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Padri, madri e altre catastrofi

"Morire di parto nel 2012"

La tragedia dell'Africa e l'impegno del Cuamm

Simona Bertuzzi

Simona Bertuzzi

Cronista, ho sempre pensato ai figli come un ingombrante accessorio della vita adulta. Poi ho conosciuto Viola e mi sono innamorata. Amo viola, le gerbere, il mio lavoro, le mamme in bilico e i papà pasticcioni. Odio le "dolci attese", "l'orologio biologico" e "i corsi preparto". Questo blog racconterà storie, attimi e follie delle famiglie di oggi. Ma non sarà un blog per mamme perché non si dica "cazzo non si parla mai dei papà...".
"Morire di parto nel 2012"

In Angola 14 mamme su 1000 muoiono ancora di parto. Non trovano uno straccio di ospedale in cui ricoverarsi. E neppure un mezzo di trasporto – auto, treno o bus - che possa portarle a partorire in una struttura adeguata. Muoiono sole, nell’indifferenza generale. In mezzo a un strada stracolma di rifiuti. Sfinite dal dolore e da emorragie che la sporcizia e il degrado possono solo rendere mortali. L’Etiopia non è messa molto meglio dell’Angola. E neppure l’Uganda e la Tanzania. Confrontate con l’Italia dove la percentuale delle mamme e dei bimbi che muoiono durante il parto è dello 0,04 per cento si tratta di un dato terrificante. Eppure basterebbe poco. Quaranta euro per un parto assistito, 20 euro per portare la mamma in una struttura adeguata, 8 per far nascere il bambino. Per dire: in Italia un parto cesareo costa qualche migliaio di euro. In Africa con cento euro copri tutte le spese dell’intervento e con 250 offri una borsa di studio a un’ostetrica. Per rendersi conto di quanto accade laggiù basta dare un’occhiata al sito dei Medici con l’Africa Cuamm, un’ organizzazione non governativa (ong) in campo sanitario riconosciuta in Italia che si spende per il rispetto del diritto alla salute e per rendere l’accesso ai servizi sanitari disponibile a tutti, anche ai gruppi di popolazione che vivono nelle aree più isolate e marginali. Ha appena promosso uno scatto per l’Africa, una bella iniziativa volta a dare sostegno alle mamme africane e ai loro bambini. Bastava immortalarsi, o immortalare il sorriso di un amico, per entrare a far parte di un grande concorso fotografico volto a dare un sostegno a quelle mamme e a quei bimbi. Il concorso si è concluso qualche giorno fa ma l’impegno del Cuamm per l’Africa va avanti. Mi piace parlarne in questo blog perché da mamma sono particolarmente sensibile al tema e perché è agghiacciante pensare che, a differenza del cordone sanitario che si crea attorno a una gestante in Italia – con l’universo mondo allertato per far fronte a ogni più piccola emergenza e con corsi post e pre parto che spuntano come funghi  e che fanno sembrare madri e neonati goffi ingranaggi di un grandissimo business – è pazzesco pensare che ci sia ancora qualcuno che banalmente non arriva neppure in ospedale e se ci arriva è un miracolo. Se volete saperne di più visitateil sito www.mediciconlafrica.org

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • rosablu17

    16 Agosto 2012 - 13:01

    Trovo seriamente che sia agghiacciante sia la lettura dell'articolo della giornalista Bertuzzi che quanto postato come commento da "cavallotrotto". Agghiacciante proprio perchè si tratta di cruda realtà. E' terribile quanto accade sotto i nostri occhi ma ancor più l'idea che con i mezzi di cui il mondo disponde nel 2012 ancora non si faccia niente di concreto per aiutare chi, a così breve distanza dal nostro "bel paese", ancora muore di fame, di sete, di parto... Riflessioni ed amarezza a parte, trovo sia doveroso segnalare in ogni occasione iniziative, onlus, attività promosse da moltissimi enti, che con un piccolo contributo personale consentano di far sì che l'umanità intera si possa vergonare un pochino meno del divario esistenziale che ancor oggi esiste tra i diversi popoli della terra. Divario che probabilmente continuerà ad esistere sempre, nonostante gli sforzi personali, perchè sostenuto e non ostacolato da interessi economici e di equilibrio a livello mondiale...

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  • cavallotrotto

    01 Agosto 2012 - 11:11

    2) e uccide con il veleno l'infelice creatura . la madre è disperata e piange la sua creatura , la storia è vera il paese è il TOGO , lo scrittore è italo togolese. medico chirurgo , perchè è ancora in italia ? non pensa che nel togo non ci sia bisogno di lui ?

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  • cavallotrotto

    01 Agosto 2012 - 11:11

    cara bertuzzi , si ricorda quando le nostre donne morivano di parto ? non era l'800 ,ma eravamo vicino all'anno 2000. e morivano in ospedale . se invece di aspettare la pappa pronta si dessero da fare , soprattutto a livello di igiene , non pensa che tutto andrebbe meglio ? sa che in italia ci sono bambini che muoiono , e altri che vengono operati alla nascita ? ma si frigna sul continente nero , ci sono africani che studiano in italia , ma poi perchè non se ne tornano a casa loro e insegnare come si fa ad avere una vita decente , sempre rispettando le loro usanze. ho letto un libro , sono inorridita . un bambino aveva le gambe paralizzate , la ruota la conoscono , non era difficile fare una carrozzina , la sanno fare , ebbene la madre è incinta un'altra volta , il santone del villaggio , chiama i genitori e dice loro " se volete che il nuovo bimbo non si ammali dovete darmi il vs bambino che cammina come un serpente , devo uccidere il serpente " ebbene si rinchiude nella capanna ,

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