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Complimenti per la trasmissione

Vianello bloccato da un tweet

Quando i social network invadono la tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Vianello nella piazza tv



Un occhio al telefonino, un mea culpa soffiato nel microfono e un auto- schiaffetto sulla guancia, come a dire «scusate ho fatto una cazzata...».

Qualche giorno fa, nel lucore mattiniero di Agorà, il conduttore Andrea Vianello, un occhio alla telecamera e l’altro ai social network si correggeva in diretta per un tweet ricevuto dalla deputata Paola Concia, che lo cazziava sulla violazione della privacy di Rosi Mauro. Vianello ha modificato in corsa la conduzione impigliatasi nella Rete. Non era mai accaduto che gli spettatori agissero in tempo reale sulla fattura d’un programma, sulla narrazione talora shakespeariana d’un talk.

Anche Corrado Formigli a Piazzapulita, usa farsi resocontare sugli umori in diretta del pubblico nei “neri” pubblicitari. Idem per Gianluigi Paragone , felicemente twittante mentre accende un dibattito o imbraccia la chitarra a L’ultima parola.. E i loro stessi ospiti si vedono sempre più spesso, a telecamera accesa, accanirsi accanirsi su smartphone o Ipad, come se dovessero compulsare il messale d’una liturgia. Pure loro vanno fuori di testa per twitter. Mario Adinolfi ad Omnibus aveva anticipato via tweet la morte di Scalfaro; Matteo Salvini scatena i followers contro gl’interlocutori a colpi di hashtag; Deborah Bergamini li usa per i micro-sondaggi. I twittaroli invasori di palinsesti sono stati argomento di dibattito al recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia; è stata la probabile anticipazione di come cambierà il mondo della  tv. Mentre, paradossalmente, Panorama Economy rivela che invece politici e sindacalisti su twitter sono presenti pur non usandolo. Se n’è dedotto che l’irruzione di pensieri rombanti in 140 caratteri -info, commenti tecnici, critiche feroci- diventa sempre più pressante, scavalca la stessa cronaca. Ora, c’è un modo nelle cose. Va bene la tecnologia, ma si deve tener conto che: a) se dipendi troppo da twitter la tua linea di pensiero diventa sghemba, e dal video si vede; b)da twitter arrivano perle ma anche un mare di boiate; c) i (pochi) fruitori di twitter sono spesso narcisi più dei conduttori, e non è detto che la loro opinione conti più di quella inespressa dai milioni non fruitori. Mia madre vede Vianello perchè le ricorda Funari, mica perchè sembra Steve Jobs...

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