Cerca

Giustizia uguale per tutti

Il Csm perdona il giudice che mena la moglie

Il pg di Cassazione. è da assolvere, anche se aveva un rapporto "contundente" con la signora

Il magistrato davanti alla disciplinare del consiglio superiore: "è solo una dolorosa vicenda privata, mia immagine non compromessa perchè nessuno sa". Ma la notizia era finita su tutti i giornali...
Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero


Cinque dicembre 2009. Lite accesa in una casa di Lecco. Volano parole grosse, qualche urla, forse c’è una colluttazione. Tre marzo 2010: al tribunale di Lecco viene presentata denuncia-querela da parte di un avvocato, Donatella Cianfa. Accusa il marito, Gian Marco Fausto De Vincenzi di violenza privata, maltrattamenti famigliari e lesioni personali dolose. I fatti raccontati sono proprio quelli del 5 dicembre. Atti giudiziari di questo tipo sono piuttosto numerosi nei tribunali italiani. Quella lite però non è da poco: la presunta vittima è un avvocato, il marito che avrebbe commesso violenza, un giudice delle indagini preliminari dello stesso tribunale di Lecco (oggi è giudice monocratico). Il procedimento viene trattato in tempo record. Il 9 marzo la moglie, l’avvocato Cianfa, ritira la denuncia- querela. Il giorno prima aveva trovato un’intesa sulla separazione dal marito e soprattutto sugli alimenti. Il procedimento è destinato a morire, e così sarà: proscioglimento da due accuse, estinzione del reato per la terza grazie alla remissione della querela. Nel frattempo però il fascicolo giudiziario è arrivato al ministero della Giustizia che ha promosso l’azione disciplinare nei confronti del De Vincenzi davanti al Csm. La procura generale della Cassazione sostiene che non c’è materia, essendo intervenuta la remissione della querela. La commissione disciplinare è di diverso avviso, perché quella violenta lite familiare è comunque esistita e può avere leso il prestigio della magistratura. Il capo di imputazione davanti al Csm è assai duro: sostiene che il Gip avrebbe “ripetutamente percosso”  la consorte, e che in un’occasione l’avrebbe “sbattuta contro il muro e a terra”, causandole lesioni giudicate guaribili in due settimane da un referto medico. In quella occasione per altro il De Vincenzi avrebbe impedito alla moglie di recarsi al pronto soccorso “sottraendole e distruggendole le chiavi della sua auto” e costringendola a “sedersi sul letto accanto a lui per tutta la notte mentre le tratteneva i polsi”, dicendole “sei una donna inutile, fai schifo”. Le accuse sono tratte dalla stessa querela poi ritirata dalla signora, ma sono approdate il 15 giugno scorso alla disciplinare del Csm. Dove il diretto interessato si è difeso quasi considerandosi vittima e negando qualsiasi impatto sulla propria funzione di magistrato, perché nessuno avrebbe conosciuto la vicenda (finita invece su molti giornali locali e nazionali). “Devo rimarcare”, ha spiegato De Vincenzi, “ che tutta la vicenda è personale, dolorosissima. Purtroppo sono anni ancora che -diciamo- si trascina questa cosa. Dal punto di vista professionale, di immagine, credo che assolutamente non abbia inciso minimamentenon fosse altro perché assolutamente nessuno ne è venuto a conoscenza, è una cosa che è rimasta –da questo punto di vista fortunatamente- in una sfera del tutto privatissima e personale”. La vera sorpresa è però venuta da chi doveva sostenere l’accusa, Vincenzo Geraci, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, che invece ha chiesto l’assoluzione con motivazioni stupefacenti: “Non mi pare che siano emersi degli altri fatti che consentano di dire che ci sia stata una lesione della immagine del magistrato. E’ spiegato come il tutto si sia risolto e mantenuto all’interno di un tormentato rapporto di coppia che ha avuto queste disdicevoli manifestazioni come dire anche fisiche e contundenti…”. Anche i magistrati dunque hanno diritto alla loro dose di botte familiari. Con la pubblica accusa così è quasi certa l’assoluzione. Anche se tutto è stato rinviato al 22 novembre prossimo per ascoltare un teste (l’ex capo del tribunale di Lecco) prima di sentenziare

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • gianko

    12 Novembre 2012 - 13:01

    scrivi:.. Se altri esseri umani facessero i Politici pensano che la casta sia sempre solo tra i Magistrati...In realtà non fanno che aumentare la casta degli Idioti!" e tu invece appartieni alla csta degli IGNORANTI (hai avuto insegnanti ex 68ini?)

    Report

    Rispondi

  • Cosean

    14 Luglio 2012 - 14:02

    pensano che gli esseri umani si comportano come una casta, solo quando coprono l'incarico di Magistrato. Se altri esseri umani facessero i Politici pensano che la casta sia sempre solo tra i Magistrati. In realtà non fanno che aumentare la casta degli Idioti!

    Report

    Rispondi

  • cavallotrotto

    11 Luglio 2012 - 17:05

    è così che lavorano imagistrati? testimoni o no , in altri paesi , quelli che tutti criticano , in una seduta il marito eraa in galera . ma se c'erano le prove con tanto di ricoveri al prontosoccorso , cosa vogliono ancora i magistrati ? fanno sempre schifo e oggi ancora di più

    Report

    Rispondi

  • cuiprodest

    28 Giugno 2012 - 00:12

    è strano che l'avvocato Donatella Cianfa non avesse capito che un magistrato fa parte dell'unica categoria italiana di persone impunibili perchè legibus solutus .

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog