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senza vergogna

La Casta non molla l'osso e si riprende lo stipendio

Blitz notturno in Sardegna contro il voto popolare

I consiglieri regionali hanno votato un emendamento grazie al quale hanno riottenuto l'indennità di 10 mila euro al mese
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci

E il presidente dichiara guerra a Monti: giù le mani dai nostri gioielli

Quel che era uscito dalla porta, con tanto di referendum regionale, è appena rientrato dalla finestra. Come vuole la tradizione italiana. Ebbene sì, questa è la storia dello stipendio dei consiglieri regionali della Sardegna che, con un blitz notturno, si sono ripresi il malloppo. A strapparglielo dalle mani era stato il referendum popolare del 6 maggio scorso, che aveva abrogato la norma che equipara gli emolumenti dei consiglieri regionali all'80% di quelli dei parlamentari. Di fatto, così, veniva soppressa l'indennità dei consiglieri regionali. Puntualmente reintegrato la notte scorsa, senza il taglio voluto dagli elettori, con un emendamento ad una legge per la regolarizzazione dei precari della Regione.

Gli onorevoli sardi, in tutto, sono rimasti senza stipendio per ben 20 giorni, provando anche loro «l'ebbrezza» condivisa da tanti italiani, molti dei quali sono sardi, di lavorare gratis. L'esito del referendum, infatti, era diventato operativo il 25 maggio, con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Sardegna. Nella notte di mercoledì è arrivato il dietrofront. Con 63 voti a favore, 3 astenuti, su 66 presenti in aula, 80 consiglieri regionali hanno detto no ai tagli alla politica.

Un minuto dopo il voto la rabbia dei sardi, ma non solo, ha invaso i social network, a partire da Twitter, dove è stata creata la pagina o “Regionesardegnavergogna”. «Voglio un sito dove poter leggere cosa pensa, dice, fa, vota ogni consigliere regionale. E così per i parlamentari», o «Il confine tra prendere un'indennità e perdere la dignità è labile: i politici sardi ne hanno dato ampia prova», sono solo alcuni tra i commenti che si possono leggere sulla rete. E c'è anche chi si spinge a definire il voto del consiglio regionale della Sardegna l' «ennesimo stupro della democrazia», invocando le dimissioni del governatore Ugo Cappellacci. I promotori del referendum che aveva azzerato gli emolumenti dei consiglieri regionali hanno organizzato per sabato una manifestazione davanti alla sede del Consiglio regionale. I rappresentanti del comitato «Sardegna Si Cambia», creato per proseguire il lavoro dei referendari, leggeranno i nomi dei 63 consiglieri regionali che hanno reintrodotto le indennità che erano state soppresse con il referendum. «Non ci stiamo a farci soffiare sotto il naso il risultato del voto popolare, non accettiamo l'ennesima manifestazione di arroganza che esce dal palazzo», dicono gli organizzatori della manifestazione.

Quello che è certo è che i consiglieri regionali avranno nuovamente lo stipendio, la diaria e l'indennità di carica. E oltre al danno c'è pure la beffa, perché sul testo si parla di tagli del 20 e del 30% ad alcune voci, ma verrebbero applicati su indennità e rimborsi spese del 2003, più alti di quelli del 2011, ripristinando di fatto la stessa identica situazione del pre referendum. In busta paga troveranno, così, poco meno di 10mila euro. Difficile non pensare ad un attento e ponderato studio da parte di qui consiglieri che hanno portato a termine la missione «indennità».

Vista la situazione l'assessore regionale agli Affari Generali e delle Riforme, Mario Floris, prova a difendere l'operato dei consiglieri. «L'idea che il Consiglio regionale, in modo carbonaro, si sia riunito notte tempo al solo fine di legiferare sui propri emolumenti è un segnale di quell'antipolitica che merita ben altre analisi e approfondimenti», sostiene l'assessore, ricordando che la legge approvata dall'assemblea «costituisce un atto dovuto proprio alla luce dell'esito referendario. Le indennità del consiglio regionale sono previste dallo Statuto sardo».

E, tanto per far capire come vanno le cose sull'isola, il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, sfida il governo Monti sulla cessione dei gioielli di famiglia : «Non programmi vendite di beni immobili in violazione dello Statuto della Sardegna».

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    27 Giugno 2012 - 15:03

    Quando fa comodo sono regioni a statuto speciale, che fanno quello che vogliono, in piena indipendenza, quando fa comodo sono italiani, e vogliono sussidi ed aiuti dal contribuente italiano, che peró si é stufato di mantenere lazzaroni "isolani"

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  • ennaz

    24 Giugno 2012 - 14:02

    Questi ladri schioderanno solo con la lupara!!

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  • sparviero

    15 Giugno 2012 - 17:05

    Ci dovrebbero essere in Sardegna sufficienti alberi per appenderli tutti. Poi si chiederanno perchè nascono le rivoluzioni.

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