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Complimenti per la trasmissione

Addio a Ah IPiroso, Quelli della notte vent'anni dopo

la chiusura del programma di La7

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
il salotto pirosiano

Fare del proprio addio un tintinnar di calici e sorrisi è molto autoironico.
E come in una novella di Jorge Amado, Antonello Piroso ha celebrato il funerale del suo programma (Ah Ipiroso, lunedì, terza serata se non quarta) tutto di bianco vestito, con un buffet sostanzioso, circondato da un allegro casino e dall’abbraccio –come si dice- delle persone care.
E di persone care, di ospiti, per essere stato un programma sprofondato nel palinsesto di una tv che non l’amava più, e inoltre ispirato al cazzeggio delle più divertenti lezioni di Renzo Arbore, be’,  Ah Ipiroso ne avute parecchie. Da Miriam Mafai a Lillo & Greg, da Pannofino ai Manetti Bros agli chef più noti ai politici più disperati, i passeggiatori nella tele notturna di Piroso ( solo a vederne scorrere i volti passano più di 5 minuti)sono stati intarsi consapevoli di un’inconsueta satira di costume. Dopo 10 anni e 426 puntate questa sorta di Quelli della notte 2.0 lascia con l’onore delle armi. Ah IPiroso era un divertissment volutamente destrutturato. C’era il conduttore, Antonello Piroso già direttore dei tg de La7 prima  di Mentana, in maniche di camicia e cravatta; c’erano una scrivania, giornali da commentare, video da guardare  e vecchie fotografie da accarezzare e in molte di esse compare lo stesso Piroso nelle sue tante reincarnazioni, cronista, autore di Domenica in, indiano metropolitano. C’erano, soprattutto, due ospiti fissi attraversati da vena surreale. Erano lo scrittore Fulvio Abbate e il redivivo Adriano Panatta che discettava di tutto e beveva “un caffè che pare una ciofeca”; ed erano oggetto di fischi, refrain (“Estiqaatsi" il più noto: si legge Esticazzi…) suoni inumani provenienti da una fantomatica jiingle machine, sorta di confessore laico dei peccati televisivi. Esilarante, per dire, l’ultimo video inglese da Youtube che descrive efferate tragedie sulle note di Que serà serà: roba che evoca più Monty Python che Gigi Marzullo.
E su questo schema fisso ruotava una varia umanità, un viavai di opinionisti improvvisati a commentare la giornata trascorsa. Da Umberto Pizzi che con le sue foto immortalava il lato trash dell’Italia a Riccardo Garrone veterano di cinema che si lasciava affondare nelle memorie, dall’imitatrice di politici Gabriella Germani a Giampaolo Pansa spietato ritrattista di popoli senza speranza. Non c’era una trama, ogni idea spiattellata in diretta seguiva un percorso tutto suo. Di certo c’erano intelligenza e ironia. E quelle non muoiono mai.

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