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i mazziniani

Di sobrio, in Rai, c'è solo il cavallo morente di viale Mazzini

Il governo "regala" al nuovo direttore generale un "contrattone" a tempo indeterminato da 650 mila euro. Alla faccia della crisi

Anche la Corte dei Conti contraria all'accordo: sforato il tetto dei compensi per i manager
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Luigi Gubitosi, nuovo direttore generale della Rai

Dopo Lorenza Lei, che vuol restare in azienda, un altro manager esterno

 

Signore e signori va ora in onda, a reti unificate, lo schiaffo agli italiani. Per i contenuti altamente provocatori del programma mandate i bambini a letto e i disoccupati al mare. Perché la sobria Rai voluta dal sobrio presidente del Consiglio, Mario Monti, ha sobriamente assunto, con  un contratto a tempo indeterminato da 650 mila euro all’anno e non con un mandato a tempo, il nuovo direttore generale, Luigi Gubitosi.

E così, in tempi di  spending review, di manovre economiche da «tempo di guerra», di spread alle stelle e stipendi alle stalle, la Rai assume un manager esterno per sostituire Lorenza Lei, al quale riconosce lo stesso compenso del direttore uscente.  Già perché anche la Lei, a suo tempo, con un altro blitz in consiglio, aveva fatto salire il proprio stipendio da poco meno di 400 mila euro all’anno a 650, come adesso manterrà, anche se dovesse restare a guardare in attesa di una sistemazione.

Domanda semplice semplice: perché a Gubitosi, essendo un esterno alla Rai, non è stato fatto un contratto a tempo, legato al mandato, invece di una  assunzione piena? Un bel triennale, come è stato fatto con  Mauro Masi e Flavio Cattaneo prima non andava bene. Perché questo trattamento di favore, in barba a tutte le regole? Qual è l’arcano?  Davvero non si poteva fare diversamente? Quando scadrà l’incarico (sia naturalmente, e cioè fra 3 anni, che prima) Gubitosi continuerà a percepire dall’azienda di viale Mazzini 500 mila euro annui, mentre perderà i 150 mila dovuti quale indennità di carica.

Ma, soprattutto, come farà il Dg, assieme al presidente del Cda, Anna Maria Tarantola che ha messo a segno il blitz introducendo l’argomento compensi a sorpresa salvo poi dirsi disposta a rivederlo, a giustificare i tagli e le drastiche riduzioni che dovrà fare per ripianare i conti della Rai? E con che faccia il sobrio governo dirà agli italiani che il Canone, ovvero la tassa  più odiata, si pagherà sobriamente con la bolletta per evitare l’evasione, visto che questa è l’idea dominante? Altro che fiction, qui siamo davvero alla commedia degli errori, e degli orrori. 

E allora le parole del consigliere di amministrazione, Antonio Verro, che si è astenuto al momento della ratifica di Gubitosi, suonano come musica. «In un contesto difficile, in cui tutti quanti siamo chiamati a fare sacrifici più volte richiamati dal governo», afferma l’amministratore di viale Mazzini. «avrei auspicato maggiore sobrietà sulle clausole relative al compenso del nuovo direttore generale». Peccato che nessun altro consigliere ha sentito il bisogno di esternare il proprio “disagio” per questo blitz. Evidentemente l’ipotesi che i primi tagli riguardino proprio le spese del consiglio di amministrazione (3 milioni di euro all’anno  per le segreterie dei consiglieri, spese di rappresentanza e auto blu), deve aver indotto i componenti del cda a votare Gubitosi per una  evidente captatio benevolentiae e non certo per la logicità del contratto.  Contro il quale  si è espresso anche il rappresentante della Corte dei Conti che prende parte alle sedute del cda. L’argomento del contratto di Gubitosi, infatti, non era all’ordine del giorno ed è apparso come «un incidente di percorso», ragione per la quale il rappresentante della magistratura contabile si  è riservato  un «approfondimento» sulla questione del tetto allo stipendio. Tanta sobrietà vale un sobrio accertamento della Corte dei Conti. Nel frattempo, italiane e italiani, lo schiaffo è servito. Ma con stile vellutato.


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