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Affanno democratico

E' il giorno del sorpasso: Romney davanti a Obama

Il sondaggio Gallup: Mitt al 46%, Barack al 45%. E per Rassmussen la forbice è più larga

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mitt Romney

E' il giorno del sorpasso nei sondaggi sul presidente che verrà: Gallup, per la prima volta, ha rilevato oggi che Romney è al 46% contro il 45% di Obama, mentre Rassmussen vede il repubblicano al 47% e Obama al 44%. Ma è anche il momento della verità su quale sia il gruppo di votanti che più disprezza il presidente. Sono gli imprenditori, quelli piccoli soprattutto, perché sono stati i più colpiti dalle politiche di Barack. Ma anche, semplicemente, perché il presidente non fa nemmeno più mistero su che cosa lui pensi effettivamente degli americani che si sbattono per creare un’impresa, e per costruirvi sopra la propria fortuna e incrementare occupazione e benessere. Recentemente, per rivendicare la supremazia del grande governo e del settore politico su quello privato nella gestione economica della società, ha detto rivolto agli imprenditori: “Se tu hai messo in piedi un business, non te lo sei costruito da solo… se uno ha successo non è perché ha lavorato duro o perché è intelligente: è perchè c’è qualcuno che glielo ha permesso”. E ha citato i maestri, la costruzione dei ponti e delle strade, Internet che fu inventata grazie ai fondi della ricerca pubblica. Non ha detto però che furono i soldi dati ai militari del Pentagono a finanziare la scoperta, un settore che se fosse per lui avrebbe le risorse al lumicino. Ma ha, almeno, smentito che Internet sia stata una invenzione di Al Gore, come lo stesso vice di Bill Clinton ebbe la sfrontataggine di rivendicare. 

L’uscita di Obama contro i piccoli imprenditori in questa campagna, svilendo lo spirito individuale, la carica e le qualità personali nel perseguire obiettivi di successo, è un sorprendentemente peggioramento rispetto all’altra famigerata frase che riescò di fargli perdere nel 2008 la Casa Bianca. Quella sulla “necessità della redistribuzione della ricchezza” che Barack rivolse dopo un comizio a Joe The Plumber, l’idraulico che voleva mettersi in proprio e si era lamentato per le tasse troppo alte che erano presenti nel programma di Obama. Così, ora, la parabola anti-mercato ed anti-capitalismo ha raggiunto una nuova tappa, sempre più lontana dallo spirito che ha fatto grande l’America, e sempre più vicina alla visione all’europea che i Democratici hanno ormai adottato come programma per la società Usa dei decenni a venire. Ovvio che gli imprenditori si ribellino: per il 59% hanno detto (nello stesso sondaggio Gallup del sorpasso) che disapprovano come stia facendo il lavoro del presidente, contro un solo terzo (il 35%) che è ancora con lui. Ma il trend del distacco è netto, visto che alla fine del primo trimestre dell’anno erano il 41% i businessmen che lo promuovevano, e in tre mesi sono calati di sei punti. In generale, tra tutti quelli che lavorano, Obama è promosso dal 47% e bocciato da una identica percentuale di americani: anche tra i dipendenti, insomma, il suo messaggio populista non paga più di tanto.

L’economia che va sempre male, e che rischia di far ricadere in recessione gli Usa, è la questione cruciale che deciderà la presidenza. E dopo quasi 4 anni di potere, a Obama sta venendo a mancare l’argomento forte che sperava di poter usare fino a novembre: che la colpa è ancora di Bush. Un sondaggio della rivista The Hill di inizio settimana ha rilevato che per il 66% dei votanti la responsabilità della debolezza dell’economia americana è complessivamente del Palazzo della politica di Washington. Ma a chi va data la colpa in particolare? Il 34% ha detto Obama, il maggiore imputato, seguito dal Congresso con il 23% e  da Wall Street con il 20% . Soltanto il 18% si è ricordato ancora del predecessore Bush, poco più della metà di chi ha indicato il presidente attuale. Mentre l’argomento Bush sta svanendo, è una maggioranza del 53% a pensare che “Obama ha fatto le mosse sbagliate e ha rallentato la ripresa economica”. Nei 100 giorni che mancano lo strappo tra Barack e il paese che produce non potrà che aggravarsi.

di Glauco Maggi 

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