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Stile & stiletto

Il gigolò di Armani

Seduce con discezione (speriamo)

Daniela Mastromattei

Daniela Mastromattei

Daniela Mastromattei è caposervizio di Libero, dove si occupa di attualità, costume, moda e animali. Ha cominciato a fare la giornalista al quotidiano Il Messaggero, dopo un periodo a Mediaset ha preferito tornare alla carta stampata

Il gigolò di Armani

Dopo un Emporio Armani deludente, Re Giorgio sfila con la prima linea, nell'ultimo giorno di Milano Moda Uomo, con la grinta di sempre. Celebra la seduzione, quella di American Gigolo, tre decenni dopo il film con Richard Gere e Lauren Hutton e il terzo protagonista, il guardaroba Armani. L'abito può tirar fuori il meglio o il peggio di una persona, bisogna saper scegliere il vestito giusto. Proprio come nel film, il protagonista Julian, esprimeva la sua emancipazione culturale e sentimentale anche attraverso i vestiti che mostravano quanto poco fosse uomo rozzo e volgare.

L'uomo Armani torna sensuale e seduttore ma è «educato alla discrezione e al rispetto». Ha l'aria sciolta ma non sciatta, usa i colori ma non ne approfitta, mescola con rigore, superando la barriera tra abbigliamento sportivo e formale, tra giorno e sera. Principe di Galles leggermente stropicciato, quasi a dargli più rilievo: le giacche a microstampa hanno la corposità della maglia. I blazer sono a corpo e smilzi; i doppiopetti non strutturati, con spalle non rinforzate, da portare sui pantaloni con le pinces stirate, morbidi sui fianchi ma raccolti sul fondo. C'è il blu Armani del completo da mare o da città, da giorno o da sera. È un uomo educato ma «ogni tanto - fa notare Armani - vuole uscire dai canoni classici». Sceglie un'accoppiata di colori nuovi, il marrone bruciato e il bianco che  «bisogna saper portare». La moda è una cosa seria, un lavoro importante rivolto «a educare i mercati. In Cina per esempio vogliono il logo dappertutto - dice lo stilista -, è il loro modo plateale di concepire la moda. Noi l'abbiamo superato (per fortuna). Spesso quei mercati vorrebbero che io facessi cose che non mi sento di fare, e non le faccio». Identità, indipendenza di stile. «Sì, ho cercato di lavorare di più sui miei codici, anche se non metto il timbro definitivo su questa scelta, perché la moda è sempre in evoluzione», spiega lo stilista. Per stavolta comunque non ci sono dubbi: ha voluto soprattutto «liberare la moda maschile da elementi grotteschi, riaffermare la necessità di fare il nostro lavoro, che è quello di rendere migliore l'uomo educatamente, accompagnandolo anche quando ha la mania di fare il giovane, una mania legittima». Ma a volte esagera. E si rende ridicolo.

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Commenti all'articolo

  • roby blu

    04 Luglio 2012 - 19:07

    Il film American Gigolò forse più bello per gli abiti che indossava Richard Gere che per la trama. Ci fa piacere scoprire che almeno Armani desideri rivestire il maschio da maschio e non da uomo-caramella (titolo che ho letto nei giorni di moda mai più azzeccato su Libero).

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