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Diari d'America

Si vota in Wisconsin, l'Aventino dei democratici

Martedì 5 giugno consultazione elettorale nello stato del Nord Est bianco ed operaio. Un anno fa i dem uscirono dal parlamento per protestare contro la legge della maggioranza repubblicana che limitava i privilegi (e la corruzione) dei sindacati

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Scott Walker

 

Martedì 5 giugno ci sarà una consultazione elettorale, nel Wisconsin, seconda per importanza solo a quella di novembre per la presidenza perché il suo esito darà un segnale molto forte sulla direzione che il paese comunque prenderà, a prescindere dal vincitore della Casa Bianca. Il Wisconsin è lo stato operaio e bianco del nord-nord est che è stato al centro della cronaca politica all’inizio del 2011 per le proteste dei sindacati del servizio pubblico e per il parallelo abbandono del parlamento locale, e dello stesso stato, da parte dei rappresentanti Democratici. Essendo in minoranza, paralizzarono per settimane i lavori legislativi facendo mancare il numero legale. Quando alla fine i senatori Democratici dovettero cedere e ritornare, il GOP passò la legge, voluta e subito firmata dal governatore Scott Walker, che limitava lo strapotere delle unions dei maestri e del personale amministrativo statale nello strappare privilegi pensionistici, sanitari e retributivi, con ciò portando le casse pubbliche verso la bancarotta. In concreto la legge, ormai nota come “Walker” dal nome del governatore Scott Walker (nella foto), vieta la contrattazione collettiva, cioè gli scioperi e la richiesta di aumenti di stipendio sopra l’inflazione per tutto il settore pubblico (pompieri e poliziotti esclusi). Inoltre, libera i dipendenti dall’automatico prelievo da parte dell’amministrazione della somma mensile per la tessera sindacale. 

Ognuno, ora, deve chiedere esplicitamente di essere iscritto e di essere sottoposto così alla trattenuta. I soldi sono lo strumento di corruzione politica con il quale i sindacati fanno le campagne di sostegno ai candidati Democratici, i quali li ripagano con i contratti di lavoro, che infatti sono molto più favorevoli per bidelli e funzionari statali che non per i lavoratori delle ditte private. Subìto lo smacco, i sindacati e i loro alleati Democratici in parlamento a Madison (la capitale dello stato) avevano subito avviato la raccolta di firme popolari per organizzare le elezioni speciali di cosiddetta “revoca” del mandato al governatore. Hanno raggiunto il quorum e ora i cittadini andranno alle urne. Una conferma di Walker, che nei sondaggi dell’ultima settimana è avanti di sette punti sul candidato che vorrebbe detronizzarlo, il Democratico Tom Barrett sindaco di Milwuakee, sarebbe la prova che la gente è molto preoccupata dal disastro fiscale che è il prodotto della degenerazione alimentata dal rapporto incestuoso Unions-Democratici. E che la maggioranza ha capito che soltanto mettendo i lavoratori pubblici al pari di quelli privati nel trattamento economico e previdenziale i bilanci statali potranno guarire: come del resto stanno vedendo che avviene già con i conti delle scuole pubbliche, in miglioramento dopo che i maestri hanno dovuto iniziare a pagare i contributi per la propria pensione, una cosa che non avevano mai fatto prima. Una vittoria di Walker non sarebbe solo un successo per il Wisconsin, però. Sindaci e governatori in tutta America (anche qualche Democratico, come il governatore Andrew Cuomo nello stato di New York e il sindaco Rahm Emanuel a Chicago) sono alle prese con il fardello di contratti privilegiati nel settore pubblico che strangolano le finanze locali. Per risanare la situazione devono imbastire bracci di ferro con le Unions locali, e l’esempio di Walker darebbe il coraggio a tanti di seguirne l’esempio. 

Ma l’esperienza della legge Walker ha anche prodotto sul sindacato l’effetto che il sindacato stesso temeva, e che spiega la durezza delle loro proteste un anno fa, e della mobilitazione che la AFL-Cio (il maggiore sindacato nazionale) sta organizzando ora per puntare a “revocare” il governatore-simbolo. In Wisconsin nell’ultimo anno, non avendo più il potere di contrattare aumenti economicamente vantaggiosi per i propri iscritti, il sindacato dei dipendenti statali, municipali e delle contee ha perso più della metà degli aderenti, crollati da 62.818 del marzo 2011 a 28.745 del febbraio 2012. Tra gli insegnanti, nei 15 mesi da quando la legge Walker è in vigore, si sono cancellati dal sindacato 6mila dei 17 mila iscritti che erano. Perché pagare la tessera, che costa salata, se non è più un diretto “do ut des”? L’adesione alle union è peraltro ormai un fatto per dipendenti pubblici, come dicono le cifre nazionali. Nel comparto privato gli iscritti erano uno su tre negli Anni 50 e sono ora il 6,9%. Viceversa, nel settore pubblico gli iscritti in tutto il paese sono il 37%, e per la prima volta nel 2009 hanno superato come numero assoluto i lavoratori privati. Obama nel 2008 vinse nel Wisconsin con 14 punti di vantaggio su McCain, ma se Walker del GOP si conferma governatore a sei mesi da novembre il presidente dovrà rifare i suoi conti: sarà cioè costretto a togliere lo stato dalla lista di quelli blu, sicuri al 100%, e inserirlo tra quelli a rischio. E ciò significa che dovrà spendere soldi ed energie anche in Wisconsin, dove non pensava di doverlo fare. Temendo una sconfitta del suo partito martedì prossimo, e gli ovvi riflessi nazionali, Barack si è ben guardato dall'esporsi direttamente e non è andato mai a far comizi di sostegno allo sfidante Democratico. Ma pagherà anche lui se vince Walker, e i fedelissimi sindacalisti non hanno preso bene questa diserzione. 

twitter @glaucomaggi

 

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