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La decisione

Il verdetto sulla legge anti immigrazione che accontenta tutti

E ora la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sulla Obamacare

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La Corte Suprema Usa

La Corte Suprema ha emesso un verdetto articolato sulla legge anti immigrazione votata dal parlamento dell’Arizona e portata in tribunale dal governo Obama. I punti della legge sotto giudizio erano quattro e mentre sul primo, quello chiave, la unanimità dei giudici ha dato ragione all’Arizona, gli altri tre sono stati bocciati perchè permettevano, secondo una maggioranza di 5 su 8, l’intromissione dello stato in una materia federale. 

In dettaglio, la Corte ha ritenuto legittima la norma che consente alla polizia locale di controllare lo status di immigrato regolare o meno della gente che viene fermata, mentre ha deciso per la incostituzionalità degli altri tre dispositivi contenuti nella legge SB 1070: quello che criminalizza un clandestino senza permesso di lavoro che cerca di ottenere un impiego; quello che criminalizza l’immigrato per non avere con sè un documento che registra il suo status; e quello che autorizza un poliziotto ad arrestare un immigrato se ritiene che ha commesso un crimine che comporti la deportazione. 

Sul mantenimento della prima norma si sono trovati d’accordo in 8 su nove (Elena Kagan non ha partecipato perchè era stata una consigliera di Obama per la causa contro la legge quando era giudice federale, prima di essera nominata giudice della Corte Suprema dal presidente). Sulla cancellazione delle altre tre misure si è formata una maggioranza inusuale: Anthony Kennedy, che ha scritto il verdetto, ha avuto l’appoggio del giudice capo John Roberts, nominato da Bush, e dai giudici liberal Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer e Sonia Sotomayor. Gli altri tre giudici  tradizionalmente più conservatori si sono divisi ulteriormente nel dissenso con la maggioranza guidata da Kennedy: due, Antonin Scalia e Clarence Thomas, hanno sostenuto che la intera legge doveva essere promossa, Samuel Alito voleva mantenere in vigore tre delle quattro misure e bocciarne una sola.

"L’Arizona può avere comprensibili frustrazioni con i problemi causati dalla immigrazione illegale mentre questo processo va avanti, ma lo Stato non può perseguire politiche che minano la legge federale", ha scritto Kennedy nel verdetto. "Se rendere sicuro il proprio territorio in questo modo non è all’interno dei poteri dell’Arizona, dovremmo cessare di riferci ad essa come a uno stato sovrano", ha commentato nella propria opinione dissenziente Scalia.  L’allusione di Kennedy al processo che va avanti è dovuta al fatto che l’Arizona non ha potuto finora implementare la legge che era stata bloccata sul nascere da disposizioni imposte dai giudici federali in attesa della sentenza della Corte. A seconda insomma di come sarà scritta nei regolamenti e applicata, ora che è stata riconosciuta legittima, la SB 1070 potrà essere valida in futuro con il beneplacito della Corte. 

Dopo il verdetto "spezzatino" tutti si sono detti soddisfatti: il governo centrale e i democratici da una parte, perché sperano di cancellare tutta la legge in futuro in quanto, come sostengono in altre cause ancora sotto giudizio, sarebbe discriminatoria verso le minoranze; e il governatore repubblicano Jan Brewer dall’altra parte che ha subito definito la sentenza "una vittoria dello stato di diritto". Recentemente aveva detto di aver emesso un ordine esecutivo per addestrare gli agenti a far rispettare la legge senza operare discriminazioni etniche. "Ho fiducia che i nostri poliziotti sono preparati a gestire questa legge con responsabilità e legalmente", aveva detto. Adesso è convinta di poterlo dimostrare applicando finalmente la legge che Obama voleva eliminare, ma non vi è riuscito. Ora i riflettori sono puntati sulla prossima sentenza della Corte Suprema, quella su Obamacare, attesa nella settimana.

di Glauco Maggi

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