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i mazziniani

L'Italia televisiva è digitale. Ma il Paese reale è rimasto analogico

Con la Sicilia si completa il passaggio al nuovo sistema di trasmissione. Un epoca è finita, ma la nuova è incerta

Tanti canali, ma pochi contenuti. Mancano le risorse e le idee
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

un ripetitore televisivo

i canali sono moltiplicati, ma non l'offerta

L’Italia è digitale. Quella televisiva, ovviamente. Perché il Paese reale, quello che soffre il caldo e piange per undici ricconi in calzoncini corti,  è ancora analogico. Soffre, insomma, di quel ritardo tecnologico che ci rende ancora analfabeti rispetto alfabetizzazione dei principali partner del vecchio continente.  Potrà sembrare strano, ma anche in questo lo stivale si conferma una terra double face,  agile nell’affrontare le questioni di cortile, ma  un elefante quando il cambiamento tecnologico impone mutazioni nelle abitudini. Quanti di voi, tanto per dire, hanno gridato al complotto quando si è trattato d’iniziare a prender confidenza con il decoder e con la numerazione dei canali? E quanti antennisti avete contattato? Beh, anche questa è l’Italia. Che da oggi volta pagina. Con lo spegnimento delle trasmissioni analogiche in Sicilia - l’ultima regione prevista dal calendario della transizione - si conclude infatti la digitalizzazione del Paese iniziata in Sardegna nel luglio del 2008. Il passaggio alla tecnologia digitale, secondo  la solita euforica velina del ministero dello Sviluppo economico, è avvenuto nel pieno rispetto delle tempistiche europee e ha coinvolto, su tutto il territorio nazionale, 10 emittenti nazionali e oltre 550 locali (che trasmettevano in analogico), per un totale di 24.200 impianti di trasmissione, attraverso i quali la quasi totalità dei cittadini italiani può usufruire del nuovo segnale. Al di là dell’ aspetto psicologico, diversi e significativi sono i vantaggi per i telespettatori passati dall’analogico al digitale. Maggiore pluralismo e offerta di contenuti diversificata, con i canali nazionali in chiaro passati da 10 a circa 75; migliore qualità del segnale, minor potenza di emissione e, in prospettiva, più servizi interattivi e on demand; un mercato più competitivo e con più possibilità di scelta per il consumatore. Tutte cose belle, interessanti, ma oggetto del futuro, e non bene del presente. Solo Rai e Mediaset stanno correndo sul binario dell’innovazione. Gli altri inseguono. L’adozione della nuova tecnologia ha infatti consentito un forte ampliamento della capacità trasmissiva delle emittenti e ha posto le basi per l’introduzione di ulteriori innovazioni tecnologiche e di sistema nel comparto televisivo italiano.  “Si tratta di un’importante prova di innovazione, che ha visto un comparto strategico per lo sviluppo industriale e culturale del nostro Paese accettare la sfida e mettersi in gioco, superando le difficoltà e raggiungendo un risultato di grande rilievo, anche attraverso il lavoro impostato dai Governi precedenti e oggi portato a compimento”, spiega il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, a proposito del completamento della transizione alla tv digitale. Vero. Il problema, o il nodo della questione, è che se togli le 10 emittenti nazionali il resto del mazzo non era, e non è, pronto ad affrontare la sfida del digitale, della moltiplicazione  dei canali. Il risultato più evidente è che abbiamo il telecomando pieno, anzi stracolmo, ma il televisore vuoto di contenuti. Mancando  le risorse, mancano i programmi da mandare in onda. Però, vuoi mettere l’effetto che fa. Siamo digitali….

 

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Commenti all'articolo

  • cordioliago

    12 Luglio 2012 - 13:01

    Due difficoltà: 1 Vedo poco bene parecchi canali, specialmente dopo le 22.00, male alcuni. 2 Difficoltà nel reperire la programmazione Grazie

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