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Fantasia letteraria

La bufala di Obama e di suo nonno torturato dagli inglesi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La bufala di Obama e di suo nonno torturato dagli inglesi

Ricordate la biografia bestseller di Obama “I sogni di mio padre”? Tutta una bufala, una fantasia letteraria e non una biografia. Lo dimostra il libro di David Maraniss che ricostruisce la sua vita vera. Il nonno keniano non fu mai imprigionato e torturato dagli inglesi, l’amica nera Regina era una Carolina bianca, l’amico nero Ray era mezzo indiano e hawaiano… Tutto inventato perché Obama ha voluto fabbricare con la “biografia” una sua negritudine perfetta che non c’era, a partire dalla sua mamma bianca. Ma lui ci ha fatto i soldi ed è diventato presidente. Ecco i punti salienti del libro “Barack Obama: La Storia” di Maraniss. 

Uno dei miti era quello del nonno in Kenya, cuoco per le autorità inglesi che sarebbe stato imprigionato nel 1949 per sei mesi e torturato dai militari imperialisti per aver aver aiutato i ribelli anticolonialisti Mau Mau. Sarah, nonna di Obama (non biologica ma acquisita) e ancora vivente oggi, era citata nel libro di Obama per questa frase, riferita al marito Onyango: “Un giorno, gli ascari dell’uomo bianco vennero a portare via Hussein Onyango, e lo misero in prigione. E’ stato più di sei mesi, e quando ritornò ad Alego era tanto magro e tanto sporco. Aveva problemi a camminare e la sua testa era piena di pidocchi. Aveva così tanta vergogna, che rifiutò di entrare nella sua casa e di dirci che cosa era successo”. Un nonno vittima fisicamente abusata dagli imperialisti è una bella storia da mettere in una biografia, no? Peccato che non era vero niente, anche se la nonna Sarah in una intervista del 2008 ha rafforzato la bufala scritta dal nipote: “Veniva frustato mattina e sera. A volte gli strizzavano i testicoli col fil di ferro. Fortunato a sopravvivere.” Fu questa “ricostruzione” delle radici di Obama che fece dire a Newt Gingrich “che Barack ha una cultura anti-occidentale”. Quello che voleva far credere Obama.

Maraniss, che ha verificato di persona i fatti, ha smontato tutto. John Ndalo Aguk, che lavorava con Onyang in quel periodo ed è stato in contatto con lui ogni settimana ha detto di “non sapere niente” di nessuna detenzione e che avrebbe sicuramente notato se fosse sparito per molti mesi. Zablon Okatch, che lavorava con Onyango come inserviente all’ambasciata inglese dopo la supposta incarcerazione ha detto: “Hussein non è mai finito in galera. Lo so come fatto certo. Sarebbe stato difficile per lui avere un lavoro con una famiglia bianca, figuriamoci con un diplomatico, se avesse avuto un passato da prigioniero”.

Charles Oluoch, il cui padre era stato adottato da Onyango, ha detto che “non ha mai avuto guai con il governo per nessun motivo”. E Dick Opar, parente per motivi di nozze di Onyango ed anche ufficiale della polizia del Kenya, ha fornito a Maraniss la testimonianza finale: “La gente inventa frottole. Se sei arrestato dici che è perché hai lottato per l’indipendenza, ma invece è per un altro motivo. Io comunque l’avrei saputo. Se fosse passato dalla prigione di Kamiti anche per un solo giorno io l’avrei saputo”. 

Il libro, per Maraniss, “accentua i caratteri dei personaggi di conoscenti di Barack citati come neri, e che giocarono un ruolo meno importante nella vita reale ma potevano essere usati per avanzare una certa tesi”. Quando Obama non arriva a lasciar fuori amici bianchi veri o a stravolgere le azioni di amici presentati come neri ma che in realtà non lo erano. 

Ricordando i giorni di scuola, Obama ha inventato una amica chiamata Regina, simbolo della autentica esperienza nera americana che Barack voleva costruire per sé. Ma la Regina nera della “biografia” era in realtà l’amica bianca Caroline Boss, studentessa all’Occidental College, e Regina era il nome della nonna svizzera di Caroline. Il libro nota anche che Obama ha rimosso dalla “biografia” due suoi compagni di camera bianchi a Los Angeles e a New York, e lo stesso Obama ha ammesso a Maraniss, che l’ha intervistato, che un incidente razziale che aveva coinvolto una sua girlfriend a New York era in realtà avvenuto a Chicago. Il personaggio dell’amico del cuore Ray, dipinto come prototipo della negritudine giovanile, è basato su un compagno che era mezzo giapponese, e in parte hawaiano e nero. E non era un amico stretto come rivendicato. 

E la leggenda del patrigno indonesiano di Obama, Soewarno Martodihardo, che sarebbe stato ucciso dai soldati olandesi  combattendo, tanto per cambiare,  per l’indipendenza dell’Indonesia? E’ risultata “un mito praticamente inventato sotto tutti gli aspetti”, ha scoperto Maraniss.

Come falsa è la storia raccontata da Obama di essere stato abbandonato dal papà quando aveva due anni. In realtà la mamma fuggì nello Stato di Washington un anno prima, ed è possibile lo abbia fatto perché era stata picchiata e voleva sottrarsi alle violenze del “padre dei sogni”. Per Maraniss, infatti, sia il padre naturale di Obama sia il nonno anticolonialista erano violenti ed abusavano delle donne.

di Glauco Maggi

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