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"Trattati con disprezzo"

L'umilante voto di censura contro Holder

Barack gioisce per la vittoria su ObamaCare ma incassa il parere della Camera sul ministro della Giustizia

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Eric Holder

Il ministro della Giustizia di Barack Obama

Nel giorno della gioia per la vittoria su ObamaCare assegnata dalla Corte Suprema, il potere giudiziario, la Casa Bianca ha dovuto però anche registrare un umiliante voto di censura per il ministro della Giustizia di Obama, Eric Holder, ad opera del potere legislativo, la Camera dei deputati. Con una schiacciante maggioranza di 255 contro 67, è stata approvata la mozione proposta dalla Commissione per le Indagini degli Atti di Governo, che aveva votato giorni fa al suo interno per il passaggio in aula del giudizio. 

Holder è il primo General Attorney degli Stati Uniti ad essere stato accusato di aver “trattato con disprezzo” il Congresso, avendo negato per oltre un anno di consegnare tutti i documenti sul balordo traffico di armi da alcuni rivenditori americani ai trafficanti di droga messicani, un  mercato che un’agenzia dello stesso dicastero di Holder aveva favorito. L’obiettivo formale era di “seguire” la traccia delle armi americane, per risalire ai boss dei cartelli. Ma lo scopo politico dell’azione era di far vedere quanti mitra e fucili passano facilmente dall’America al Messico, la premessa per lanciare una campagna contro la vendita di armi e dimostrare la necessità di leggi più restrittive su questo commercio. Tutto è andato a rotoli, però, perché la morte di almeno due agenti della polizia Usa di frontiera, uno in territorio americano e l’altro in Messico, e il ritrovamento di alcune armi del traffico pilotato sul luogo degli scontri a fuoco con i narcos, hanno fatto scoppiare lo scandalo, diventato celebre con il nome dell’operazione, Fast & Furious. Quando il Congresso, con l’azione del Comitato per le Indagini che è presieduto dal deputato repubblicano della California Darrell,  ha avviato l’indagine per far luce si è trovato davanti un muro. Prima di Holder, e 10 giorni fa anche di Obama, che ha secretato tutto il materiale relativo. 

La sconfitta politica di giovedì per il presidente era attesa, ma a renderla più cocente è che non solo i Repubblicani (meno due di loro) hanno votato la censura “criminale”: anche 17 Democratici si sono esposti ufficialmente con il voto palese contro la linea di partito. A seguito della mozione di “disprezzo”, di solito, il dipartimento della Giustizia è tenuto a procedere contro il destinatario condannato. Stavolta, ovviamente, ciò non avverrà, perché sarebbe un giudice federale di Washington a dover portare in tribunale Holder per fatto “criminale”. Così, un’ora dopo il voto, la Camera ha fatto passare una seconda risoluzione che consente al Comitato di Issa di aprire un procedimento di natura civile contro il General Attorney. 

Questa seconda risoluzione ha avuto una maggioranza di 258 a 95, con i Democratici contro Holder saliti a 21. La storia, insomma, non finisce qui. Lo scandalo Fast & Furious è troppo importante nel merito della vicenda di per sé : la famiglia dell’agente ucciso è spesso in televisione ad accusare il governo di nascondere la verità, e ha promosso una causa separata per chiedere il risarcimento al governo. Ma è anche ghiotta politicamente perché contribuisce a screditare l’immagine di un fedelissimo di Obama nei mesi decisivi della campagna elettorale. “Le sorprese del subpoena power nelle mani del GOP”, avevo anticipato nel libro “Obama dimezzato” a fine 2010, dopo che il partito repubblicano, aggiudicandosi la Camera, era diventato il controllore delle inchieste a carico dell’amministrazione. “Questo potere è un’arma politica di grande rilievo e nelle mani del GOP può dare molto fastidio al presidente Obama e ai democratici”. I fatti lo stanno dimostrando.

di Glauco Maggi

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