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i mazziniani

Dopo La7, Elio&C. ritrovano la loro vera dimensione artistica. Con Mangoni

Sul palco la band milanese resta ancora unica nel suo genere

Dall'omosessualità all'integrazione, un viaggio musicale dentro il nostro oggi, con le complicazioni di ieri
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Elio e le storie tese  in versione Born in to Abramo

il concerto ripropone i pezzi storici della band

… E poi c’è Mangoni. E sì, perché in tutte le recensioni che rispettino – quelle da copione per intenderci – il finale sarebbe questo. Invece se devi scrivere di un concerto di Elio e le Storie Tese, di passaggio al festival romano dell’ippodromo  delle Capannelle Rock in Roma, devi partire dal finale. Anzi, dall’accessorio più divertente che una mente “diabolica” , quale è quella di Elio, possa partorire.    Insomma, devi andare controcorrente come un salmone in un fiume del nord America, come Elio con la musica italiana. Altrimenti è come non aver capito nulla. Elio e la sua band, in realtà, non “fanno” un concerto, ma un inno alla gioia. Non cantano, ma ironizzano. E Mangoni  sceneggia tutto questo, anche se “non fa ancora parte del gruppo” ribadisce Elio a mo’ di tormentone. Però suonano come pochi altri sanno fare in Italia. Compreso quei rockettari che si sentono dei guru. Ecco, la loro cifra è questa, che va oltre il target della presenza televisiva, consolidata su Rai Tre durante la stagione di “Parla con me” e un po’ “ossidata” con lo show de La7 “The show must go off”. Sul palco Elio è come un pesce dentro al mare, quello è il suo habitat.  Non altro. E nel contesto di Rock in Roma sono stati una pennellata naif, ma degna del Louvre. Insomma, un vero spettacolo. La loro musica diverte e fa ballare gli spettatori, di qualsiasi genere (sessuale, sublime l’inno pro- omossessualità con annessa polemica con i Soliti Idioti) e di ogni età. Passano gli anni e cambiano le generazioni, ma il leader storico del gruppo milanese non smette mai di far ridere, a volte a denti stretti per amare verità, e provocare. Tutto fatto con la massima leggerezza, toccando temi che per altri sarebbero proibiti. Parla dell’omosessualità, con una canzone che parte in inglese e finisce in italiano, dicendo che “ poi è arrivato Povia”  e che i “soliti Idioti, bravi a Sanremo,  ci sono arrivati molti anni dopo di noi”. Ogni brano è preceduto da un tema, introdotto dallo stesso Elio. Si va dai “venditori” fino ad arrivare al problema dell’integrazione fra etnie. Sembra quasi di ascoltare le favole del "nonsense" stile Rodari, intrise di significato e ricche di satira. Spettacolo gradevole, impreziosito dalla voce della cantante Paola Folli e dalla presenza del poliedrico artista Mangoni. A volte prende la parola Rocco Tanica, altro storico componente della band, per fare da spalla all’amico e collega in modo sempre irriverente. L'età dei supporter è indefinita, vista la carriera pluridecennale degli artisti. Si va dagli adolescenti di oggi a quelli che lo sono stati ieri o l’altro ieri. Il concerto finisce dopo due ore, poco prima della mezzanotte, con un bel “All’alba vincerò”, intonato da tutti i presenti sul palco. Esibizione forte, tesa, perché, come ricordano gli esperti di musica, prima di essere un ottimo intrattenitore, Elio e la sua band sono soprattutto eccezionali musicisti. Da non scordare mai.

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