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Elezioni Usa

Per vincere come nel 2008
Obama risfodera l'arma razzismo

Nel mirino dei democratici due leggi di Arizona e Texas su immigrazione e voto e i metodi del capo della polizia di New York

Quattro anni fa Barack aveva vinto anche perchè era il "primo presidente nero". Ora torna a riutilizzare il vittimismo razzista in campagna lelettorale
Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Per vincere come nel 2008
Obama risfodera l'arma razzismo

Anche se l’America ha fatto andare Obama alla Casa Bianca, i democratici - presidente in testa - insistono nel piangere vittimismo razzista, sperando che anche per il 2012 possa reggere ai seggi l’ottima motivazione del “presidente nero”. Nel 2008 perché era il “primo” da eleggere, e il Paese aveva da farsi perdonare il passato. Adesso, nel 2012,  perché l’attacco agli afro-americani e agli ispanici sarebbe ancora in corso, e allora bisogna tenere alta la tensione contro i “razzisti”, che poi sarebbero tutti quelli non allineati dietro il governo. Obama e il suo ministro della Giustizia Eric Holder (nero pure lui, a rendere la situazione ancora più paradossale, anzi comica) si sono buttati prima sulla legge contro l’immigrazione clandestina in Arizona, portando quello Stato in tribunale. E poi si sono accaniti sulla faccenda del documento con foto, obbligatorio per essere ammessi ai seggi secondo una nuova legge del Texas e di decine di altri Stati, denunciandola come una discriminazione verso le minoranze: i neri hanno meno patenti di guida, sarebbe la scusa. La parola è ora alla Corte Suprema, ma il risultato di fare propaganda capziosa è già stato raggiunto.

Sul piano locale, ad essere attaccato dai liberal per “razzismo” è il capo della polizia di New York, Ray Kelly. Da quando gira voce che potrebbe entrare in gara, da Repubblicano, per fare il sindaco a fine 2013 dopo Mike Bloomberg, si è intensificata la polemica contro i suoi metodi di repressione della criminalità. A fomentarla i liberal, a partire dalla speaker del consiglio comunale Christine Quinn e dagli altri personaggi della politica municipale: tutti obamiani, ansiosi di riprendersi il municipio dopo 5 turni vinti dai Repubblicani - due mandati di Rudy Giuliani e tre di Bloomberg - malgrado gli iscritti al GOP in città siano solo un settimo dei Democratici.

Kelly ha saputo mantenere la città sicura, con il livello di delitti e assassini più basso di tutte le maggiori metropoli americane, anche grazie alla tecnica chiamata “ferma e perquisisci”. Nulla di trascendentale, in verità, perché se un poliziotto ha un ragionevole motivo di sospettare che qualcuno possa commettere un crimine, o sia armato senza licenza, che cosa dovrebbe fare? Finta di niente? A New York c’è però un problema, anzi vari problemi: la presenza di varie razze ed etnie, la diversità nella composizione sociale dei differenti quartieri dei 5 boroughs, i diversi tassi di criminalità da un’area all’altra, a volte da un gruppo di isolati ad un altro nello stesso quartiere. Nel Bronx, il numero di sparatorie a Brownsville è l’81% più alto di quello di Bay Ridge, poco distante. Uno direbbe che la bravura della polizia stia proprio nel capire dove ci sono più delinquenti e più rischi di delitti, così da poter dedicare le proprie forze a presidiare, a prevenire, a reprimere  adeguatamente le situazioni più calde e pericolose. Le statistiche sulla riduzione della criminalità a livello cittadino dovrebbero essere, quindi, il metro finale per valutare l’efficienza del capo del dipartimento. E cifre alla mano l’operato di Kelly è stato per anni, e ancora oggi lo è, un successone.

Per i Democratici invece è un razzista, perché “ferma e perquisisce” troppo, e soprattutto ha nel mirino troppi neri e ispanici, e pochi bianchi. Queste le cifre dell’accusa: i neri sono il 23% della popolazione, ma sono il 53% di quelli che sono stati fermati; i bianchi sono il 35% della popolazione ma hanno avuto solo il 9% degli “stop”. La conclusione degli obamiani è che è il razzismo a guidare gli agenti quando scelgono i sospetti da perquisire. Ma i Democratici nascondono la verità che non solo assolve Kelly, gli dovrebbe far avere un premio, possibilmente la carica di sindaco. I neri sono, infatti, il 66% dei sospetti di tutti gli atti violenti criminali, secondo le vittime e i testimoni. Commettono il 70% delle rapine. Sono responsabili dell’80% delle sparatorie, e se si aggiungono gli ispanici si arriva al 98% dei casi di pallottole vaganti. I bianchi? Nel 2011 sono stati il 5% di tutti i sospetti di atti violenti e, secondo vittime e testimoni, sono stati responsabili di poco più dell’1% delle sparatorie e del 5% di tutte le rapine. Tra il 10 e il 12% degli stop con perquisizione si concludono con un arresto o una denuncia, ma nessuno può dire in quanti altri casi il “ferma e perquisisci” abbia stoppato un piano criminale. E, comunque, i 685 mila “fermi” in un anno hanno portato alla scoperta e al sequestro di 800 pistole e di 5mila altre armi, soprattutto pugnali. Sull’altare del “razzismo” inesistente, gli obamiani sono impegnati nel buttare a mare una politica di Law & Order che sta servendo tanto bene la città.

di Glauco Maggi 

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    23 Maggio 2012 - 17:05

    Chi cita queste statistiche, sul numero di arresti e di detenuti neri in USA dovrebbe leggere anche le statistiche sul crimine. I neri sono il 16% della popolazione, ma commettono il 60% di tutti i reati ed il 70% di tutte le rapine ! É la realtá ad essere razzista ?

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