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Informazione in campagna elettorale

C'è Obama, e i media americani
tacciono sui 2mila morti in Afghanistan

Su Abc, Nbc e Pbs passato sotto silenzio il triste traguardo della guerra. Nel 2005, per i 2mila morti in Irak sotto Bush, le tv fecero decine di servizi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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C'è Obama, e i media americani
tacciono sui 2mila morti in Afghanistan

Non è proprio una clamorosa notizia che ci sia uno smaccato favoritismo verso Obama e verso i governi Democratici nel mondo delle televisioni americane (con la solitaria eccezione di Fox), ma il 13 giugno ha segnato un record clamoroso, anzi spudorato. E’ stato il giorno in cui in Afghanistan è morto il soldato Usa numero 2000, un triste traguardo simbolico. Non che i morti numero 1999 o 2001 siano meno degni di nota ma, si sa, la cifra tonda è sempre un’occasione per “fare il punto”, che nei media vuol dire un titolo sui giornali o un’inchiesta in un programma televisivo.

Invece, su ABC,  NBC, PBS News Hour (che oltretutto è la sola rete pubblica, cioè con finanziamenti federali)  questa tappa di guerra è passata sotto silenzio. Ovviamente, ciò è successo non per dimenticanza ma per non disturbare l’attuale comandante in capo tutto teso a farsi rieleggere: è sconveniente associarlo ad un fatto, pur fisiologico quando si hanno decine di migliaia di marines sul campo di battaglia, qual è la conta dei morti. George Bush, il giorno in cui cadde il morto numero 2000 tra i militari in Irak, nell’ottobre del  2005, ebbe un ben diverso trattamento da questi stessi network. Ecco, per chi non si ricordasse.

ABC: fece, al tempo, ben cinque servizi e riportò la notizia in otto dispacci. Il 25 ottobre la rete vi dedicò l’intera edizione di Nightline, il programma di approfondimento serale. A Good Morning America, la celebre conduttrice Diane Sawyer aprì così il popolare programma del mattino: “Questa mattina, un tetro traguardo. Un altro americano morto nella guerra in Iraq. Abbiamo adesso perso 2000 figli e figlie”. 

NBC: fece quattro servizi e riportò la notizia sei volte. Katie Couric, conduttrice di Today, il 24 ottobre “anticipò” così l’evento, tradendo una cinica impazienza per un fatto politicamente utile ai Democratici. “Come se la Casa Bianca non avesse abbastanza problemi,  l’Iraq si profila gravemente. Ci sarà molto presto il duemillesimo morto tra gli uomini e le donne in divisa, penso che non siamo lontani da ciò”. Durante Nightly News del 26, Brian Williams si impegnò a rendere la pietra miliare ancora più deprimente: “Dovremmo immediatamente puntualizzare che il numero di irakeni morti dall’invasione americana è, ovviamente, più alto del livello di 2000 dei nostri soldati. La Associated Press stanotte cita una fonte che dice che non meno di 30mila irakeni sono morti, e forse di più”.   

PBS: A NewsHour, Jim Lehrer annunciò solenne: “I morti statunitensi in Iraq hanno superato oggi il traguardo dei 2000. L’esercito ha annunciato che due Marines sono stati uccisi la settimana scorsa e un terzo è morto per le ferite. Ciò fa un totale di 2000 americani uccisi da quando la guerra è iniziata, secondo la Associated Press. Cifre del Pentagono aggiungono che i feriti finora sono stati più di 15mila”. Leher tornò giorni dopo a citare il numero 2000 parlando con Tobias Naegele del Military Times Media Group. Due giorni dopo Mark Shields sottolineò, sulla stessa rete: “Abbiamo appena superato quota 2000 morti in Iraq questa settimana. Il 90% sono stati ammazzati da quando il presidente ha annunciato Missione Compiuta”.  

Sul 2000esimo morto sotto Obama, nella “guerra giusta” di Kabul, silenzio di tomba.

di Glauco Maggi 

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