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La clausola

Obama nel mirino della Chiesa Cattolica

La causa contro il presidente per "lesa libertà di religione"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

New York, Stati Uniti

Barack Obama

Il presidente nel mirino della Chiesa cattolica

New York. Si inasprisce l’attacco della Chiesa cattolica americana a Obama per l’obbligo imposto a tutti i datori di lavoro di fornire ai propri dipendenti la polizza sanitaria, che è diventata obbligatoria con ObamaCare, comprensiva di copertura per la contraccezione. L’arcidiocesi di New York , l’università di Notre Dame ed altre 41 istituzioni cattoliche hanno fatto causa al governo per “lesa libertà di religione”. Imporre alle scuole, alle cliniche e alle organizzazioni di carità e di assistenza che appartengono a una chiesa di fare un atto che è contro la propria fede è un attentato al principio di libertà religiosa salvaguardato dalla Costituzione, reclamano vescovi ed amministratori cattolici. La bufera sulla Casa Bianca era stata ampiamente annunciata dal neocardinale Timoty Dolan immediatamente dopo l’emissione del regolamento sui contenuti delle polizze da parte del Ministero della Salute, qualche mese fa. Dolan, che oltre ad essere cardinale e capo della diocesi di New York è anche il presidente della Conferenza dei Vescovi degli Stati Uniti, era sceso subito apertamente in campo annunciando che avrebbe mobilitato la rete dei 70 milioni di cattolici Usa in iniziative concrete per convincere il presidente a ritirare il diktat. Anche portandoli al voto in novembre con lo scopo di punirlo. 

Ma Obama non è andato oltre la “concessione” di non far pagare la clausola agli enti religiosi, addossandola invece alle assicurazioni. Il compromesso (che è ancora tutto da definire tecnicamente) è stato subito respinto, perché rimaneva comunque nei contratti la prestazione di un servizio, la pratica contraccettiva, che è lesiva dei principi di coscienza religiosa dei cattolici. Il ricorso concertato delle 43 organizzazioni legate al Vaticano ha toccato svariate giurisdizioni in molti Stati, dal Texas alla Pennsylvania, da Sant Louis a Washington DC. “Il governo non può giustificare la sua decisione di forzare Notre Dame a fornire, pagare, e/o facilitare l’accesso a questi servizi in violazione del proprio credo religioso sinceramente rispettato”, si legge nella causa della celebre Università. “Se il governo può forzare le istituzioni religiose a forzare le proprie credenze in questa maniera, non c’è più limite al potere governativo”. Da notare che il leader della Notre Dame, il reverendo John Jenkins, ospitò Obama come speaker del discorso accademico di fine anno nel 2009, e ricevette al tempo molte critiche dal mondo cattolico per aver dato spazio ad un politico dichiaratamente a favore dell’aborto. Jenkins era anche favorevole in generale ad ObamaCare, prima che venisse introdotta la misura sull’obbligo dei servizi contraccettivi. La mossa di Dolan e degli altri querelanti è stata dettata dall’urgenza: in assenza di una modifica immediata che salvaguardi interamente la libertà di coscienza dei cattolici non ci sarà il tempo tecnico per preparare le nuove polizze sanitarie che dovranno entrare in vigore nel 2013 obbligatoriamente. Oltre a respingere l’idea che enti direttamente posseduti dalla Chiesa siano costretti a fornire piani per il controllo delle nascite, Dolan intende pure salvaguardare la libertà di coscienza dei tanti imprenditori cattolici che sarebbero costretti, secondo le regole di Obama, a inserire la clausola contestata nelle polizze per i propri dipendenti. L’alternativa che resterebbe, per i dissenzienti, è di non dare copertura ma di pagare una multa annuale.

Su ObamaCare pende oltretutto la decisione della Corte Suprema sulla sua costituzionalità, proprio per l’obbligo che la legge impone a tutti gli americani di comprarsi, o di farsi pagare dal datore, una polizza sanitaria. Il presidente non è mai riuscito a convincere la gente della bontà della sua iniziativa, e infatti la maggioranza nei sondaggi continua a dirsi contraria. Ieri, con una mossa che ha già scatenato accese critiche dell’opposizione, la Casa Bianca ha firmato un contratto da 20 milioni di dollari con una società di pubbliche relazioni perché spieghi e faccia buona pubblicità ad ObamaCare. In un contesto di debito pubblico gigantesco e montante, che il governo sprechi soldi dei contribuenti per convincere la gente che una sua legge è buona è paradossale e offensivo. Ma anche un segno patetico della frustrazione, dell’arroganza e della distanza dall’opinione pubblica che si stanno impadronendo dell’amministrazione a sei mesi dal voto.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • sparviero

    22 Maggio 2012 - 22:10

    Trascrivo le ultime righe dell'articolo. Ma anche un segno patetico della frustrazione, dell'arroganza e della distanza dall'opinione pubblica che si stanno impadronendo dell'amministrazione delle due città.

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