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Complimenti per la trasmissione

Chi ha pagato la cauzione a Gabriele Paolini

storia e miserie di un molestatore

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
gabriele paolini

Se l’altra sera Gabriele Paolini la Sars della televisione, troneggiava su Blog -Raitre-, a scassare i maroni dietro a collega di tg di cui non ricordiamo il volto (ed è questa la cosa più terrificante: ricordiamo lo scassamaroni e non il collega che fa il suo dovere...), vuol dire che è ancora piede libero. Pensavamo, onestamente, fosse in galera.
Gabriele Paolini, classe ’74, faccia orribilmente anonima e fedina penale macchiata da condanne per estorsione, diffamazione e molestie varie, essendo ricco di famiglia di mestiere fa il tableau vivant dei telegiornali. Paolini si presenta come lo sfondo molesto della tv moderna. Si autoconvoca dove sente l’odore di un evento e di una telecamera, sosta alle spalle dei cronisti, ora sventolando un preservativo ora urlando frasi fuori contesto tipo: «Viva Prodi!» o «Berlusconi non scopa più», finchè il giornalista, esausto non ha le reazioni più scomposte. C’è chi gli urla dietro, imputandolo di moleste sessuali; chi lo spintona incitato dal direttore in studio (Mentana a Matrix ne teorizzava la soppressione fisica); chi lo prende selvaggiamente a calci nel sedere come fece l’indimenticabile Paolo Fajese. Paolini, l’autoinviato, si considera un «performante in stile situazionista» e per giustificare la sua tendenza al sabotaggio cita Debord e D’Annunzio che cita “Sufficit animus-basta il coraggio”, il motto della Prima Squadriglia Navale. In realtà è semplicemente un rompicoglioni privo di talento, sebbene con un’incredibile tendenza alla pertinacia. E questo suo molestare sempre e comunque -30mila boicottaggi- lo hanno fatto inserire nel guinnes dei primati rendolo, alla fine, un personaggio quasi esaltato da certi intellettuali che vedono in lui il virus del sistema, l’eversione incarnata.

Al punto che oggi Matrix ne ha fatto un piccolo mito, invitandolo 4 volte e lui si permette di disquisire sui propri emuli, come tale Mario Fortini, anch’egli molestatore «tra i migliori emuli paoliniani, con cui abbiamo iniziato ad inquinare la tv insieme, ma poi abbiamo seguito percorsi diversi». Noi ce lo ricordiamo, giovani cronisti, al suo esordio, alla Mostra del Cinema di Venezia nel ’97. Aveva l’aria di un ragioniere che potrebbe tenere una testa mozzata in frigo. Non ci pare d’aver avvertito nell’uomo un’evoluzione artistica. La domanda è: chi ha pagato la cauzione?




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Commenti all'articolo

  • LENABOGOSSIAN

    21 Agosto 2012 - 15:03

    .....lasciar libero un Paolini che è la faccia di una parte dell'Italia che non sta bene,è vergognoso? E che purtroppo non abbiamo le leggi giuste per tutelare i nostri malati? Non abbiamo la possibilità di farli internare anche coattamente quando ve ne sono le occasioni pari a quelle viste svariate volte? Il giovin signore capiamo bene che ha quasi tutte le sinapsi staccate, e prima che diventi un decerebrato del tutto occorrerebbe che ....................

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  • sparviero

    06 Giugno 2012 - 19:07

    Una di queste volte spero che inciampi in un pugno modello "Tyson" così quando lo rivedremo dopo la lunga degenza, faremo fatica a riconoscerlo. Chissà, potrebbe anche migliorare gli attuali lineamenti.

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