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Diari d'America

Solyndra, il simbolo del fallimento di Obama

Il candidato repubblicano Mitt Romney porta i giornalisti in visita alla fabbrica chiusa da 6 mesi al centro di un conflitto d'interesse per Barack. Che criticava il rivale per il passato da imprenditore...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Solyndra, il simbolo del fallimento di Obama

 

“Due anni fa il presidente Obama era qui per esaltare questa sede e questa società come simbolo del suo stimolo”, ha detto Mitt Romney ieri, giovedì 31, davanti alla Solyndra di Fremont, in California, dove ha portato i giornalisti che coprono la sua campagna per una visita a sorpresa alla fabbrica chiusa da sei mesi. “Bene, come potete vedere questo è il simbolo di qualcosa molto diverso oggi, è il simbolo non di un successo ma di un fallimento. E’ anche il simbolo di un serio conflitto di interesse. Un ispettore generale indipendente ha esaminato questo investimento e ha concluso che l’amministrazione ha dirottato denaro ad amici e compagnia, e a finanziatori della sua campagna”.  Sulla sede c’è il cartello “in vendita” perché l’azienda “verde” che doveva fare pannelli solari ha chiuso dopo aver bruciato i 535 milioni avuti da Obama e ha licenziato i suoi 1100 dipendenti. Quando Obama si avventura nelle critiche a Romney per il suo passato di imprenditore-finanziere commette un atto di imprudenza, anzi di impudenza. 

La Bain, la società di private equity di cui Romney è stato il numero Uno negli anni 70-80, investiva e investe ancora oggi i soldi dei partners e dei clienti investitori esterni (fondi pensione e privati, tutti volontari) in  aziende private agli esordi o in difficoltà, per cercare di farle sviluppare bene o di salvarle, per poi rimetterle sul mercato con profitto. Nel processo, normalmente capitalistico, solo poco più di un quinto (il 22%) delle società partecipate dalla Bain finirono male, mentre ben il 78%  andarono bene o benissimo, e sono ancora oggi sul mercato, profittevoli. Il saldo tra assunti e licenziati negli anni della sua direzione è largamente positivo per una cifra che, indicativamente, lo stesso Romney indicò tempo fa in 100mila posti. 

E Obama? A parte che per la sua attività di organizzatore politico di quartiere a Chicago non ha mai mostrato alcun rendiconto sui risultati del suo attivismo (quanti lavori veri in più furono creati? quanti crimini in meno? quanto benessere sociale quantificabile in termini di diplomati e laureati in più?), da quando è presidente ha fatto anche lui il finanziere che investe in aziende, solo che ci ha messo i soldi dei contribuenti e niente di suo. Per trarre un primo bilancio del suo “fiuto” da finanziere capo basta vedere che cosa è successo, in un paio d’anni, a miliardi di dollari pubblici spesi da Obama a sovvenzionare imprese “verdi”, quasi tutte possedute da amici politici e finanziatori delle campagne democratiche. 

Ecco un elenco, cortesia di Marc Thiessen, dell’American Enterprise Institute, e collaboratore settimanale esterno del Washington Post, da cui abbiamo preso queste notizie.

● Raser Technology. Nel 2010 Obama diede 33 milioni di prestito per una centrale elettrica a Beaver Creek, Utah. La società è in bancarotta da quest’anno, l’impianto ha meno di 10 lavoratori e Raser deve 1,5 milioni in tasse.  

● ECOtality. Obama diede 126,2 milioni nel 2009 per, tra l’altro, installare 14mila ricaricatori di energia per auto elettriche in 5 stati. Obama ospitò il presidente Don Karner nel box di Michelle al Congresso per il Discorso sullo Stato dell’Unione del 2010, presentando ECOtality come un caso di successo del suo stimolo. Secondo dichiarazioni della stessa ditta alla SEC (la Consob Usa) la società ha da allora perso 45 milioni di dollari e ha fatto sapere al governo che “non possiamo raggiungere o mantenere profitti su base trimestrale o annuale nel futuro”. Inoltre, Karner è sotto indagine per “insider trading” e investigato dal ministero dell’energia per le comunicazioni ufficiali date al mercato. 

● Nevada Geothermal Power (NGP). Obama diede 98,5 milioni per un prestito garantito dai contribuenti nel 2010. Il New York Times ha scritto l’ottobre scorso che l’azienda “è in travagli finanziari” e che “dopo una serie di errori tecnici che stanno prosciugando le riserve di cash della NGP, la stessa sua società di certificazione ha concluso in un documento depositato alla SEC la scorsa settimana che c’erano significativi dubbi circa la capacità della società di andare avanti nella sua attività”.  

● First Solar. Obama diede 3 miliardi in prestiti garantiti per centrali di energia in Arizona e California. Secondo Bloomberg Businessweek della settimana scorsa la compagnia “è caduta al minimo di quotazione al Nasdaq il 4 maggio dopo aver riportato 410 milioni in costi di ristrutturazione legati al licenziamento del 30% dei suoi dipendenti”.  

● Abound Solar. Obama diede 400 milioni di prestito per costruire fabbriche di pannelli fotovoltaici. Secondo Forbes, in febbraio ha fermato la produzione e licenziato 180 operai.  

● Beacon Power. Obama diede alla società, che immagazzina energia verde, 43 milioni di prestiti. Secondo CBS News, al tempo del prestito, “S&P aveva confidenzialmente dato al progetto della Beacon Power una previsione scoraggiante di CCC+”, ossia un rating prefallimentare. Infatti nell’autunno del 2011 Beacon è stata cancellata dal listino dal Nasdaq ed è fallita.

“E’ solo la punta dell’iceberg”, commenta Thiessen. La SunPower, che ebbe 1,2 miliardi in prestito garantito, in gennaio valeva la metà di quanto deve in debito. Brightsource ha avuto 1,6 miliardi e ha denunciato una serie di perdite per 177 milioni. E della Solyndra, che diventerà una “cause celebre” della campagna di Romney s’è detto sopra. 

Uno studioso della Hoover Institution, Peter Schweizer, nel suo libro “Throw Them All Out,” (Buttali via tutti) ha scritto che il 71% dei prestiti e dei finanziamenti a fondo perso dati dalla amministrazione Obama (cioè dalle tasse dei contribuenti) sono finiti a “individui che sono larghi finanziatori, o membri del Comitato Finanziario Nazionale pro Obama, o larghi donatori del partito Democratico”. In tutto, costoro hanno raccolto 457.834 dollari per la campagna di Barack, e in cambio si sono assicurati 11,35 miliardi di prestiti o finanziamenti. Secondo Politico.com il dilagare della  corruzione nella scelta delle imprese da finanziare è documentata dal fatto che lo stesso “Ispettore Generale del Dipartimento dell’Energia ha lanciato oltre 100 indagini su comportamenti criminali “ per casi collegati ai programmi del Dipartimento a favore di imprese dell’energia verde. Tra cui, appunto, la Solyndra.  

twitter @glaucomaggi

 

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