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Tragedie e burocrazie

Il secondo rischio del terremoto

Perché lo stato d'emergenza non è (più) un modo di dire

Martino Cervo

Martino Cervo

Martino Cervo, 30 anni, è caporedattore centrale di Libero dove lavora da quando lavora. Qui si occupa di racconti ameni e no, come diceva Guareschi, cui indegnamente si ispira. Co-autore di un libercolo su Obama, è su Twitter. Ma non sporca.
Il secondo rischio del terremoto

C'è un problema non di poco conto, nel disastro del terremoto che ha squassato il Nord Italia ricordandoci, in poche ore, assieme a Brindisi, cosa faccia e disfi la vita oltre lo spread: è quello di chi pagherà la ricostruzione di capannoni, case ed edifici storici devastati nel cuore dell'Emilia. Con tempismo ingrato, infatti, la settimana scorsa il governo ha varato un provvedimento (questo) molto significativo che, da quando sarà operativo, bloccherà gli stanziamenti della Protezione civile per la ricostruzione. Quindi, fuori dallo stato di emergenza  (che deve essere proclamato dallo stesso esecutivo), ogni copertura sarà possibile solo previa assicurazione privata in caso di calamità. In attesa del regolamento che stabilisca modalità e termini per l'avvio del regime assicurativo, è chiaro che - da Modena in poi - la proclamazione o meno dello stato di emergenza diventerà il discrimine tra il doppio disastro (fisico ed economico) e la possibilità di un aiuto immediato nella ricostruzione. Qui un riassunto efficace della nuova norma.

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Commenti all'articolo

  • armatore

    24 Maggio 2012 - 16:04

    sul discorso terremoto sgarbi ha ragione, tragicamente ragione.

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  • sparviero

    22 Maggio 2012 - 19:07

    Perche le leggi per togliere denaro ai cittadini seguono sempre una procedura d'urgenza mentre quelle che servirebbero per togliere denaro e privilegi a voi spariscono nel nulla? Risarcire i terremotati è un atto di umanità non di assistenzialismo.

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