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Penelope

Angeli e Santarelle

La moda del "buco" per ragazze creative

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Angeli e Santarelle

 

C'è la Minetti che non molla la poltrona, c'è la Began che venera il "toro" Silvio, le femministe di "Se non ora quando" che, invece, senza il loro bersaglio non sanno più dove sparare e si scannano tra loro. C'è tutto un mondo, irriverente, che scalpita e con l'estate si fa sentire ancora di più. Ragazze irrequiete. In passato poteva quasi fare discutere il refrain anni Ottanta "Sono una donna non sono una santa" cantato da Rosanna Fratello, che poi di trasgressivo non aveva proprio nulla. Adesso siamo al marchio, il logo della creatività per attrarre pubblico giocando sull'ironia e sul doppio senso. Due amiche, due donne, entrambe architetto, si sono messe insieme e hanno lanciato un nuovo brand. Nome: "Santarella". Slogan: "Fai tanto la santarella? Seguici a ruota, vieni a spiare dal buco!". Detto così, potrebbe suscitare le solite reazioni da bacchettoni del bunga bunga, invece trattasi solo dell'impresa creativa delle due fondatrici, Barbara Annunziata e Francesca Gattoni, disegnatrici di capi di abbigliamento e accessori che accompagnano il quotidiano e lo straordinario. Si "santificano" alla "rella", stand appendiabiti su cui freneticamente appendono i primi prototipi. Casualmente l'origine laica del nome del marchio s'incrocia con una Santarella realmente esistita, esile e dedita al popolo, nei quartieri spagnoli di Napoli. Santarella è sinonimo di nomadismo contemporaneo, di radici itineranti, di design attivo, dove la creatività non si ferma al prodotto finito, ma passa dal designer all'utente. L'azienda, nata nel 2011, è una piccola produzione emergente tutta italiana, crea un prodotto di nicchia, il capo icona della "Ruota", che è poi un po' il simbolo di molte ragazze di oggi: vanitose, divertenti, pazze, aperte al mondo. Con i maschi che le seguono a ruota...

 

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