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Invidia rosa

Le donne premiano Laura Bush
Infuriate le femministe di sinistra

All'ex first lady l'Alice Paul Award. Le militanti di Now scrivono alla giuria: "Anno elettorale, riconoscimento discutibile"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

new york

Le donne premiano Laura Bush
Infuriate le femministe di sinistra

Laura Bush ha vinto un prestigioso premio, l’Alice Paul Award, conferito ogni anno dal “Sewall-Belmont House and Museum”, e ha scatenato la biliosa e partigiana reazione delle femministe doc, cioè di sinistra. Quelle che, o sei Democratica o non sei femminista. E che se, poi, sei una Bush, non parliamone neppure. La Sewall-Belmont è un’istituzione che ha la sede in un palazzo storico a Capitol Hill dalla fine degli Anni Venti, che fu sede del partito delle Donne e che è una pietra miliare nella storia della emancipazione femminile, iniziata dalle suffragette che nella prima metà del secolo scorso conquistarono il voto alle donne. Il 19 settembre ci sarà la cerimonia della consegna, a poche settimane dal voto, e far vedere all’opinione pubblica Usa, in ovvia tensione, che la moglie dell’ex presidente Repubblicano ha i titoli per un tale riconoscimento bipartisan è troppo per le cariatidi del movimento femminista, così come si è sviluppato nei decenni scorsi sostanzialmente attorno al solo concetto della massima libertà delle donne ad abortire. Sonia Pressman Fuentes, 84 anni, cofondatrice della NOW (National Organization For Women), che sta al partito Democratico Usa come l’”Unione delle Donne Italiane” stava al PCI negli anni postbellici, ha scritto una infuocata lettera di protesta al comitato del Sewall-Belmont per far ritirare il premio alla Bush, o in subordine per dividerlo con un’altra personalità, femminista e rossa. 

“Laura Bush non è conosciuta come una campionessa dei diritti delle donne. Ha fatto poco o niente per far progredire l’eguaglianza delle donne”, vi si legge. Ma poi, siccome è noto che Laura Bush ha fatto davvero tanto per le donne e le ragazze in Afghanistan, e continua ancora oggi, la stessa Fuentes ha dovuto aggiungere: “Il suo impegno a vantaggio delle donne afghane è da riconoscere , ma è stata assente in modo cospicuo in ogni maggiore arena dei diritti delle donne americane. Né ha sfidato l’agenda anti-femminista del suo partito in alcun modo significativo. Dare l’Alice Award a una figura politica così partigiana in un anno elettorale è altamente discutibile”. Ecco il problema della super femminista, le elezioni imminenti. 

Il comitato del Sewall-Belmont, che in precedenza aveva premiato tra le altre anche una senatrice moderata del GOP, Olympia Snowe, Hillary Clinton e la superliberal Nancy Pelosi, non ha però battuto ciglio. “Attraverso il suo impegno verso l’educazione, i temi del’assistenza alla salute e i diritti umani, Laura Bush ha avuto un impatto sulla vita delle donne sia all’estero sia in patria”, si legge nella motivazione. E la direttrice esecutiva Page Harrington ha poi spiegato al Washington Post: “Come per ogni figura di alto profilo pubblico c’è gente che è d’accordo e altri che non lo sono, nessuno dei premiati piace mai a tutti. Laura Bush trascende i confini culturali, politici e geografici nel suo operare per il progresso delle donne”. E’ ancora meglio della motivazione, ed effettivamente fa rimarcare la differenza stridente, e imbarazzante per i liberal con gli occhi aperti, tra Laura e Michelle. La quale ultima non ha mai usato del suo potere, della sua razza, e del favore di cui godono lei e il marito presso i musulmani per impegnarsi in campagne decisive a tutela della condizione delle donne nei paesi arabi (come ha fatto invece Laura a Kabul, in piena guerra). E neppure ha mosso un dito, scritto un libro, fatto un sermone rivolgendosi alle nere afro-americane. Eppure è la comunità che più soffre per lo sfascio delle famiglie, con il tasso stratosferico di figli nati fuori matrimonio da mamme bambine abbandonate dai loro compagni. Michelle ha preferito dedicarsi al giardinaggio organico per combattere l’obesità, e a vietare Facebook alle sue due teenager. Ma cosa scommettiamo che prima o poi premieranno pure lei? 

di Glauco Maggi

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