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i mazziniani

Un ciclone chiamato Nina travolge Rock in Roma. Contro la noia della tv la gioia del Soul

La Zilli conferma il suo talento esplosivo, dopo l'esperienza con Giorgio Panariello

Al festival dell'Ippodromo delle Capannelle una delle migliori esibizioni di un'estate in Do minore
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Nina  Zilli sul palco di Rock in Roma

L'artista piacentina riempie la scena come poche altre cantanti

Che sia un fenomeno è fuori di discussione. Sa cantare, ballare, riempire la scena con una presenza non comune, frutto anche dell’esperienza televisiva maturata quest’inverno con Giorgio Panariello, mettendo a suo agio il pubblico. Anche quello meno caloroso, come la platea che ha accolto Nina Zilli all’ippodromo delle Capannelle a Roma, nell’ambito della rassegna “Rock in Roma” - uno dei migliori  festival di questa estate in Do minore, forse  colpa della crisi o del caldo - che non è riuscito a farsi travolgere dal tessuto di note cucito dalla band sulla mise argentata della cantante piacentina. Peccato. Peccato davvero perché spettacoli cosi, dove canti e balli per contagio e non per contratto, se ne vedono pochi a giro. Eppure Nina ce l’ha messa tutta per scuotere il pubblico di Rock in Roma , senza dare mai l’impressione di stare una riga sotto il suo elevato standard, confermando che la televisone, quella noiosa e ripetitiva dell’estate si batte così, con offerte musicali di questo tipo. E allora “Daje Roma!” lo ripete più volte, quasi come un mantra, a tratti simile ad un vero e proprio elettroshock. Poi s sfila il tacco quindici in vernice rossa e corre da una parte all’altra del palco salutando il suo pubblico. Energia, energia pura. Del resto il suo matrimonio perfettamente riuscito fra l’anima soul e la spensieratezza dei mitici “sixties” creano un mix musicale di rara intensità. E poi c’è lei. La voce di Nina Zilli, all'anagrafe Maria Chiara Fraschetta (il nome dal suo idolo Nina Simone e il cognome da mamma Zilli), forse ancora un po’ da affinare offre passaggi sonori molto interessanti, partendo da “L’amore è femmina”, la canzone che dà il titolo al nuovo album, nel quale Nina parla di donne e d’amore. L'eterno inseguimento, le attese e il gioco delle parti. E tutte le contraddizioni della coppia. Insomma, un perfetto gioco di equilibri lessicali e equilibrismi musicali. In scaletta, oltre alle novità, anche i successi di ieri. “L’uomo che amava le donne”, “50mila lacrime”, il brano scelto da Ozpetek per la colonna sonora di Mine Vaganti, “Per sempre” direttamente dal palco dell’Ariston di Sanremo. E poi i grandi amori di Nina, che sono gli amori  di tutti noi. In fondo come fai a non andare in estasi sulle note di “At Least” di Etta James e a non emozionarti con  “You can't hurry love” delle Suprimes. Nel mezzo, come prova d’affetto e di capacità musicali, l’omaggio a Mina, giocato su un registro  particolarmente intelligente. Insomma, Nina vince la prova del tour e convince i suoi fan, grazie anche ad una band particolarmente valida composta dal trombettista Riccardo Gibertini, il sassofonista Marco Zaghi, il chitarrista Antonio Vezzano, il tastierista Angelo Catoni, il bassista Lucio Fasino e il batterista Nicola Roccano. Una forza soul che irrompe, un po' come l’estate, nell’arcobaleno dei sentimenti.

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