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omaggio al sindaco guerriero

La morte di Cesarino e l'ultima telefonata a «Libero»

Il senatore Monti è morto da più di una settimana ma i militanti non lo dimenticano. Breve storia di un uomo che ha sempre combattuto. Per la sua Lega e contro la malattia

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
La morte di Cesarino e l'ultima telefonata a «Libero»

Da più di una settimana ci ha lasciato Cesarino Monti, senatore leghista nonché storico – e amatissimo – sindaco di Lazzate, nel cuore della Brianza. Su questo blog ci eravamo augurati che il buon Cesarino, grazie alla sua tempra e allo spirito da guerriero, ce la facesse. Purtroppo non è andata così. La Lega ha perso uno dei bossiani più convinti e rappresentativi. Aveva sfidato Matteo Salvini nell’ultimo congresso della Lega Lombarda, nonostante la malattia che lui stesso non aveva mai nascosto. Non aveva esitato, Cesarino, a polemizzare con una platea che in larga maggioranza tifava per Salvini e per Roberto Maroni. Dopo la morte del parlamentare, la firma di Libero Gilberto Oneto ha scritto un articolo su l’Indipendenza tuonando il suo disprezzo per chi si era nascosto dietro a Monti, mandandolo allo sbaraglio nonostante la stanchezza del suo fisico. Fino all’ultimo, Cesarino aveva sperato che a sfidare Salvini andasse Roberto Castelli. Incassato il niet dell’ex Guardasigilli, si era speso in prima persona. Chi lo conosce bene giura che l’aveva fatto in autonomia, senza subire pressioni. Anzi. Se qualcuno glielo avesse impedito, magari proprio con la scusa della malattia, gli avrebbe inferto una coltellata dolorosa. Purtroppo sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Da parte nostra non possiamo che testimoniare la gentilezza e la passione del senatore leghista, che ci trattava da giornalisti e non da complici o attori di chissà quali complotti. Per il suo coraggio e il suo valore (soprattutto come sindaco) parla la sua storia. Cesarino è spirato al Campus Biomedico di Trigoria (Roma). Era ricoverato dal 3 luglio. Pochi giorni prima di andare in clinica, aveva parlato con Libero. Eravamo rimasti d’accordo per ospitare un suo intervento sui sindaci guerrieri. «Io non potrei mai fare il sindaco guerriero, perché non potrei mai restituire la fascia tricolore!» aveva detto al telefono. Senatore, ha cambiato idea su Italia e Padania? «Macché, io non potrei restituire la fascia semplicemente perché non l’ho mai comprata!». Ciao Cesarino.

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