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Complimenti per la trasmissione

Elogio dello Stracult (che piacerebbe a Victor Hugo)

l'imprescindibilità del programma di Raidue

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Marco Giusti Stracultissimo

Bastano tre notizie, tre diamanti estratti dal fango per schiudere un mondo di cultura pop, camp, kitsch ecc...

Sabrina Ferilli che fu suggerita a Marco Ferreri come coprotagonista di Diario di un vizio , dal protagonista Jerry Calà che a sua volta ricevette il Premio della Critica a Berlino, prima di finire nuovamente ingoiato nell’abisso delle sue commediacce (in realtà il suo film migliore rimane il controverso Colpo di fulmine, di Marco Risi, ’85, ma è un’altra storia). Dagospia e il  suo Cafonal reportage “dal postmoderno al postribolo” sulla Roma fregnacciara, che diventano l’attuale musa di registi come Garrone e Sorrentino. Lo stesso Dago che scrisse un film ispirato al primo Vasco Rossi, Ciao Ma’, 1988. Ecco: basterebbero queste tre notiziole per rendere l’ultimo Stracult di Marco Giusti (Raidue, lunedì, terza serata) degno d’essere spostato in prima serata, e oltre. Perchè in ogni puntata del programma notizie inedite come queste si sprecano. Stracult non è solo la nicchia dei cinefaghi. Non è solo trash. É oramai, da 12 anni, una seduta di psicanalisi e una seduta spiritica. Attacca la sigla di G-Max “Me sparo stracult spaparanzato sul divano/ amico qua la mano altrimenti c’arrabbiamo...” e la tua infanzia ti travolge come un treno. I vagoni sono la nostalgia sul grande artigianato del cinema di genere; le vite straordinarie di cinematografari che a volte valgono più della loro opera (vedi Bava o Di Leo o Tanio Boccia); i brandelli d’anima d’una nazione che ha riso, s’è commossa, eccitata ed impaurita -con Totò, tutti i Maurizio Merli, Edwige Fenech o gli horror di Fulci- all’ombra dei critici togati. L’altra sera, per dire, Stracult passava dall’esegesi del manifesto del poliziottesco Così nano così perverso a tranci di Bertolucci e Pingitore, alla normale storia di un attore trans ex belloccio che oggi recita da  belloccia.

Giusti è un puro. Col suo Barnum di caratteristi, con la sua barba da Orson Welles di Trastevere, lo spirito di Hugo e l’eterna balbuzie, riesce a rendere i suoi eroi - Bombolo, i Vanzina, Nando Cicero, giù giù fino a Lilli Carari (buona l’idea di trattare ilporno con ironia)- oggetti di studio per la posterità. Perfino le improbabilie gag di Er Cipolla e Paolino Ruffini in stato di evidente soggezione sono ben incastonati nel programma. Avercene. Specie di 'sti tempi

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