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Complimenti per la trasmissione

Ci mancavano solo le "quote giovani" per entrare nel cda Rai

L'autocandidatura del 26enne Paolo Gioia

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
il gioioso 26enne Paolo Gioia

Paolo Gioia è un robusto giornalista veneto con occhiali gai, barbone da mangiafuoco ed eloquio  che lo rende d’età indefinibile tra i 30 e i 50 anni. In realtà ne ha solo 26; ma, in forza di tale imprescindibile qualità (giovinezza giovinezza/ primavera di bellezza...) ha mandato il suo curriculum per entrare nel cda della Rai.

Sull’onda del rinato interesse per la meritocrazia ispirato da Monti, il gesto che un tempo sarebbe parso una minchiata colossale, non solo ha scatenato un  dibattito in Rete tra siti di informazione, Facebook e Twitter; ma ha fatto girare il ragazzo vorticosamente per i principali programmi d’approfondimento. L’altro giorno, per esempio era a Sky Tg24 nel salotto di Paola Saluzzi; tutt’intento a lanciare le «quote giovani» per il «pluralismo generazionale» contro le raccomandazioni facili. Nella sua lettera di auto-sponsorizzazione Paolino Gioia ha citato la poetica della goccia di Morgan Freeman nella Forza del singolo; Mario Monicelli e la rivoluzione del ’68; e la sua storia di ragazzo «fortunato» che «voleva fare tv» e che ora lavora a TeleMantova. Ha poi dichiarato di voler costruire una Rai «trasparente, moderna, competitiva, laica, aperta al dialogo e lontana da faziosità politiche» (come se gli altri, la volessero oscura, arcaica, bigotta e chiusa al dialogo...).

E ha chiuso spiegando che sì, la sua forse è una provocazione, ma forse anche no. Comunque viva le quote giovani (almeno finchè sei giovane)! Su Twitter s’è espressa a suo favore gente importante, da Bolle a Luxuria all’ex consigliere Rai  Rizzo Nervo. Nessuno che abbia dato un occhio al curriculum del ragazzo, piuttosto poverello (il cv, non il ragazzo). Applausi da molti. Ma la Rete è il tumulto della democrazia. Sicchè in un post sul Corriere della sera firmato Padovano26 s’erge un pesniero illuminante: «Le quote sono un sistema che annulla la meritocrazia e consente l’accesso a gente che non ci sarebbe mai arrivata, non per via di discriminazioni, ma semplicemente perché non qualificata. Se uno mi risolve un problema non m’interessa se sia giovane, vecchio, donna, uomo, alto, basso». O gay. O ebreo. O interista. O Matteo Renzi. (A proposito: c’è un Gioia giornalista a Rai Veneto: per caso, parente....?.)

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Commenti all'articolo

  • uycas

    28 Giugno 2012 - 18:06

    tra un pò avremo le quote argento e le quote bio

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