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Asse repubblicano

La dritta di Bush a Romney:
"Una crescita di 4 punti"

Il pensatoio di George W. suggerisce gli obiettivi a Mitt: "Gli abbiamo dato il libro..."

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

George W. Bush e Mitt Romney

Una fotografia del 2002

 

La soluzione è la crescita del 4%. Varrebbe per l’Italia, che è in recessione, ma a proclamarlo è invece, per l’America in ripresa (asfittica), l’Istituto George Bush, sezione per le ricerche politiche ed economiche del Centro Presidenziale di G.W.Bush, che aprirà nell’aprile del 2013 la sua sede ufficiale presso l’Università di Dallas in Texas. Il lancio del pensatoio è avvenuto martedì 24 luglio a New York, nella residenza del console generale del Canadà sulla Park Avenue, presenti alcuni degli economisti che hanno accettato di contribuire al Progetto 4% (www.fourpercentgrowth.org) . Tra gli altri, l’ex funzionario del Tesoro David Malpass e la direttrice del Progetto, l’economista e storica Amity Shlaes, autrice del best seller del 2007 “The Forgotten Man: A New History of the Great Depression”, che ha documentato le distorsioni e i limiti del New Deal di F.D. Roosevelt, e della biografia del presidente Coolidge, appena pubblicata. 

Primo atto del pensatoio è stata la presentazione di un libro-collezione, edito dalla Crown Business di New York: “The 4% Solution. Come liberare la crescita economica di cui l’America ha bisogno”.  Perché porre l’obiettivo del 4% (ora è attorno al 2%) ? “Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, ha scritto nella sua introduzione James K. Glassman, direttore esecutivo del Centro George Bush, “gli Stati Uniti sono cresciuti a un tasso medio annuo del 3%... ma noi vogliamo e possiamo far di più. Puntare al mero ritorno al 3% non sarebbe stato fonte di ispirazione”. 

Per sondare la praticabilità della sfida, la squadra di George Bush, un anno fa, radunò economisti e imprenditori e pose esplicitamente la doppia domanda: è realistico il 4%? E se sì, come arrivarci? Il consenso fu per il sì, ma alla condizione di seri cambiamenti nelle politiche di governo su tasse, occupazione, lavoro. “Non solo credo sia un buon obiettivo”, disse per esempio l’ex Ceo di Caterpillar James Owens, “ma anche una aspirazione criticamente importante per la performance della nostra economia e per i nostri cittadini”. A quel gruppo di presenti, e a qualche altro, fu successivamente chiesto di mettere per iscritto le rispettive ricette per la Soluzione 4%. 

Così è nato il libro, di fatto un “manifesto” che raccoglie oltre una ventina di contributi di studiosi favorevoli al libero mercato, tra i quali spiccano cinque vincitori di Premi Nobel: Robert Lucas Jr, con un capitolo su storia e futuro delle crescite economiche; Gary S. Becker sul perché c’è la necessità di avere immigrati per favorire la crescita; Edward C. Prescott sui costi (alla crescita) del welfare state; Vernon L. Smith sul perché il settore immobiliare ha portato l’America dentro e fuori le recessioni; Myron Scholes sul perché serve innovare per far crescere l’economia. Nella sua prefazione, l’ex presidente George W. Bush ha scritto che “la soluzione ai problemi di oggi è una crescita economica sostenuta e significativa e che la strada più sicura per la crescita sono i mercati liberi e la gente libera. Per metterci su questa strada dobbiamo riconoscere il potere e l’importanza della libera impresa. Ogni sistema economico ha i suoi difetti, ma il capitalismo del libero mercato offre la via più efficiente e giusta per organizzare un’economia.” 

C’è un  qualche rapporto tra il pensatoio che sta nascendo nel segno del repubblicano Bush e la campagna del repubblicano Mitt Romney, che spera di vincere le elezioni? “Gli abbiamo dato il libro”, ha risposto con un  sorriso alla mia domanda Brendan Miniter, il direttore editoriale del Bush Center che ha coordinato la stesura dei capitoli degli esperti, presente alla manifestazione a Manhattan. Sicuramente, le idee di fondo espresse nel Progetto 4% lanciato dal Centro Bush sono condivise dallo staff di Romney, e dallo stesso candidato, che ha tra i suoi consiglieri diversi ex uomini della Casa Bianca di G.W. Bush. Ma la ragion politica consiglia a Romney di non apparire associato all’ex presidente, che Obama usa ancora oggi, quasi quattro anni dopo essere diventato lui il responsabile dell’economia, come bersaglio cui attribuire la crisi economica. 

Dietro all’ovvia polemica tra i duellanti politici del momento, in America è netta e trasparente la divisione tra le due ideologie, quella repubblicana del libero mercato e del governo limitato, e quella democratica del grande governo che domina l’economia attraverso la spesa pubblica, le tasse e il debito. Sperando di assistere prima o poi a una simile, augurabile, chiara e sana, contrapposizione tra i partiti italiani sulle due soluzioni economiche alternative, accontentiamoci della sfida americana.

di Glauco Maggi

 

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