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La riforma sanitaria Usa

A novembre gli americani
voteranno anche su Obamacare

Dopo il via libera della Corte suprema, l'unico modo per evitare allo Stato una spesa di 1.762 miliardi in 10 anni è votare Romney

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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A novembre gli americani
voteranno anche su Obamacare

Ora tocca agli americani decidere che cosa fare di Obamacare. Anzi, di decidere se prendere la nave per la Grecia, o per Roma, e far diventare gli Usa un compiuto paese socialdemocratico, all’insegna delle “garanzie” e dei “diritti” pagabili con i soldi dei debiti pubblici e delle tasse future. Oppure no. L’Ufficio del Budget del Congresso ha stimato che il 76% di quelli che pagheranno la tassa per non comprare la polizza nel 2016 sarà gente che guadagna meno di 5 volte il livello di povertà: essendo  di 24mila dollari annui per una famiglia di quattro, vuol dire che il 76% della popolazione gravata dal nuovo balzello è sotto 120mila dollari l’anno. Obama aveva giurato, come fece George Bush Il Vecchio con il famoso “guardate le mie labbra, non alzerò mai le tasse”, che chi era sotto i 200 mila dollari di reddito non avrebbe avuto da lui, se presidente, neppure un centesimo di tasse in più. Bush Il Vecchio fu bocciato alle urne, vedremo che cosa sarà di Barack. 

Visto che il giudice John  Roberts, con acrobazie da sofista, ha salvato la legge di riforma sanitaria, non resta insomma che il voto di novembre tra la sua piena implementazione nel caso venga rieletto Obama, e la sua cancellazione se viene eletto Romney e se anche il Senato, con la Camera,  passa ai Repubblicani. La bizzarra maggioranza  di 5 a 4, costituita tra il giudice nominato da Bush Il Giovane  (Roberts, il capo della Corte Suprema) e i 4 della sinistra, si è potuta formare grazie al conservatore azzeccagarbugli che ha chiamato “tassa” il “mandato obbligatorio” del testo, con le quattro volpi filodemocratiche che non sono andate per il sottile e avrebbero accettato che fosse anche definita “un trucco”, o “un bidone”, purchè la conclusione fosse la sua costituzionalità. Tanto, un minuto dopo aver incassato il trionfo di non essere dalla parte dei bocciati, Obama e i suoi hanno ripreso imperterriti il loro ritornello, anzi quella che da ieri è formalmente, per la Corte, e per l’opinione pubblica, una bugia. Il presidente non ha manco usato la parola “Tassa”, che era il cardine del verdetto, parlando di “americani che devono prendere la responsabilità di comprare una polizza”. E il suo portavoce nella conferenza stampa ha continuato piattamente a definirla una “penalità”, come prima. Ha anche argomentato che ”non è una tassa, perché se uno paga la polizza non deve pagarla…e questo con le tasse non si può fare, no?”. Poi, spazientito, ha detto ai giornalisti “chiamatela come volete”, ripetendo alla lettera ciò che aveva commentato la capa della minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi subito dopo la sentenza. 

Cioè, tra l’arrogante e il dismissivo, i democratici sperano che la questione sia finita qui. Chi ha detto ha detto, e chi l’ha presa in quel posto l’ha presa in quel posto. “Andiamo avanti e basta discussioni su un problema chiuso”, è la parola d’ordine di Barack e dei suoi. Roberts è archiviato come il giudice “usa e getta” per la sinistra, i cui quattro rappresentanti si sono accodati a lui per il tempo di scrivere le contorte 200 pagine del dispositivo. Le hanno firmate subito tanto per avere il timbro finale della sopravvivenza di ObamaCare, e poi l’hanno scaricato con le sue sofisticherie. Una sola cosa sicuramente giusta ha scritto Roberts, ed è che la corte “non esprime alcuna opinione sulla saggezza della Legge…. Per la Costituzione questo giudizio è riservato al popolo”. Con tutto il gioire che la legge sia ora viva e vegeta, i Democratici sanno bene che chi si oppone supera chi la approva per 55% a 38% (ABC News) o per 49% a 39% (Fox News), gli ultimissimi sondaggi di questa settimana. Quindi, oltre a giudicare l’economia che va male, gli elettori andranno al seggio sapendo che se non cambiano timoniere e Congresso questa legge costerà allo stato 1.762 miliardi per i prossimi dieci anni. “Sono sussidi al cuore della norma”, ha scritto il Wall Street Journal, “e l’anima del suo ideologico progetto di prendere all’amo la classe media con la sanità <gratis>. La scommessa è che una volta che un diritto garantito è in azione, lo è per sempre, come in Europa”. Sapranno gli americani salire sull’ultimo treno per restare in America?

di Glauco Maggi 

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Commenti all'articolo

  • binariciuto

    08 Luglio 2012 - 12:12

    Grande Paese gli U.S.A. dove un minus quam come Obametto verrà presto rispedito in Kenya o dintorni dagli elettori, ultimo di una serie di presidenti democratici (escluso il fortunato Clinton) a dir poco risibili......

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