faceva il direttore della Rivista di Legge ad Harvard, e scriveva libri di giurisprudenza. Sotto la foto si legge questo testo, opera di una agenzia pubblicitaria, la Acton & Dystel (il nome di allora), che era stata incaricata dalla casa editrice del libro di Obama di compilare l’opuscolo di pubblicità, con le schede biografiche degli autori. “Barack Obama, il primo presidente afro-americano della Harvard Law Review, è nato in Kenya ed è stato allevato in Indonesia e alle Hawaii. Figlio di una antropologa americana e di un ministro delle finanze keniota, ha frequentato la Columbia University e ha lavorato come giornalista finanziario e direttore per la Business International Corporation. Ha servito come coordinatore di progetto ad Harlem per il New York Public Interest Research Group, ed è stato direttore esecutivo del Developing Communities Project in Chicago’ South Side. Il suo impegno sulle questioni sociali e razziali sarà evidente nel suo primo libro, Journeys in Black and White”. Il profilo è ricco di dettagli professionali e personali, ovviamente forniti dalla stesso autore. Non so se è mai capitato ad un autore di un libro (e qui parliamo del PRIMO libro, una tappa e una emozione uniche) di non rivedere il testo di presentazione pubblicitaria su se stesso. Io non ho scritto moltissimi libri, ma nella mezza dozzina in cui mi sono cimentato sempre, con tutti gli editori, ho rivisto il testo che mi presentava, anzi l’ho scritto io stesso. E’ sfuggito a Barack lo svarione? O  non era uno svarione? Io sono più propenso a pensare che Obama abbia visto, magari scritto, e comunque approvato e licenziato il testo perché  è sempre stato attentissimo a costruirsi l’immagine che voleva per sé. Ed apparire africano di nascita, al tempo, poteva servire a dare l’impressione di una persona radicatissima nella comunità nera. Era il 1991, l’obiettivo della presidenza non gli era ancora chiaro, ma quello del leader socialmente e “razzisticamente” impegnato sicuramente sì. Infatti, cominciava allora anche la “militanza religiosa” con Jeremiah Wright, il reverendo antibianco e anti-Usa nella cui chiesa a Chicago Barack ha sposato poi Michelle, e battezzato le due figlie. Quando Jeremiah è diventato ingombrante, Obama nel 2008 ha lasciato la congregazione, ripudiando l’eccesso di simpatia che aveva avuto per 20 anni per le cause estremiste del reverendo. 

Liberarsi della frase “nato in Kenya” è stato più semplice. Breitbart.com. , il sito che ha tirato fuori la foto con la dicitura galeotta, ha notato che nel website della Dyster & Goderich (il nuovo nome della agenzia pubblicitaria di allora) l’autore Obama è stato presente come “nato in Kenya” fino all’aprile 2007 “proprio due mesi dopo che l’allora senatore Obama dichiarasse l’intenzione di correre da presidente”.  Breitbart ha rintracciato chi ha scritto il testo, Miriam Goderich, che si è addossata tutta la colpa dell’errore, dicendo che l’informazione non era mai venuta da Obama. Mah. La Casa Bianca non ha, finora, commentato. Io continuo a credere che Obama è hawaiano. Ma una cosa condivido con Breitbart.com, che l’ha scritta riportando tutta la storia. “Come è potuto sfuggire alla stampa una notizia del genere, per tutto questo tempo?”. E con tutte le copie degli opuscoli in circolazione sui libri di Obama? La risposta è che la stampa che conta copre Obama da tifosa, lo tratta con i guanti, e censura ciò che potrebbe metterlo in difficoltà. 

di Glauco Maggi 

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