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intercettazioni clamorose

Le telefonate tra Belsito e la signora Bossi: «Calderoli è un asino»

Il «Sole 24Ore» pubblica delle conversazioni tra Manuela Marrone e l'ormai ex tesoriere. Che sui collaboratori del Senatur diceva: «Troppi ignoranti, mi vergogno». Nessun imbarazzo per il diploma sospetto ad Afragola e le sue lauree chiacchierate?

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Le telefonate tra Belsito e la signora Bossi: «Calderoli è un asino»

«Troppi ignoranti» intorno a Umberto Bossi, «io mi vergogno». La lamentela telefonica è firmata dall’ex tesoriere Francesco Belsito, in una clamorosa conversazione con la moglie del Senatur Manuela Marrone e riportata dal Sole 24Ore. È la prima registrazione che coinvolge la signora Bossi, che al cellulare ascolta un Belsito spietato: «Calderoli è un asino».
Ma andiamo con ordine, perché l’ormai ex tesoriere regala perle che vanno raccontate per bene. Parlando con la signora dello staff del Senatur, Belsito afferma che è composto da «gente ignorante» e da «imbecilli». La Marrone spiega così l’origine del problema: «Essendo lui un genio (Umberto, ndr), ha potuto essere sempre contornato da imbecilli. Tanto faceva lui. È quello il problema!», Belsito insiste: «Non c’è rigore». Manuela Bossi: «No (...) Ha lasciato troppo andare».
Belsito: «Ma troppo! Fanno tutti i loro comodi. Non c’è un settore che funziona. Le associazioni padane non funzionano... non funziona niente. Niente, niente (...) Io mi vergogno! Ma mi vergogno veramente. È tutto lo staff attorno! È una cosa impressionante (...)».
Il Sole 24Ore scrive: “Ancora più dure le critiche su leadership e attività dello stesso ministero inventato dal governo di centro-destra per soddisfare esigenze e appetiti della Lega, quello della Semplificazione normativa. Il ministero affidato a Roberto Calderoli e del quale lo stesso Belsito era sottosegretario”.
Belsito: «Qui stiamo parlando di federalismo, di riforme, ma lo sai che sono veramente preoccupato. Lo sai che sono andato a spulciare quello che stanno facendo? Il niente! Il niente. Io mi vergogno. Mi vergogno! Ci sono tematiche che abbiamo promesso agli elettori di portare avanti! Ma chi le porta avanti? Chi le porta? Qui bisogna dire: Capo, guarda così questo non passa.(...) C’è un casino sul territorio che non ti immagini nemmeno».
L’ex sottosegretario si lancia poi in un’invettiva contro il suo stesso ministro Calderoli:
Belsito: «Quell’altro asino bardato da generale. Perché quello è un asino bardato da generale, il mio ministro. Quello è veramente un asino. Devo togliermi la soddisfazione di dirglielo, che è un asino, veramente. (...) Io non riesco a capire come un asino del genere è diventato ministro?»
Manuela Bossi: «Pensa! Pensa!»
Belsito: «Se quello è diventato ministro, io un giorno posso pensare di fare il presidente».
Manuela Bossi: «il Papa!»
Belsito: «Il Papa! (...) Io lo guardo e dico: che cosa ha fatto alla semplificazione normativa?»
Manuela Bossi: «Ah, non lo so!»
Belsito: «Cosa ha fattooo?»
Manuela Bossi: «Non lo sa nessuno».
Per la cronaca, Calderoli è chirurgo maxillo facciale laureato con 110. Belsito ha un diploma misteriosissimo strappato ad Afragola (Napoli) e su cui indagano i carabinieri dopo una segnalazione dell’università di Genova. In compenso Belsito vanta due lauree, una presa a Malta e l’altra a Londra, anche se ha ammesso nero su bianco di conoscere solo il francese. Inutile dire che gli istituti che hanno rilasciato il titolo all’ex tesoriere non sono riconosciuti dall’Italia. Quando emerse lo scandalo dei soldi investiti in Tanzania e a Cipro, l’allora responsabile del forziere leghista (che in una intercettazione si definiva «il tesoriere più pazzo del mondo») finì sotto i riflettori, e il Secolo XIX fece un’inchiesta impietosa su di lui. Scrivendo anche di crac finanziari e altre ombre. Chi lo difese? Proprio Calderoli. Che al quotidiano genovese disse: «A me risultano ricostruzioni completamente diverse. Sia sul diploma sia su queste presunte storie di bancarotte, assegni falsi e quant’altro. E poi, in ogni caso, sono tutte storie che non erano state dimenticate chissà dove. Sono state oggetto di processi e indagini e da questa trafila Belsito ne è uscito, come avete scritto voi, pulito». Belsito, tra le altre cose, è quello che mollava il Cayenne nei parcheggi riservati agli agenti della polizia di Genova. E che da giovane si faceva beccare alla guida senza patente. Non l’aveva dimenticata, non l’aveva proprio. Da autista di Alfredo Biondi (Forza Italia) è poi diventato una figura di spicco del cerchio magico bossiano. Col governo Berlusconi, l’«asino Calderoli» è diventato ministro, mentre il «tesoriere più pazzo del mondo» era stato promosso sottosegretario.




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