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Padri, madri e altre catastrofi

"Il bimbo che rinuncia alla paghetta per la Somalia"

Premiata la sua generosità. Ma non gli sarà mancato qualcosa?

Simona Bertuzzi

Simona Bertuzzi

Cronista, ho sempre pensato ai figli come un ingombrante accessorio della vita adulta. Poi ho conosciuto Viola e mi sono innamorata. Amo viola, le gerbere, il mio lavoro, le mamme in bilico e i papà pasticcioni. Odio le "dolci attese", "l'orologio biologico" e "i corsi preparto". Questo blog racconterà storie, attimi e follie delle famiglie di oggi. Ma non sarà un blog per mamme perché non si dica "cazzo non si parla mai dei papà...".
"Il bimbo che rinuncia alla paghetta per la Somalia"

Andrea è un bimbo di Bergamo che da sei anni rinuncia a regali, paghette e cinema domenicale per aiutare i ragazzini della Somalia. La sua storia  inizia nel 2006 quando papà Vinicio, radioamatore in partenza per la sua prima spedizione in Somalia, gli mostra un documentario straziante sulla povertà di quelle regioni. Bimbi con la pancia gonfia così, gli occhietti neri e incrostati, le mosche che si appiccicano alla bocca come api sul miele. Andrea guarda quelle braccine magre avvolte ai corpi sfiniti di mamme che non hanno nemmeno più la voglia di muoversi. Poi guarda la sua casa e la sua soffice esistenza. E con una naturalezza rubata chissà dove dice: “Niente regali quest’anno, mi date i soldi e io li giro ai bambini poveri”. I genitori lo prendono in parola. Quel compleanno e tutti quelli successivi. Quel Natale e tutti quelli a venire. Zero regali. Zero paghetta. Tutto quello che è destinato al piccolo Andrea imbustato e spedito alle organizzazioni umanitarie della Somalia. Ieri un neurochirurgo e un ministro della sanità dello Stato di Puntland hanno conferito al piccolo Andrea l’onorificenza di Ambassador of good will. La premiazione è avvenuta nella scuola media di Andrea davanti a professori e compagni tanto felici della ribalta quanto stupefatti nel toccare con mano la generosità di quel ragazzino paffutello che con forza e riserbo porta avanti la sua battaglia contro lo strazio dell’Africa. Inevitabili le interviste e le foto di rito. Andrea immortalato con una faccetta tonda e furbetta in mezzo a due genitori gonfi di orgoglio. Un quadretto bellissimo. E sicuramente idilliaco. Ma che lascia un interrogativo di fondo. Non sarà mancato qualcosa al piccolo Andrea? Un giocattolo che avrebbe voluto. Una gita coi suoi genitori. Cinque euro di paghetta per comprarsi quel videogioco là che fa tanto ammattire i compagni. Forse a sei anni e anche a dodici si possono fare  scelte meno drastiche.  

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