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GIGI MONCALVO

"Moratti, Tavaroli e i ladroni. Quel dossier prima di Calciopoli.

L'ex capo della security di Telecom e Pirelli conferma di aver spiato Moggi e De Santis per conto dell'Inter. Punto per punto il verbale che fa nuova luce sullo scandalo del 2006

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
"Moratti, Tavaroli e i ladroni. Quel dossier prima di Calciopoli.

GIGI MONCALVO 

E adesso, Massimo Moratti, nel suo consueto breafing stradale coi giornalisti a Milano sotto gli uffici della Saras, in via San Pietro all’Orto, come risponderà? La solita scrollatina di capo, una battuta senza nessuno che osi replicare, il consueto «ora basta, mi aspettano in ufficio»? Certo non oserà replicare a Giuliano Tavaroli, figuriamoci se si abbassa “al suo livello”. Forse aspetterà di ricevere la linea da Ruggiero Palombo e Maurizio Gualdi che, sulla Gazzetta dello Sport, da qualche giorno stranamente non hanno nulla da dire? L’uno-due di Tavaroli, assestato non in una TV privata o al bar-sport, ma nell’aula della Corte d’Assise di Milano nel processo per i dossier illegali, nel corso delle sue ultime deposizioni (6 e 13 giugno) ha portato nuovi, importanti elementi di verità, ma soprattutto di conferma in una sede ufficiale e probante. Egli ha dimostrato, sotto giuramento, che l’Inter non poteva non sapere: era la mandante, i presunti onesti non erano tali, santi e beati non ce n’erano: anzi, facevano pedinare, spiare, intercettare. I verbali parlano chiaro, finalmente non sono stampati su carta rosa ma sugli atti di un Tribunale. C’è di più. I carabinieri di Milano sequestrarono a Tavaroli il personal computer. Pochi giorni dopo quel prezioso pc è andato poi a finire a Roma nella seconda sezione del Nucleo Operativo dei carabinieri di Roma, guarda caso, proprio quella di via Inselci dove il maggiore Auricchio coordinava le indagini su Farsopoli. Un avvocato ha scoperto nel fascicolo un decreto di ispezione relativo a questo pc, che fu sequestrato a Milano il 3 maggio 2005 e che si decise di inviare a Roma per farlo ispezionato. Il decreto in questione fu firmatoil 9 maggio 2005, il pc venne portato a Roma urgentemente quello stesso giorno e alle 14 iniziò l’ispezione. La successione delle date è intrigante e suggestiva, visto che quello fu il periodo in cui si stavano concludendo le indagini su Farsopoli. In sostanza, per tenere in piedi l’inchiesta che era stata gonfiata dal punto di vista mediatico per colpire Moggi e la Juventus, ci si dovette basare in extremis sul “Dossier Ladroni” preparato da Tavaroli tre anni prima e concentrato su pedinamenti e intercettazioni contro Moggi. Dunque due nuove fonti di prova per la difesa dell’ex dirigente juventino.

Incontro a tre

Cerchiamo di riepilogare i fatti, ricordando che a parlare è un testimone- imputato per un reato connesso a ciò su cui si sta dibattendo nel processo. Sulla base di questi inconfutabili dichiarazioni messe a verbale davanti ai giudici, proviamo a elencare fatti e circostanze.

1) L’incarico di spiare fu affidato a Tavaroli a fine 2002 «in un incontro a tre con Massimo Moratti e Giacinto Facchetti» nella sede della Saras, la società del presidente dell’Inter. Tavaroli fu convocato dalla segreteria del Presidente Tronchetti Provera.

2) «Fui contattato da Moratti», «L’input arrivava da Moratti».

3) «Presi contatto con Facchetti per i termini organizzativi dell’operazione».

4) «Il dossier era per l’Inter».

5) «Il report (il famoso “Dossier Ladroni”, ndr) era teso a confermare le rivelazioni di un arbitro (Nucini, ndr) in merito a possibili frodi sportive del 2002». Venne realizzato ad inizio 2003 (da notare che i fatti di “farsopoli” fanno riferimento a fatti al periodo successivo al 2003).

Tiger Team 

6) «Le attività vennero poi condotte dall'agenzia Polis d'Istinto » di Firenze che faceva capo a Cipriani. Si trattava del famoso “Tiger Team”.

7) Su Moggi «non svolsi le indagini io personalmente, ma credo che fu il dottor Bove (l’ex manager Telecom trovato morto a Napoli nel 2006, ndr)» a fare «l’analisi del traffico telefonico»

8) Il controllo è stato compiuto «sicuramente sul traffico telefonico di Luciano Moggi, oltre che su quello di Massimo De Santis. Non ricordo se anche su quello di Antonio Giraudo».

9) «Consegnai integralmente il rapporto a Facchetti, allora vicepresidente dell’Inter. Poi ne discutemmo assieme, ma non so se poiriferì aMorattielo mise alcorrente dell’esito delle indagini».

10) «Quello non fu il primo incarico per cui l’Inter si rivolse a Tronchetti Provera e quindi ame per un supporto professionale»: in precedenza infatti Tavaroli era stato incaricato di controllare i calciatori Vieri e Jugovic. Ricordiamo che quando il club nerazzurro si rivolge alla security della società di Tronchetti Provera, quest’ultimo faceva, cosìcomefa, parte del CdA nerazzurro.

11) A pagare per quel primo dossier «fu l’Inter».

12) «Per il dossier Ladroni pagò Pirelli per un errore amministrativo ». Infatti non ha senso pensare che a Pirelli interessassero i fatti di Moggi o dell’arbitro De Santis, non hanno nulla a che vedere con gli pneumatici, mentre all'Inter ovviamente queste “investigazioni” interessavano assai.

13) L'Inter scarica l'eventuale responsabilità su Pirelli, ma occorre rilevare che la società di Tronchetti Provera, azionista all'epoca dell'Inter (ne deteneva il 19,485% delle azioni, in seguito vendute), è sponsor nerazzurro ormai da anni.

14) Sulla fatturazione a Pirelli, anziché a Telecom, Cipriani ha detto che Tavaroli gli riferì che era opportuno che l'Inter non apparisse direttamente.

Strane nomine

15)
 3 maggio 2005: a Milano viene sequestrato dai Carabinieri il personal computer di Tavaroli.

16) 9 maggio: i Carabinieri di Roma si presentano a Milano con un decreto di ispezione del Nucleo Operativo e portano nella Capitale il prezioso pc, contenente il “Dossier Ladroni” preparato su incarico dell’Inter tre anni prima. Ricordiamo che Telecom aveva ai suoi vertici Tronchetti Provera e Buora (dirigenti anche dell’Inter), il commissario della Federcalcio era il prof. Guido Rossi (dirigente dell’Inter) e l’investigatore principale dell’ufficio diretto da Francesco Saverio Borrelli era il tenente colonnello Federico Maurizio D'Andrea, comandante della Guardia di Finanza di Bergamo. Pochi mesi dopo quel suo incarico all’Ufficio Inchieste viene assunto come altissimo dirigente proprio da Telecom, come capo della security e dell’intelligence interna ed esterna. Il governo Berlusconi nell’agosto 2011, senza obbligarlo a lasciare Telecom, lo ha nominato presidente della Sogei, la società di informatica (già di proprietà Telecom e ora interamente controllata dal Tesoro) che gestisce l'anagrafe tributaria dello Stato italiano.

17) I periti dei pm Robledo e Piacente, in un’altra inchiesta sullo spionaggio e il dossier aggio illecito di Telecom, hanno scritto che fino al 2005 «il sistema complessivo della rete Telecom era potenzialmente in grado di raccogliere e analizzare i dati sensibili relativi alle comunicazioni intercettate», mentre il sistema Radar poteva «segnalare l'esistenza di traffico tra utenti che si volesse monitorare ».

18) Il 31 agosto 2006 a Sabelli Fioretti (in un’intervista su Corriere della Sera Magazine) Moratti, alla domanda sull’ex arbitro Nucini «Tempo fa venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c’era nel calcio», risponde: «Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze». Domanda: poteva denunciare la cosa lei. Risposta di Moratti: «Temevo che fosse una trappola per farci fare brutta figura. Però nacque la voglia di capire che cosa ci fosse di vero». Domanda: metteste sotto sorveglianza l’arbitro DeSantis. Risposta di Moratti: «Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».

Interviste e amnesie

19) Il 22 settembre 2006 Roberto Beccantini intervista Moratti per La Stampa: gli chiede se è preoccupato che possa essere tirata in ballo l’Inter a seguito degli sviluppi delle indagini. Moratti risponde: «No, nella maniera più categorica». Eppure faceste pedinare l'arbitro De Santis. Moratti risponde: «È ormai un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c'è un'inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti».

20) Dopo queste dichiarazioni qualcuno ancora dubita che Moratti fosse a conoscenza del pedinamento illegale ai danni di De Santis? E Moratti era all'epoca amministratore dotato di tutte le deleghe necessarie a rappresentare l'Inter ed a sottoscrivere contratti vincolanti, non come Facchetti. Però stranamente nel documento dei difensori dell’Inter di questi mesi a Milano viene evidenziata solo la mancanza di deleghe di Facchetti ma nulla si dice delle dichiarazioni di Moratti.

21) Massimo Moratti, nel 2007 – cioè un anno dopo lo scoppio di “Farsopoli” - dichiarò davanti a Palazzi di non sapere nulla del “Dossier Ladroni”.

Contraddizioni

22) Palazzi, sulla base di questa dichiarazione, pronunciò - secondo la Gazzetta dello Sport - un’“assoluzione sportiva” (?) di Moratti per il “Dossier Ladroni”, Mentre solo Tuttosport aveva osato far notare lo strano, inquietante e vero «non doversi procedere» sentenziato da Palazzi. Quindi, mentre la Gazzetta celebrava l'assoluzione, Tuttosport non poteva esimersi dal chiamare in causa Facchetti.

23) Per la Gazzetta, l'Inter non rischia nulla perché per la giustizia sportiva i fatti sono prescritti; su Tuttosport, invece, Alvaro Moretti richiama l'archiviazione a suo tempo disposta da Palazzi, facendo notare che la stessa era stata motivata, per il “Dossier Ladroni”, non per prescrizione ma per improcedibilità. Adesso tale improcedibilità non avrebbe più ragion d'essere, e dunque il relativo processo dovrebbe essere oggetto di una qualche revisione.

24) «L'Inter ha appreso del “Dossier Ladroni” solo da notizie di stampa»: questo si dice nel documentodifensivo (a pag. 8) degli avvocati del club nerazzurro depositato presso il tribunale di Milano nella causa civile intentata da De Santis per risarcimento danni (21 milioni) per lo spionaggio cui era stato illecitamente sottoposto.

25) C’è un altro fatto giudiziario rilevante. Nell'udienza preliminare del processo sul dossieraggio Telecom, il Giudice dell’Udienza Preliminare dott.ssa Panasiti era chiamata a decidere sul rinvio a giudizio del Tiger Team per appropriazione indebita, come sostenuto da Pirelli, da Telecom ed anche dagli stessi pm (bacchettati poi dalla stessa Panasiti). La Panasiti ha stabilito (con pronuncia del 28 maggio 2010, depositata il 14 giugno) che il Tiger Team operava nell'interesse e su input dei vertici Telecom e Pirelli, e che anche il “Dossier Ladroni”venne realizzato nell'interesse del gruppo Pirelli. E che l'Inter era considerata una “società del gruppo Pirelli” come ebbe a testimoniare Ghioni.

26) Sulla base delle ultime deposizioni di Tavaroli in Tribunale e sotto giuramento, Massimo Moratti avrebbe dichiarato il falso a Palazzi circa il “Dossier Ladroni” affermando che non ne sapeva nulla. Su questo fatto possibile che non ci siano risvolti in tema di giustizia sportiva?

27) E che cosa dire, alla luce di quanto sta emergendo su tre punti: la revoca degli scudetti all’Inter, la rassegnazione alla Juventus, una dura sanzione (Moggi ha chiesto la serie B) per il comportamento dell’Inter contro dei tesserati, per condotta sleale e antisportiva.

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Commenti all'articolo

  • admlew

    16 Giugno 2012 - 18:06

    Finalmente ho la possibilità di valutare l'accuratezza degli articoli del vostro quotidiano. Non è per partito preso ma ogni tanto un lettore qualsiasi si fa domande di questo tipo. Quindi al punto 6 c'è una bella imprecisione. L'agenzia di cipriani che stava a firenze è cosa ben distinta dal tiger team. Il Tiger Team era una squadra di hacker (informatici e non investigatori) che in linea teorica dovevano testare la sicurezza delle reti telecom.

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