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Complimenti per la trasmissione

Elogio dello Stracult (che piacerebbe a Victor Hugo)

l'imprescindibilità del programma di Raidue

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Marco Giusti Stracultissimo

Bastano tre notizie, tre diamanti estratti dal fango per schiudere un mondo di cultura pop, camp, kitsch ecc...

Sabrina Ferilli che fu suggerita a Marco Ferreri come coprotagonista di Diario di un vizio , dal protagonista Jerry Calà che a sua volta ricevette il Premio della Critica a Berlino, prima di finire nuovamente ingoiato nell’abisso delle sue commediacce (in realtà il suo film migliore rimane il controverso Colpo di fulmine, di Marco Risi, ’85, ma è un’altra storia). Dagospia e il  suo Cafonal reportage “dal postmoderno al postribolo” sulla Roma fregnacciara, che diventano l’attuale musa di registi come Garrone e Sorrentino. Lo stesso Dago che scrisse un film ispirato al primo Vasco Rossi, Ciao Ma’, 1988. Ecco: basterebbero queste tre notiziole per rendere l’ultimo Stracult di Marco Giusti (Raidue, lunedì, terza serata) degno d’essere spostato in prima serata, e oltre. Perchè in ogni puntata del programma notizie inedite come queste si sprecano. Stracult non è solo la nicchia dei cinefaghi. Non è solo trash. É oramai, da 12 anni, una seduta di psicanalisi e una seduta spiritica. Attacca la sigla di G-Max “Me sparo stracult spaparanzato sul divano/ amico qua la mano altrimenti c’arrabbiamo...” e la tua infanzia ti travolge come un treno. I vagoni sono la nostalgia sul grande artigianato del cinema di genere; le vite straordinarie di cinematografari che a volte valgono più della loro opera (vedi Bava o Di Leo o Tanio Boccia); i brandelli d’anima d’una nazione che ha riso, s’è commossa, eccitata ed impaurita -con Totò, tutti i Maurizio Merli, Edwige Fenech o gli horror di Fulci- all’ombra dei critici togati. L’altra sera, per dire, Stracult passava dall’esegesi del manifesto del poliziottesco Così nano così perverso a tranci di Bertolucci e Pingitore, alla normale storia di un attore trans ex belloccio che oggi recita da  belloccia.

Giusti è un puro. Col suo Barnum di caratteristi, con la sua barba da Orson Welles di Trastevere, lo spirito di Hugo e l’eterna balbuzie, riesce a rendere i suoi eroi - Bombolo, i Vanzina, Nando Cicero, giù giù fino a Lilli Carari (buona l’idea di trattare ilporno con ironia)- oggetti di studio per la posterità. Perfino le improbabilie gag di Er Cipolla e Paolino Ruffini in stato di evidente soggezione sono ben incastonati nel programma. Avercene. Specie di 'sti tempi

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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