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Il sondaggio

Obama, il presidente più amato.
Dai francesi...

Per Barack le elezioni di novembre sarebbero una passeggiata (se non si votasse negli Usa)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Per Obama sarebbe una passeggiata, in novembre, se a votare non fossero gli americani. L’ultimo Pew Global Attitude Project, un sondaggio dell’istituto di ricerca Usa Pew condotto in 21 nazioni nel mondo, ha scoperto che Barack è amatissimo a livello personale, specialmente in Europa, dove una alta maggioranza degli intervistati lo vorrebbe alla Casa Bianca per altri quattro anni. Il record è dei francesi, che vivendo un momento di ubriacatura socialista, con Hollande presidente e la maggioranza assoluta della sinistra in parlamento, per il 92% sono per il bis di Obama. A seguire i tedeschi, con l’89%, gli inglesi con il 73%, gli spagnoli con il 71% e gli italiani con il 69%. 

Quanto alla fiducia in lui e nelle sue politiche internazionali, però, lo slittamento dei giudizi favorevoli è evidente in tutte le aree del mondo, anche in Europa dove dal 78% di tre anni fa (media tra Gran Bretagna, Francia, Polonia, Spagna e Germania) il giudizio sulle sue politiche è calato al 63%. Nei paesi musulmani, alla faccia delle velleità di piacere ad ogni costo e dei comizi fatti Al Cairo o all’Onu per mostrare la “nuova” America devota al multilateralismo,  il voto sulla politica internazionale di Obama è crollato dal 35% al 15% (Egitto, Giordania, Libano, Turchia e Pakistan i paesi considerati). Evidentemente, il “guidare da dietro” in Libia e in generale la linea imperscrutabile o assenteista tenuta dalla Casa Bianca in occasione della primavera araba, dai moti di Teheran alla timidezza in Siria, sono stati bocciati dalle opinioni pubbliche locali. In Pakistan, i favorevoli sono scesi al 7% dal 13% di quando si insediò. 

In Asia, il tracollo cinese è stato di 30 punti, dal 57% al 27%, e quello giapponese di 19 punti, dal 77% al 58%. Nel confinante Messico, da una maggioranza di pro del 56% l’opinione pubblica è ora con lui solo con il 39%, 17 punti in meno.  

In generale, Barack conserva un margine di giudizi favorevoli come persona, ma le sue scelte politiche vengono sempre più censurate anche all’estero. Dove la benevolenza verso l’individuo si sposa di più con la condivisione delle sue inclinazioni ideologiche è l’Europa. L’Obama che sferza i governi della UE “a fare di più”, cioè a spendere e spandere soldi che non hanno, indebitandosi per il futuro, è miele per il palato dei francesi e di tutte le altre opinioni pubbliche che credono oggi nella moltiplicazione miracolosa dei pani e dei Bot, possibilmente garantiti dai tedeschi. Quanto a questi ultimi, che quasi 9 su 10 amino personalmente Obama è ancora l’onda lunga di quando lui si presentò al comizio di Berlino e fu incoronato dalla folla leader globale. I tedeschi sono un bastione ideologico di correttezza politica e stravedono per lui. Ma forse bisognerebbe dire “stravedevano” al tempo del sondaggio, qualche mese fa. Oggi, la copertina di Der Spiegel è dedicata alla crescente disillusione verso le sue qualità, proprio in un lungo articolo che commenta il sondaggio della Pew Research. Negli anni di Obama l’immagine complessiva degli Stati Uniti, che era risalita istantaneamente dal giorno della sua elezione, è slittata ovunque: nei tre maggiori paesi europei presenti nel sondaggio Pew del 2009, in Francia è scesa dal 75% al 69%, in Gran Bretagna dal 69% al 60%, e in Germania dal 64% al 52%. In Italia l’ultima rilevazione era stata nel 2008 (53%, quando c’era Bush) ed ora, nel 2012, è tra le più alte con il 74%. Anche agli italiani piace l’Obama che ha gonfiato il debito interno a 15 mila miliardi (da 10 mila miliardi sotto Bush), e che intanto chiede alla Merkel di allargare il borsellino tedesco. Sarebbe meglio un nuovo Piano Marshall, ma il bell’Obama ha le toppe nel sedere per i suoi stimoli. E così spinge la UE a fare come lui. Agli italiani però basta che lui sferzi e faccia l’asse con Hollande. E’ comunque più facile staccare cambiali che qualcuno pagherà, piuttosto che fare tagli seri e riforme liberiste in casa propria.

di Glauco Maggi 

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