Cerca

riforme

Incomprensione tra Maroni e i senatori per «colpa» di Facebook

Bobo detta la linea sul taglio dei parlamentari sul social network e sorprende i suoi. Pace fatta alla buvette

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Incomprensione tra Maroni e i senatori per «colpa» di Facebook

Incomprensione tra senatori leghisti e Roberto Maroni. Tutta colpa di Facebook e di un post scritto dall’ex ministro che ha colto di sorpresa la pattuglia padana. È successo mercoledì, sull’argomento-riforme. Da settimane i lumbard stavano discutendo con gli azzurri ed erano vicini a un’intesa: sì al Senato federale caro alla Lega, in cambio del semipresidenzialismo voluto dai berlusconiani. Al tavolo delle trattative, tra gli altri, c’erano Roberto Castelli e Federico Bricolo per il Carroccio e Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri per il Pdl. Il tutto con Roberto Calderoli pronto a intervenire via telefono (non per fare il fighetto: ha subìto un intervento chirugico). È poi successo che il Pd ha scatenato la gazzarra parlando di rinvio del taglio dei parlamentari, dando la colpa all’accordo tra Pdl e lumbard. Peccato si trattasse di un rinvio di sole 24 ore. Fatto sta che il segretario federale in pectore della Lega, subito dopo la pausa pranzo, è intervenuto sul social network per scrivere: "La richiesta della Lega sul Senato federale (modello Bundesrat) introduce il federalismo istituzionale e riduce di conseguenza anche il numero dei senatori. È una buona cosa, ma ho letto che se passa il Senato federale il Pd per ripicca   vota contro la riforma (che riduce anche il numero dei deputati) dando  poi la colpa alla Lega. Meglio allora lasciar perdere e puntare solo sulla riduzione dei parlamentari, che però deve essere consistente (come ha proposto a suo tempo la Lega) ed entrare in vigore subito". Stupore a Palazzo Madama, dove alcuni senatori lumbard si dicono sorpresi perché non avvisati. Risultato: i parlamentari più lontani da Bobo criticano la sua uscita. Dopo qualche ora, Maroni si materializza alla buvette di Palazzo Madama per incontrare le truppe. L’incomprensione rientra, ma l’aria resta elettrica (eufemismo) in attesa del congresso federale del 30 giugno primo luglio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog