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Pensieri divergenti

Stravince il Tea Party:
umiliato Occupy Wall Street

Il movimento conservatore s'impone per 103mila a 22mila (citazioni su Google)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Una manifestazione del Tea Party

Tea Party batte Occupy Wall Street per 103 mila a 22 mila. Sono le rispettive citazioni rilevate oggi su google.com, ma non è solo questo dato statistico a marcare il netto distacco di popolarità  e di influenza politica dei due movimenti nella realtà americana. E’ proprio il fatto che, mentre il Tea Party continua ad essere una forza trainante nel mondo conservatore e free market, ben presente nella campagna repubblicana con idee e protagonisti che sono presi molto sul serio da destra e da sinistra, di Occupy Wall Street si parla sostanzialmente per le code processuali delle cause aperte contro i suoi aderenti colpevoli di vandalismi o contro i poliziotti che li hanno repressi con le brutte maniere. 

Cercate notizie di candidati democratici che si fanno gloria di essere stati parte, e tantomeno di esserlo oggi, di qualche occupazione stile hippy dell’anno passato, di quella per esempio che ha avuto l’entusiastico sostegno di Roberto Saviano a Zuccotti Park, e non troverete traccia. Si dirà: ma lo slogan dell’ 1% contro il 99% non è stato addirittura adottato da Obama, quando ha orientato la sua campagna al tono della lotta di classe, contro i ricchi e, da ultimo, persino contro i piccoli imprenditori che vogliono fare successo? (“You did not build that”, “Tu non hai costruito questo”, ha rinfacciato giorni fa in un comizio agli imprenditori, sostenendo che il merito della creazione delle aziende va al governo che paga i maestri e fa le strade. Come se gli Usa fossero il solo stato con maestri e strade.) No, non è stato OWS a “illuminare” il presidente: Obama era già socialista quando faceva la Columbia 30 anni fa, e non aveva bisogno delle dritte degli estremisti del 2011 per (ri)trovare la linea rossa. E, comunque, bisogna giudicare l’efficacia politica di Occupy Wall Street per quello che è diventata davvero oggi, guidata da chi si fregia del marchio. “Protestatari di Occupy Wall Street mettono nel mirino Obama alla Convention Democratica”, ha per esempio titolato qualche ora fa il US NewsWorld Report, documentando i preparativi per la protesta, che il gruppo prevede di fare al raduno dei Democrats di settembre,  “contro il presidente democratico”.

Ovviamente, perché Barack non è rivoluzionario e anticapitalista abbastanza, e non taglia ancora più radicalmente il budget militare. Insomma, una bella frangia di ultrà, “pacifisti” con gravi problemi di convivenza con la polizia, come era facile capire già dopo qualche giorno di occupazione sui marciapiedi di Wall Street. Il tentativo di farne un movimento nuovo e diverso, popolare, del 99%, è stato sorretto generosamente dai media di sinistra globali, ma ha prodotto un topolino no global. Non lo dico io ma una sua fans, la studentessa Kathy Dong, che ha titolato il suo blog sull’insospettabile Huffington Post “Perché  Occupy Wall Street non sta funzionando”. Pur con tutta la sua simpatia, la presa d’atto del fallimento fatta dalla giovane è totale. Scrive Dong: “Sebbene OWS dichiari di voler migliorare le condizioni di vita per il 99%, a causa della mancanza di leadership e della dipendenza da Internet (curioso, ma non doveva essere il social networking l’arma segreta del suo successo? NDR) non ha avuto una positiva influenza. I metodi della protesta che sono stati usati sono stati più di danno al 99% che all’1% (il riferimento è ai milioni di dollari persi dai negozi attorno a Zuccotti Park e ai commessi e ai baristi che hanno perso il posto per la chiusura delle attività: Dong cita anche i numeri NDR). Tutto ciò ha reso il movimento inefficace nel suo complesso”. 

Di contro, il Tea Party è vivo e vegeto: un suo rappresentante, Rafael Cruz, ha vinto ieri le primarie in Texas nel GOP e diventerà senatore a Washington. In un prossimo diario approfondiremo l’argomento della vitalità e del ruolo del Tea Party.

di Glauco Maggi 

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