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Meno tasse e meno Stato

Nel "country club" che è il Senato
il tea party è sempre più forte

I Repubblicani verso la conquista della maggioranza. E la componente radicale si fa di giorno in giorno più pesante

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Marco Rubio

Marco Rubio

Ce la farà il GOP, oltre a mantenere la maggioranza alla Camera dei deputati, a conquistare anche il Senato? Gli osservatori più attenti come il professore di Scienze Politiche della Università della Virginia Larry Sabato, in sintonia con la generalità dei sondaggisti, pensano che sia sì una battaglia all’ultimo voto, ma che per i repubblicani sia possibile l’obiettivo di aggiungere i 4 senatori che mancano ai 47 di cui dispongono già (e ne basterebbero tre se vincesse Romney, perché il vicepresidente diventa anche il presidente del Senato e in caso di 50-50 ha diritto di votare). E’ già certo, invece, che uscirà comunque rafforzata nel gruppo senatoriale del GOP la componente del Tea Party, guidata ora da Jim Demint, Rand Paul, Pat Toomey e Marco Rubio, cubano-americano della Florida. Nelle primarie di martedì per la conquista della nomination a senatore in Texas nel campo repubblicano si è infatti affermato un altro cubano-americano, Ted Cruz, 41 anni, avvocato dal brillante eloquio e che era partito in marzo con il 2% nei sondaggi, per perdere poi le primarie in maggio di 10 punti contro il candidato dell’establishment locale del GOP, il Luogotenente Governatore David Dewhurst. Non avendo quest’ultimo raggiunto il quorum assoluto, però, si è dovuto tenere il ballottaggio tra i primi due, e Cruz, appoggiato esplicitamente da Sarah Palin e dal senatore Demint,  ha recuperato il distacco, sbaragliando l’ex favorito e lasciandolo 13 punti dietro. Se si voleva una prova ulteriore della vitalità del movimento del Tea Party, eccola. Per di più, la vittoria è stata uno smacco per il governatore ed ex candidato presidenziale Rick Perry, che aveva appoggiato il suo stesso Luogotenente. Un paio di mesi fa, era stata una vecchia gloria del GOP, Dick Lugar, a essere estromesso dopo 30 anni in Congresso dalla nomination per fare il senatore dell’Indiana da Richard Mourdock, un altro neo-campione del Tea Party. In agosto, un paio di sfide in Missouri e in Arizona vedranno impegnati altri candidati fiscalmente conservatori contro repubblicani più moderati, e si avrà un quadro ancora più ricco e completo. La squadra che nacque nel 2009 dal movimento “anti-spesa pubblica, anti-tasse e anti-deficit”, generato dal superstimolo, dai salvataggi delle banche e dalla Obamacare, una legge ancora oggi osteggiata dal 55% della gente (sondaggio Rasmussen), è quindi in costante rafforzamento.

Chi aveva sperato, a sinistra, che il movimento del Tea Party spaccasse i repubblicani e poi morisse di estremismo è andato deluso. Nelle elezioni di medio-termine ha spedito alla Camera 87 “falchi fiscali repubblicani”, ed ora non è affatto svanito ma conta di crescere ancora in Parlamento. “Il Senato è come un country club e la Camera è come fermarsi al ristorante dei camionisti per la colazione”, ha detto il deputato Kevin McCarty, che ha l’incarico di guidare il GOP alla Camera. Ogni due anni si rinnovano tutti i 435 posti da deputato, mentre i 100 senatori durano sei anni e si rinnovano per un terzo ogni due anni. “Noi alla Camera siamo un microcosmo della società, e riflettiamo prima i cambiamenti. Il Senato non ha ancora avuto la possibilità di rifletterli”, ha spiegato McCarty a USNews WorldReport. Nelle elezioni del 2006 ci fu un’ondata di vittorie per i Democratici, ma ora molti di quei senatori in scadenza verranno spazzati via, poiché c’è un vento politico ostile per chi è stato in carica a Washington, e l’elettorato chiede facce nuove. Per McCarty “c’è animosità in entrambi i partiti verso l’establishment, la gente non vuole tirare a campare”. Se questo è il clima, vuol dire che la stagione del Tea Party non si è affatto conclusa, anche perché le battaglie contro il debito, contro i lacci e lacciuoli allo sviluppo, contro la tassazione elevata, contro il Grande Governo sono ancora più di attualità adesso che due anni fa.

Per Chris Chocola, presidente del Club for Growth, che appoggia finanziariamente candidati fiscalmente conservatori come Rubio e Toomey, le prossime elezioni potrebbero dare al Tea Party una massa critica importante in Senato. “Non occorre che siano in gran numero per cambiare la cultura, i tipi di gente che stanno partecipando alla corsa e che verranno eletti non sono candidati per lo status quo”.

di Glauco Maggi

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