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Flop democratico

Tutti i dati dell'economia Usa
sono contro un Barack-bis

Dalla disoccupazione al Pil fino ai redditi dei cittadini: con i numeri di Obama nessun presidente è stato rieletto nella storia Usa

La percentuale dei senza lavoro, pari all'8,2%, è superiore a quella (7,7%) che il presidente democratico ha ereditato dal suo predecessore George W. Bush
Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Tutti i dati dell'economia Usa
sono contro un Barack-bis

L’attenzione dei giornali dopo l’uscita del dato negativo sulla disoccupazione Usa, salita a maggio dall’ 8,1% di aprile all’8,2%, si è concentrata su questo dato, e ciò è comprensibile. Ma c'è dell'altro, come diremo più avanti. Il fatto che da quasi 40 mesi il tasso sia sopra l’8% è comunque di per sè certamente rimarchevole: non s’è mai dato, se non con Franklyn Delano Roosevelt negli Anni 30 durante la Grande Depressione, che un presidente venisse rieletto presentandosi dopo 4 anni del suo primo mandato con i senza lavoro sopra l’8%. Ma il fatto è che, allora, FDR era riuscito a diminuire nel suo primo mandato la disoccupazione, mentre Obama è partito dal livello del 7,7% che era nel gennaio del 2009, al suo insediamento, e adesso è ancora più in alto. 

Dopo FDR, nessun altro presidente già in carica è stato confermato presentandosi con un tasso di disoccupati più alto del 7,2%. Quindi, l’economia reale potrebbe davvero essere la bara di Barack, che ha ora solo 5 mesi di dati sul lavoro (i primi venerdì di luglio, agosto, settembre, ottobre e il 2 novembre, 4 giorni prima del martedì 6 del voto) per non sfidare anche la statistica contraria sui posti di lavoro.

Per di più, contro i 150 mila nuovi posti che gli economisti avevano previsto per maggio, il Ministero del Lavoro ne ha registrati solo 69mila, e ha anche abbassato a 77mila quelli del mese precedente. Per tenere il passo degli americani che entrano ogni mese nel mercato del lavoro ce ne vorrebbero almeno 250mila, e per abbassare il dato attuale dell’8,2% ce ne vorrebbero ancora di più, e ciò non si verifica malgrado la recessione sia ufficialmente finita esattamente 3 anni fa, nel luglio del 2009, per le politiche economiche e fiscali dei tre anni e mezzo del presidente.

Ma c’è dell’altro. Una ripresa così asfittica non si è mai vista dalla Grande Depressione, e non è solo il dato sui disoccupati a piazzare una nube pesante sulle chance di bis di Barack. Anche il Prodotto Interno Lordo mostra una crescita balbettante: il primo trimestre 2012 è stata dell’1,9% (meno del 2,2% della prima lettura di fine aprile), ma se si osserva la infilata degli aumenti di PIL negli ultimi 5 trimestri si ha un quadro ancora più deprimente: 0,4% nei primi tre mesi del 2011, poi 1,3%, 1,8%, 3% e, ora, 1,9%. Ma il dato che, forse anche più dei numeri dei senza lavoro e del PIL, potrebbe dare il colpo di grazia a Obama è una percentuale per esperti, che difficilmente appare nelle cronache dei giornali. Si trova nello stesso Rapporto governativo dedicato al PIL e riguarda il “reddito reale disponibile”. Cioè quella parte dei guadagni dei lavoratori che può essere consumata, tenendo anche conto dell’inflazione. Secondo la stessa amministrazione Obama, la crescita da un anno fa del reddito reale disponibile è stata rivista al ribasso, a un misero 0,20%, rispetto al dato precedente dello 0,58%. “Sino dalla prima pubblicazione del reddito reale disponibile nel 1929, nessun partito al potere ha riguadagnato la Casa Bianca quando la crescita del reddito reale disponibile è stata sotto il 3% nell’anno del voto presidenziale”, ha commentato John Williams, economista che cura il sito Shadow-Stats.com. Per quest’anno non esistono ormai più chance, neppure se la ripresa esplode nei prossimi tre o quattro mesi (e non capiterà) , che il dato possa risalire a quel traguardo minimo. E i precedenti storici dicono male per Barack, il quale vinse contro McCain del GOP nel 2008, quando la crescita del reddito reale disponibile fu del 2,42%. Nel 1980 a perdere fu invece il Democratico Jimmy Carter, che si ripresentò a novembre con un tasso di aumento del reddito reale dello 0,96%, che è quattro volte tanto l’attuale.

Glauco Maggi 

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