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Informazione dagli Usa

Sui giornali italiani
il ministro con l'ictus
I droni di Obama no

Il caso di John Bryson è finito sulle prime pagine. Che invece ignorano le notizie più imbarazzanti sul presidente democratico

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Sui giornali italiani
il ministro con l'ictus
I droni di Obama no

C’era una volta un “secretary of commerce” di Obama, John Bryson. In italiano noi traduciamo “Secretary” in “Ministro”, ma le due cariche hanno due pesi non comparabili nei due sistemi politici. I “Segretari” negli Usa sono membri del gabinetto, scelti a insindacabile giudizio dal presidente che detiene il potere esecutivo. E che fa e disfa. I ministri italiani, persino nel governo tecnico di oggi, ma soprattutto nei governi “politici” che sono la norma del nostro sistema, sono qualcosa d’altro: come si dice per capirsi bene, sono “in quota di”, insomma rappresentano ognuno il partito o la corrente da cui sono espressi. Infatti, il centinaio (forse esagero, ma non tanto) di crisi politiche che hanno fatto la storia del Dopoguerra sono partite con il “ritiro” di uno o più ministri dal gabinetto di governo, premessa alla fine dell’appoggio in parlamento al governo e alla caduta del premier di turno. In Italia, insomma, i ministri sono una cosa “seria” in un modello nefasto di governance che non dà al primo ministro un potere che sia lontanamente paragonabile a quello del presidente Usa.

Negli Stati Uniti, quando Bush volle “disfarsi” dei suoi ministri, scegliendo il tempo a suo piacimento, lo fece: avvenne così con Rumsfeld e con Colin Powell, segretari alla Difesa, e di Stato, che sono i ministeri più importanti, con quello della Giustizia e con il Dipartimento del Tesoro (Paul O ‘Neill fu in carica con Bush dal 20 gennaio 2001 a fine dicembre 2002, sostituito da John Snow, ma nessuno in America si ricorda chi fossero). Obama ha fatto licenziare mezza Casa Bianca nel primo mandato, e se rieletto cambierà svariati segretari, a partire dal Tesoro.

John Bryson, segretario di Barack in carica in un dicastero minore come quello del Commercio, nessuno in America sapeva neppure che esistesse fino a quando ha avuto un coccolone sabato scorso. Ma l’incognito in cui vivono e lavorano queste figure individuali nominate senza trattative è una cosa normale, perché la stampa Usa è la prima ad ignorare le secondarie pedine di governo a meno che non combinino qualche cosa di politicamente interessante, cioè contestato dall’opposizione. Bryson ha invece avuto i suoi 5 minuti di fama per una vicenda umana che lui, e la sua famiglia,  avrebbero volentieri evitato. Sabato, da solo in auto, ha tamponato una vettura davanti alla sua al semaforo. E’ sceso, si è scusato ed è ripartito incocciando ancora contro la stessa vettura. Poi ha proseguito e ha finito la corsa dopo pochi minuti contro un’altra auto. L’hanno trovato svenuto, e quando è stato risvegliato da infermieri e polizia si è sottoposto volontariamente alla prova del palloncino, che ha escluso alcool o altre sostanze tossiche. Questo articolo http://www.bostonherald.com/news/us_politics/view/20120612commerce_secretary_john_bryson_takes_medical_leave_after_seizures_linked_to_crashes/srvc=home&position=recent ) ricostruisce il fatto di cronaca, a partire da segni di scompensi mentali che Bryson aveva dato facendo un discorso due giorni prima davanti agli studenti del liceo di sua figlia in California. Un padre orgoglioso, di 68 anni, che incespicava stranamente parlando e aveva dei vuoti di memoria. Ora è sotto cura e ha preso, ha comunicato la Casa Bianca, “un periodo di assenza dal lavoro per malattia”. Obama, che ha saputo dei due incidenti stradali consecutivi lunedì mattina, tanto era importante il caso, gli ha augurato di rimettersi in sesto: intanto il ministero va avanti con la sua normale attività, retto dai vice. Gli ictus capitano, speriamo non sia grave. Tutto qui.

Questa storia, negli Usa, ha avuto una misuratissima e doverosa copertura di cronaca: qualche tv ha sperato per qualche ora che ci fosse dietro l’alcol o la droga, così, per montare un po’ il caso. Ma pare proprio che il “ministro ignoto” abbia soltanto avuto un malore, e l’affare è in mano ai medici. Che questa storia sia esondata dai confini della famiglia Bryson fino alle prime pagine dei maggiori giornali italiani è illuminante. Di solito, dall’America dovrebbero interessare i casi di acuta polemica politica. Con Bush fu una stagione di vacche grasse, perché sparargli contro era la “linea editoriale” obbligata del New York Times, e, a copiare, della stampa europea. Ma anche con Obama ci sarebbe materia, eccome, per sollevare critiche al governo sulla base di roba veramente seria. C’è un criterio facile per capire se una notizia è “hot”, calda, e degna d’essere riportata per capire l’evoluzione della politica Usa e come è messo Obama. Basta vedere se i repubblicani, e il Wall Street Journal nei suoi editoriali, ne parlano.

Esempi di questi giorni? Lo scandalo delle fughe di notizie dalla Casa Bianca su Iran e droni. O la Camera controllata dal GOP che mette ai voti la censura per “disprezzo” del ministro della Giustizia Eric Holder, che non ha fornito al Congresso i documenti sulla vicenda “Fast and Furious”, una sciagurata operazione antidroga che è finita con la fornitura di migliaia di mitra ai narcos messicani. Ma su queste “notiziole” anti Obama, in prima su tutti i quotidiani di qui, niente o quasi niente in Italia. Meglio le sparate a salvo sui finti misteri di un segretario con l’ictus.

di Glauco Maggi 

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