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Complimenti per la trasmissione

Confessione Reporter, se Romiti fa il cronista

la sfida Romiti-Mucchetti sul giornalismo economico

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Cesarone Romiti, l'intervistatore

Per il quirite del potere Cesare Romiti davvero la civetta di Minerva vola al crepuscolo: i quasi 90 anni gli portano più saggezza e simpatia di quando, alla Fiat, era uno squalo e ne aveva 50.
Mentre l’altra sera, a Confessione Reporter (Italiauno speciale prima serata) abbiamo visto Romiti trasformarsi in una sorta di David Letterman intervistando con piglio tosto e cazzerellone Massimo Mucchetti, be’, la sensazione è stata di spaesamento. Per un minuto. Giusto il tempo della prima domanda che il neocronista scodellava alla prima firma economica del Corriere della sera: «Perchè voi giornalisti non avete previsto la crisi?». «Io fui  ingannato dai dati di bilancio: per saperlo avrei dovuto avere accesso alla centrale rischi della Banca d’Italia e a Bloomberg per capire l’esposizione delle banche italiane. Alla centrale rischi hanno accesso alle banche, come mai? E voi editori non ci avevate dato l’accesso a  Bloomberg, perchè costava troppo», ribatteva Mucchetti al suo ex editore Romiti. Il quale, sorriso piacione, insisteva: «Io l’avrei fatto, nessuno me l’ha chiesto. Ma permetta una domanda cattiva: quanto siete influenzati da amicizie? Lei è considerato vicino al suo editore Bazoli...».  Mucchetti, estraendosi il coltello della domanda dalle scapole dell’etica professionale: «Io vivo solo a Brescia, come Bazoli. Le differenza nei rapporti coi potenti sta nella vita che fai. Dipende se te la sei costruita tu o ne sei tributario». Botta-e-risposta da manuale. Incastonato nel buon programma di Stella Pende (rea  confessa di una “passione infrangibile” per il mestiere) il Romiti cronista senza peli sulla lingua è figlio del  libro pubblicato oggi con Paolo Madron -Storia segreta del capitalismo italiano, Longanesi- : alla sua età ci si può permettere di fare i kamikaze con l’allegria nel cuore.
L’intervista alla pari termina con un’appendice posticcia: il commento di Myrta Merlino che mascherava la marketta al proprio libro. Legittimo e ben articolato, ma si poteva evitare. Pende a parte, però, il giornalismo d’oggi rimane di incerta professionalità. Quando Mucchetti dice: «I giornali sono l’ultima ruota del carro dell’economia ma dovrebbero essere su un altro carro», non abbiamo bene capito di quale carro...

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