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i mazziniani

Arriva la Tarantola, ma la vera partita la giocherà il cda della Rai

Dopo l'accordo fra governo e Pdl tocca ai consiglieri sbrogliare la matassa delle competenze

In prima fila Antonio Verro, il fedelissimo del Cavaliere, pronto a difendere le prerogative del cda di viale Mazzini
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Il consigliere della Rai Antonio  Verro, confermato nell'incarico

toccherà a lui frenare le fughe in avanti del governo

«Ma davvero volete far cadere il governo sulla Rai?». «Guarda che siete voi ad insistere nel  voler forzare le regole. Se andate avanti su questa linea  poi ve ne dovete assumere la responsabilità». L’ora è tarda, i cellulari sono al limite delle batterie. Eppure il plenipotenziario del governo in materia di tv pubblica, il sottosegretario Antonio Catricalà, e un alto esponente del Pdl, membro della commissione di Vigilanza, sono al punto di non ritorno. O ora o mai più. «Ok, niente commissariamento, ma decidiamo in Cda chi farà cosa». «Bene, votiamo la Tarantola: ma su nomine, piano industriale e editoriale non molliamo, questi compiti spettano al Cda». «Buonanotte». «A te».

Dodici ore dopo la Rai ha salutato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione, l’ex vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, votata a maggioranza dalla Vigilanza - 31 a favore compresi quelli del Pdl e del Pd, nessun voto contrario, una scheda nulla e due bianche, il quorum richiesto era di 27 voti - mentre il governo ha fatto «ciao ciao» con la manina al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, mollandolo al suo destino. Meglio un accordo con Berlusconi che una battaglia inutile al fianco  di Bersani. Almeno sulla Rai. Ovviamente il segretario del Pd non ha affatto gradito. «Mentre la gente sta vivendo i   problemi che sappiamo, ho visto che il gruppo dirigente del Pdl si è mosso verso palazzo Chigi, ed è stato ricevuto, per discutere di Rai.  Pesi e misure», dice Bersani, «se il Pdl ritiene di essere il   padrone della Rai, vorrà dire che il canone lo pagano loro». Probabilmente lo hanno sempre fatto. Il problema è che Bersani dovrebbe prendersela con se stesso avendo più volte detto che non si sarebbe occupato della Rai.

Gasparri e Butti all’incasso

Soddisfazione, invece, dal parte del Pdl che ha visto prevalere le regole del gioco sulla logica dell’occupazione. «Nel fare gli auguri alla nuova presidente, non posso che fare riferimento alle chiarissime parole del nostro capogruppo in Commissione parlamentare di Vigilanza Alessio Butti», dice Maurizio Gasparri, facendo un’opera di sintesi dell’intero pensiero del Pdl,  «quando sostiene con chiarezza che la gestione  dell’azienda dovrà avvenire nel rispetto delle norme e della giurisprudenza della Corte.  Come avevo previsto si è arrivati al rinnovo del cda applicando puntualmente la vigente normativa, ovvero la cosiddetta Legge Gasparri».  Un’autocitazione dovuta, in questo caso. E visto il clima che si è venuto a creare anche le prime esternazioni del nuovo presidente vanno in questa direzione. «Intendo esercitare tale mandato», dice la Tarantola, « con equilibrio, indipendenza e trasparenza». Prossima tappa la nomina del direttore generale indicato dal governo, Luigi Gubitosi, compito che spetta al cda. «Vedremo, non credo che si saranno problemi". dice il consigliere di amministrazione della Rai, Antonio Verro, "il nodo, semmai, è la delicata questione delle deleghe che il cda, spero con un’ampia condivisione, si troverà a valutare nei prossimi giorni». Già, ma questa è un’altra storia. E toccherà proprio al fedelissimo del Cavaliere verificare che venga scritta correttamente. Soprattutto quando sul tavolo ci saranno le nomine dei direttori di rete e testata...

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