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Il duello per le presidenziali

Voucher per le "charter schools"
Romney sfida Obama sulla scuola

Il candidato repubblicano lancia un programma di incentivi per far accedere più bambini disagiati alle scuole private

I sindacati della scuola, che sostengono economicamente Barack in modo forte, sono contrari al proliferare delle scuole non pubbliche sponsorizzate da privati
Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Voucher per le "charter schools"
Romney sfida Obama sulla scuola

Mitt Romney ha scelto un nuovo campo d’azione per arricchire di proposte concrete la propria agenda elettorale: la scuola. In un discorso alla Camera di Commercio americana ha detto d’essere favorevole ad un sistema federale di voucher, o buoni scolastici, grazie ai quali i ragazzi di famiglie di basso reddito e i disabili potranno accedere alle scuole pubbliche, ma anche alle charter schools e in certe situazioni pure alle scuole private. Le charter schools sono scuole che rientrano nel sistema municipale pubblico, sono cioè autorizzate ad operare dai provveditorati locali, ma vengono gestite con criteri da scuola privata, senza la presenza asfissiante dei sindacati. I promotori-finanziatori di queste scuole sono individui o enti privati che lo fanno per filantropia, e si avvalgono di personale amministrativo e docente motivato, ben pagato, e al di fuori della contrattazione imposta dai sindacati per quanto riguarda orari, organizzazione dei corsi e strutture accademiche.

Per avere un’idea precisa del distacco abissale tra le scuole pubbliche dei quartieri più poveri e le charter schools si può vedere il bel documentario dedicato all’esperienza di New York.  E’ su youtube  (cercando  “Waiting for Superman”, il titolo del film,  o andando alla pagina  http://www.youtube.com/results?search_query=waiting+for+superman&oq=waiting+for+superman&aq=f&aqi=g4&aql=&gs_l=youtube.3..0l4.2824.10452.0.13588.20.11.0.9.9.0.297.1762.0j1j7.8.0...0.0.o9eCwlrPaO). Proprio ieri, in concomitanza casuale con la discesa in campo di Romney a favore delle charter schools, il New York Post ha pubblicato i  numeri relativi alle domande e ai posti a disposizione per chi si vuole iscrivere per il prossimo anno scolastico nelle charter schools, elementari e medie, di New York. Per 14600 posti disponibili, gli scolari che hanno fatto domanda sono stati 67.500, il che significa che quasi 52.900 sono stati esclusi e inseriti nelle liste d’attesa. Nelle più popolari per i risultati scolastici d’eccellenza ottenuti negli anni passati, il tasso di ammissioni è proibitivo: 4% (288 posti su 5764 domande) agli istituti del network Icahn Charter Schools; 9,1% (600 per 6580) alle scuole di Achievement First; 9,7% (1200 su 12374) alle Success Academy Charter Schools. La selezione avviene con il sistema del sorteggio.   

Se fosse eletto, con la sua mossa a favore della diffusione nazionale delle charter schools, che oggi è frenata dai sindacati e dai politici Democratici presenti dei consigli comunali, Romney rivoluzionerebbe l’attuale sistema scolastico federale, che si basa per la quasi totalità sulle scuole pubbliche sindacalizzate. “Il presidente riceve la parte del leone dei suoi finanziamenti dalle organizzazioni sindacali, e quella degli insegnanti rappresenta una massiccia fonte di denaro per il partito Democratico”, ha detto il candidato del GOP. “Il problema in questa situazione è che quando si arriva a dover fare una seria riforma per rendere le scuole migliori per i nostri ragazzi, loro parlano bene ma razzolano male. Se io sarò il presidente degli Stati Uniti, invece di offrire solo qualche frase vuota per migliorare le nostre scuole metterò davvero prima i ragazzi e dietro i sindacati, al fine di garantire ai nostri studenti insegnanti migliori, più opzioni, e migliori scelte per un migliore futuro”. 

Lo stato dell’educazione pubblica, soprattutto nei quartieri ghetto delle metropoli, è malandato da anni. La riforma bipartisan che fu introdotta da George Bush nel suo primo mandato con il voto dei repubblicani ma anche di Ted Kennedy e di altri senatori democratici, introduceva finanziamenti federali basati in qualche misura sulla valutazione della qualità del servizio fornito dalle scuole. Nella sostanza, ha prodotto risultati molto scarsi. Obama, contrario alla legge di Bush, ha introdotto due anni fa un provvedimento di riforma, che comprende esami degli studenti, valutazioni degli insegnanti e incentivi ad aumentare le charter school su base statale. Ma la sua effettiva dipendenza dal sostegno in soldi e voti delle union del mondo scolastico ha di fatto congelato ogni iniziativa migliorativa. Ora Romney vuole decisamente cambiare il modello generale, e mettere al centro la concorrenza tra le scuole pubbliche e le charter schools. Il modello che sta avendo successo ad Harlem, nel Bronx e in altre zone disagiate di New York e del paese sarà il punto di partenza della lotta di liberazione dal giogo sindacale.

di Glauco Maggi

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