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Penelope

L'importanza di avere Francesca

Il dolore della Dallapè per la medaglia mancata dall'amica Tania Cagnotto

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
L'importanza di avere Francesca

Da sinistra Francesca Dallapé e Tania Cagnotto

Tania Cagnotto è arrivata quarta alle Olimpiadi di Londra. Podio mancato per venti centesimi di punto: una maledizione, venti centesimi sfigati, decisione irrevocabile dei giudici che non perdonano, guardano il tuffo e stabiliscono subito, senza ripensamenti, il verdetto. Tania beffata e tristissima, così delusa da pensare di smettere, di non provare più, tra quattro anni, a Rio. In diretta su Sky, mentre lei gareggiava, c'era la sua amica e compagnia di sincro Francesca Dallapè. Dopo l'ultimo tuffo dal trampolino, il cavallo di battaglia della bolzanina, mentre qualche commentatore incauto si era già lanciato nel gridare <è medaglia sicura>, Francesca ha aspettato di vedere il responso ufficiale sui monitor prima di fare qualunque dichiarazione. Appena ha visto quei venti centesimi di distacco dal bronzo, incurante di essere in diretta, si è sentita la sua voce rotta dall'emozione: <No, non è possibile, non è giusto>. Come se fosse successo a lei. Come se quel risultato sgradito fosse stato il suo. Come se da quel trampolino stregato di Londra si fosse buttata lei, e non Tania Cagnotto. E in effetti, le due ragazze del tuffo italiano non rappresentano una semplice coppia di "lavoro". Non sono solo amiche perché si tuffano in sincro e spesso vincono anche (non a Londra, ma ai mondiali l'oro l'hanno preso insieme). Il nuoto le ha unite per la vita: stessa corporatura, stesso look, stesso tipo di costume, stesso colore di capelli, sorriso vivace e vacanze in quattro, loro due e fidanzati al seguito. Caratteri diversi (Francesca adrenalinica, Tania più riflessiva), la Dallapè sempre un passo indietro rispetto alla star bolzanina, che ha dalla sua qualche anno di esperienza in più e la guida del papà ex campione. Sarà anche normale che lo sport unisce e cementa le amicizie, ma dove si è mai visto che una Elisa Di Francisca si dispera perché la Vezzali ha perso un incontro? Le nostre fiorettiste sono vere campionesse e lo hanno dimostrato anche stavolta, ma tanto quanto sono affiatate in pedana, così diventano iene fuori, una contro l'altra, e ormai lo sanno anche i muri. Rivalità prima di tutto, competion is competion, o anche molto più romanamente la guera è guera. Eva contro Eva. Tra Francesca e Tania, invece, non sembra ci sia questo accanimento. Sono come due sorelle che si completano. E se un tuffo va male o la medaglia non arriva, solo l'altra metà della coppia può capire la rabbia che si prova dopo ore e ore di allenamenti in piscina. Ieri Francesca ha subito mollato cuffie e telecamere e si è precipitata a bordo vasca a consolare la sua compagna sconfitta dalle cinesi. Dove lo trovi un altro caso di amicizia forte così in un mondo di squali? Tania stavolta è senza medaglia olimpica, ma con Francesca ha un'amica d'oro.  

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