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Sei miliardi di altri per raccontare l'anima del mondo

Raitre intervista i senza voce

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Sei miliardi di altri per raccontare l'anima del mondo


Due anni fa il regista Ridley Scott, invaso da un benefico senso d’onnipotenza, realizzò il sogno warholiano del quarto d’ora di celebrità moltiplicato per 6 miliardi di persone.
 Ebbe l’idea di assemblare migliaia di video che illustravano una giornata sulla Terra della gente da ogni angolo del globo; ne nacque Life in a Day su Internet, la più grande opera collettiva mai realizzata. Ed è un po’ con lo stesso spirito che Raitre manda in onda “Sei miliardi di altri” (venerdì seconda serata), ossia un montaggio adrenalico di facce, sorrisi, storie da raccontare dal Mali alla Groelandia dalla Patagonia alla Serbia, dal Vietnam all’Australia, sul filo rosso della vita. Sei miliardi di altri è, per certi versi, un percorso à rebours nell’anima del mondo. Nasce dal progetto del regista francese Yan Arthus Bertrand che ha intervistato 5.600 persone in 78 paesi diversi. E le domande sono sempre le stesse per tutti. Per esempio sull’infanzia: “Qual è il primo ricordo?”, sulla felicità: “Qual è stato il momento più bello della tua vita?”; o sull’amore e sui sogni realizzati o irrealizzati, ecc..E scorrono volti da cinema che sgranano microracconti in pochi secondi: chessò, un operaio del Camerun che ricorda la nascita di suo figlio evocando le lacrime del padre alla propria; o una anziana italiana che sospira sulla scomparsa del marito, la sua mezza mela di serena vecchiezza; o un contadino cubano dai tratti antichi che afferma che “la felicità sta nelle piccole cose, spesso ci passano davanti e non ce ne accorgiamo”; o una brasiliana che conferma che “il senso della vita è lottare, lottare per ogni cosa…”.
L’esperimento è toccante, anche se corre talora il rischio di scivolare nel patetico. La levigata Sveva Sagramola (ecco dov’era finita) star starter da uno studio fatto di cubi luminosi e sovrapposti intervista sugli stessi temi “intellettuali , politici, scrittori o semplicemente persone che hanno fatto esperienze particolari di vita”, tipo Barbara Alberti, il jazzista James Senese o soltanto Rosita Celentano. E’ la parte pleonastica del programma. Pure se alcuni suoi incontri ti rovistano dentro, come quello con la giornalista Carlotta Vismetti coraggiosa atipica, che, dopo aver incontrato in autobus quattro ragazzini afghani profughi, decide di dedicarsi all’accoglienza dei minori dai teatri di guerra. Molto belli i video musicali di Playing for changing con l’esecuzione di Stand by me fatta da musicisti improvvisati da ogni parte del mondo, contemporaneamente. Le immagini di Sei miliardi di altri sono come le pagine di Anna Frank: in fondo credono nell’intima bontà dell’uomo. Vale la pena vederlo quando si ha voglia di ascoltare il battito di un cuore che non sia il proprio.

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