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Barack all'angolo

La ridicola raccolta fondi di Obama

Si abbassa a promuovere un collarino per gatti e abbraccia i Clinton

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Bill Clinton e Barack Obama

Ormai è, invece di governare, l’unica cosa che fa. Andare in giro a raccogliere fondi per la sua più che vacillante campagna elettorale. Dopo averlo fatto venerdì 1 a Chicago al Cultural Center e sabato 2 in Minnesota, oggi è a New York dove parla a ben tre eventi aperti ai suoi fans disponibili ad aprire il portafoglio. Che non sono per la verità né tanti, né tanto generosi, quanto gli ottimisti dello staff della sua campagna avevano programmato che fossero l’autunno scorso, quando indicarono come obiettivo la cifra tonda e reboante di un miliardo di dollari. 

Così, tanto per battere gli oltre 800 milioni del 2008, che marcarono il record storico di raccolta di soldi per un presidente (a proposito dei Democratici poveri e dei Repubblicani ricchi…). Sembrava una passeggiata il 2012, e invece è una Via Crucis: molto difficilmente verrà infatti raggiunto quel traguardo, se si pensa che il Super Pac pro Obama ha raccolto finora solo pochi milioni (1,6 in aprile) ma aveva l’obiettivo di arrivare a 100. Accettare di essere associato ad un Super Pac, oltretutto, è stato un voltafaccia per Barack, che aveva sempre attaccato in precedenza la esistenza stessa dei Super Pac. Per i liberal sarebbero strumenti scorretti di propaganda, in quanto non hanno limiti alla raccolta e possono contribuirvi sostenitori in incognito. In tutto, la campagna di Obama ha incassato solo una quarantina di milioni in aprile, e a questo ritmo il miliardo è una chimera. 

Comunque lui non demorde. Come abbiamo documentato in un precedente articolo, Barack ha fatto più eventi di “fundraising”  di Carter, Reagan, Bush padre, Clinton e Bush figlio messi insieme. Oggi, dicevamo, ha un appuntamento in una casa privata con alcuni  riccastri Democratici del mondo della finanza di New York (i residui masochisti degli hedge funds e delle banche che si fanno fustigare nei comizi come vergognosi speculatori ma insistono ad appoggiare il candidato sempre più socialisteggiante). Poi un Gala al Waldorf Astoria. E poi ancora a un evento chiamato “Barack on Broadway” al New Amsterdam Theater, sulla West Side, dove ci sarà l’equivalente di Hollywood sulla East Coast. 

Anche Bill Clinton lo affiancherà, ma il duo è sempre più una “strana coppia”: di facciata dalla stessa parte, in realtà divisissimi. Bill lo ha fatto capire nettamente definendo “di buona qualità” l’esperienza di Mitt Romney alla Bain Capital come finanziere, mentre proprio sul suo ruolo di uomo del private equity Obama sta impostando la propaganda classista anti Romney. Ma oggi il presidente non può fare lo schizzinoso, gli va bene anche un Bill che, lui lo sa, vorrebbe avere la moglie alla Casa Bianca, e non Barack. Sta così raschiando il barile, il presidente che una volta volava alto con Hope and Change, che tra gli slogan minuti della sua campagna si è inventato un “I meow for Michelle” (“Io miagolo per Michelle”), l’iscrizione sul collarino per gatti, 12 dollari il costo, acquistabile nel catalogo di merchandising offerto dal sito ufficiale del presidente ( https://store.barackobama.com/i-meow-for-michelle-cat-collar.html ). Anche la ultraliberal Maureen Dowd sul New York Times l’ha preso in giro nel suo editoriale di domenica per essersi ridotto al ridicolo. E’ un segno dello sconforto crescente tra i tifosi più accesi del 2008 alla luce dei quasi quattro anni di attese deluse.  

di Glauco Maggi

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